Formula 1

L’importanza di Simone Resta

La F1 è in vacanza, le fabbriche sono chiuse ma questo, comunque, impedisce le varie trattative di mercato del Circus. Quello che, ovviamente ha maggior risalto, agli occhi dell’appassionato, è il mercato dei piloti fra chiacchiere e ufficialità che arriverà nelle prossime settimane, sino a quando il puzzle per il 2020 sarà completo. Ma non meno importante è il mercato dei tecnici, e qui la parte del leone la sta facendo la Ferrari, con Binotto impegnato a risistemare il team affinché possa competere per il titolo nei prossimi anni. Il manager svizzero è andato a pescare ingegneri da tutti i team, anche se parliamo di nomi di secondo e terzo piano, tra cui spicca anche un gradito ritorno: Simone Resta.

La sua importanza si è vista quando l’ingegnere romagnolo è passato dalla Ferrari alla Sauber, con la prima che ha perso il bandolo della matassa dello sviluppo sia della SF71-H che della successiva SF90, mentre il team svizzero ha progressivamente abbandonato le ultime posizioni per lottare costantemente per la Top10.

Simone doveva restare?

Simone Resta entra in Ferrari nel 2001: “Senior Designer Engineer”, dopo un’esperienza di due anni nel dipartimento tecnico della Minardi. Nel 2006 è “Responsabile del dipartimento di ricerca e sviluppo”; dopodiché nel 2012 ottiene quello di “Deputy chief designer”.

Simone Resta – Ferrari

Ma il vero salto di qualità lo fa nel 2014 quando, per volere di Sergio Marchionne, diventa capo progettista. Nel 2016 assume il ruolo di responsabile del telaio. Da questo momento si capisce l’importanza di Simone Resta. Lui il padre della SF70-H, vettura che aveva nei suoi punti forti il tanto carico aerodinamico e l’alto assetto Rake, che permise alla Ferrari di dominare letteralmente in circuiti come Monaco e Budapest dove il carico aerodinamico la fa da padrone. Ma per contro la Ferrari del 2017 aveva tantissimo drag che penalizzava la prestazione nei rettilinei, come ben visto a Spa dove Vettel sul rettilineo del Kemmel una volta uscito dalla scia di Hamilton si è ritrovato con un muro d’aria davanti che la sua vettura non è riuscita perforare. La SF70-H comunque era nata bene e cresciuta bene. Purtroppo non ha potuto dare l’assalto al mondiale per via dei problemi di affidabilità avuti dalla PU Ferrari nel finale di stagione, che gli hanno tarpato le ali e fatto perdere punti pesanti.

Per la vettura del 2018 Resta, insieme al direttore tecnico Binotto, si è deciso a “rinunciare” ad un po’ di carico aerodinamico per avere meno resistenza in rettilineo. Ed è proprio così che è nata la SF71-H, macchina che puntava anche sull’efficienza aerodinamica. La vettura si dimostra subito competitiva. Vettel vince le prime 2 gare e fa 3 pole nelle prime 4 gare. La SF71-H sta crescendo molto bene, si dimostra competitiva in quasi tutti i circuiti (Spagna esclusa), con una spiccata velocità di punta ma senza perdere tempo nelle curve.

Dopo il vittorioso Gp del Canada, Marchionne decise per una mossa a sorpresa: vista la competitività della Ferrari, decide di spostare Simone Resta in Sauber dove assume, dal 1º luglio, il ruolo di Direttore Tecnico.

La Sauber aveva avuto un inizio da incubo ma in linea con gli anni precedenti, lottando per non essere la ultima del gruppo ma, comunque, era in crescita, come dimostrano i risultati del debuttante Charles Leclerc, anche se la zona punti restava spesso una chimera. Con il tecnico romagnolo la crescita è diventata sempre più evidente, con il team svizzero che sempre più spesso è riuscito a mettere entrambi i piloti sia in Q3 che in zona punti, permettendo a Leclerc di giocarsi addirittura il podio con le due Ferrari nelle prime battute del Gp d’Abu Dhabi, prima che una strategia errata lo ricacciasse indietro.

Crescita che è continuata anche nel 2019, con l’Alfa Romeo che è stata in grado di andare a punti 8 volte su 12 (sarebbero state 9 se non ci fosse stata la penalità della Germania) con l’esperto Kimi Raikkonen. La C36 lotta costantemente sia per accedere al Q3 che per raggiungere i punti, con l’unico periodo di flessione avuto tra il Gp di Spagna e quello del Canada, dove l’ex team Sauber non ha avuto le solite prestazioni ed è stato in difficoltà. Difficoltà superate benissimo dall’appuntamento di Le Castellet.

Simone Resta, Alfa Romeo Racing

Se il team svizzero, sotto la sua direzione, è in costante crescita, invece il team di Maranello ha compreso solamente ora  l’importanza di Simone Resta: la SF71-H dopo la sua partenza non è stata più sviluppata correttamente, incominciando a perdere prestazioni da dopo il Gp di Monza, con in mezzo soltanto la giornata di gloria di Raikkonen ad Austin. E anche quest’anno la Ferrari sembra nel pallone: dopo gli ottimi riscontri invernali, già da Melbourne si è incominciato a capire che la SF90 non era la vettura che Binotto&co avevano sognato, dato che manca di carico aerodinamico che porta la vettura a scivolare e a riscaldare troppo le gomme posteriori, non riuscendo a trovare ancora “il bandolo della matassa”.

Dal 1º agosto Simone Resta non è più il Direttore Tecnico della Alfa Romeo. Ritornerà in Ferrari per volere di Binotto dal 1º novembre (dopo 3 mesi di Gardening) e si concentrerà sullo sviluppo della vettura del 2021, quella che dovrà nascere seguendo i nuovi regolamenti.

Chissà se l’importanza di Resta si farà di nuovo sentire…

Autore: Mattia Maestri@mattiamaestri46

Foto: FerrariSauber

Condividi
Pubblicato da
Mattia Maestri