La determinazione di Binotto: “La Ferrari vuole aprire un ciclo”

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Ferrari – McLaren: frattura insanabile su budget cap e “power unit gate”
Mattia Binotto, team principal Scuderia Ferrari

2007 e 2008. Due anni che i tifosi della Ferrari hanno ben scolpiti nella memoria. Si tratta, infatti, degli ultimi campionati nei quali la Rossa ha scritto il proprio nome nell’albo d’oro. Un titolo piloti – con Raikkonen – e il trionfo nel costruttori, l’anno seguente, smorzato nell’entusiasmo dalla beffa suprema che si materializzava nel sorpasso di Lewis Hamilton ai danni di Timo Glock; un evento che scippò letteralmente titolo e gloria ad un Felipe Massa che fu campione del mondo per una manciata di secondi. Poi tante stagioni amare, di digiuno. Un lungo e triste inverno per un team blasonato che da sempre ha legato il suo nome a quello della Formula Uno. Dopo aver sfiorato la corona d’alloro con Fernando Alonso e dopo averci provato con Sebastian Vettel, la Ferrari si era presentata ai nastri di partenza della stagione 2019 nell’anomala veste di compagine da battere. Un fatto inedito negli ultimi due lustri. I test invernali avevano illuso i protagonisti, da Binotto ai piloti passando per la stampa specializzata. Poi una serie di docce algide hanno riportato tutti sul Pianeta Terra. La fascinazione si è drammaticamente trasformata in delusione visto che a fine campionato agli uomini di Maranello non è rimasto che guardare la Mercedes imporsi. Nuovamente.

Il prossimo campionato rosso deve partire con altre e più concrete premesse. Il 2019 è stato una sorta di lunghissimo allenamento. 21 gare servite a capire cosa non ha funzionato sulla SF90 e cosa correggere in termini di filosofia tecnica in chiave 2020. E non deve importare che dal 2021 tutto ciò che verrà studiato per la vettura che sarà svelata il 18 febbraio sarà cestinato in virtù di uno stravolgimento tecnico-sportivo ormai formalizzato e dal quale non si torna più indietro. Binotto è consapevole che sulle sue spalle grava una grandissima responsabilità: riportare a Maranello quel mondiale che alberga con ormai stancante abitudine nella sala trofei della Mercedes.

La determinazione di Binotto: "La Ferrari vuole aprire un ciclo"
Ferrari e Mercedes in azione

Il 2019 di Binotto è stato estenuante visto che si è dovuto barcamenare in un doppio ruolo: team principal e responsabile dell’area tecnica. Un pesante fardello che secondo qualcuno è stata una delle ragioni alla base delle problematiche incontrate dalla Scuderia. Una conclusione forse affrettata e che non fotografa con completezza le cose visto che il team era al primo anno di una ristrutturazione susseguente alla scomparsa di Sergio Marchionne e all’allontanamento di Maurizio Arrivabene. “E’ stata una stagione molto intensa – ha esordito l’ingegnere di Losanna- Sono abbastanza stanco, lo ammetto. Ma il lavoro a breve ricomincia, abbiamo chiuso il libro relativo al campionato 2019 e siamo già proiettati alla stagione che sta per iniziare“.

Un anno ricco di sfide quello che vedrà il suo avvio il 15 marzo col GP d’Australia. La prima è sicuramente di carattere tecnico: la Ferrari deve approntare una monoposto in grado di sviluppare una più massiccia downforce per sfruttare al meglio, specie in gara, le gomme Pirelli che pretendono molta energia per essere totalmente efficienti. E pare proprio che il progetto che in questi giorni si sta ultimando nella factory di Maranello sia proprio basato su questo principio. Ma quella progettuale non è l’unica prova che Binotto e il suo staff devono vincere. E’ necessario – per lottare contro la determinazione di Hamilton di superare Schumacher e per vincere la brama di Verstappen di affermarsi nell’olimpo del motorsport – gestire al meglio la coppia di piloti. Un aspetto che nell’ultimo mondiale ha dato più di un grattacapo al manager elvetico. Un conflitto che va calmierato, gestito, indirizzato per massimizzare il risultato sportivo contro squadre che, in un modo o nell’altro, hanno ampiamente dimostrato di giocare con un attacco ad una punta.

Ma la Ferrari non ha esclusivamente ambizioni di breve periodo. A Maranello hanno lo sguardo lungo e un chiodo fisso: aprire una fase sportiva che possa far rivivere i fasti dell’era Todt-Brawn-Schumacher. “Vogliamo avviare un nuovo ciclo – ha affermato un ambizioso Binotto senza sperticarsi in troppi giri di parole – ma sappiamo che è molto difficile a causa di una concorrenza preparata ed agguerrita. Per riuscire in questa impresa dobbiamo avere pazienza. E’ un lavoro graduale, ma stiamo spingendo con forza“.

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Michael Schumacher e la Ferrari: un matrimonio vincente

Parole che si sposano con quanto spesso asserito in passato dal manager ferrarista. Quella che ha ereditato da Maurizio Arrivabene è una squadra giovane, in evoluzione, Ma anche in completamento. Ecco perchè un’eventuale mancata vittoria nel 2020 non deve essere letta come una tragedia sportiva nonostante il digiuno si allungherebbe ulteriormente. Ferrari ha il dovere di provare a lottare per il colpo grosso, ma non deve vivere di una deleteria ansia da prestazione. Meglio, probabilmente, una crescita graduale nelle strutture, nelle dinamiche di pista e nella solidità tecnica, che un all-in su un campionato senza avere una visione di medio-lungo termine. Perchè gli anni Duemila lo insegnano chiaramente: la strada che porta alla cima non è mai dritta. Nè priva di insidiose asperità.

Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: Ferrari, F1

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