Crisi 2020: anche McLaren a rischio

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Brown: dura competere contro una Mercedes rosa…
Zak Brown, amministratore delegato della McLaren Racing

Crisi 2020: anche McLaren a rischio


Quando parliamo di crisi economica e di team in difficoltà i nomi che vengono subito alla mente sono quelli di bassa classifica. Tuttavia bisogna anche rammentare che chi milita in fondo al gruppo lo fa anche perché investe meno rispetto agli altri team. Di conseguenza, paradossalmente, le squadre che potrebbero risentirne maggiormente sono quelle di centro classifica. Come già accaduto in passato ci sarà chi riuscirà a superare questo periodo con danni contenuti, chi resterà a galla per il rotto della cuffia e nel caso più sfortunato potrebbe esserci anche chi non ce la farà (ovviamente ci auguriamo che questo non accada).

Difficile fare una differenziazione di questo tipo già da ora. Tuttavia la preoccupazione in seno ai team cresce giorno per giorno e a volte l’allarme arriva proprio da chi non ti aspetti. La McLaren ha chiuso il campionato 2019 al quarto posto nella classifica costruttori. Una squadra in crescita, capace di sorprendere tutti per il grande salto di qualità fatto rispetto al 2018 (6° in classifica, ma avrebbe terminato 7° se non fosse per il cambio di nome e di proprietà subito dalla Force India a metà stagione).

Nonostante ciò, parlando a ‘Sky Sports Uk’, Zak Brown (CEO del team di Woking) non ha nascosto i suoi timori più profondi: “Siamo un marchio abbastanza grande, un team iconico. Purtroppo però non abbiamo un libretto degli assegni illimitato. Ho dei limiti stabiliti dai nostri azionisti da rispettare. La nostra attività di produzione di automobili stradali, come la maggior parte delle aziende di oggi, ha dovuto sottostare allo stop imposto dal paese”.

Crisi 2020: anche McLaren a rischio
Lando Norris a bordo della sua McLaren durante i test pre-stagionali di Barcellona

Come abbiamo anche potuto leggere nei giorni scorsi, Brown è uno dei più fermi sostenitori del budget cap (puoi approfondire qui). La sua idea, è che con un limite fissato al di sotto dei 150 milioni attualmente concordati, la situazione per le squadre migliorerebbe. Si potrebbe avere un campionato più competitivo e questo gli permetterebbe anche di poter parlare in modo diverso di fronte al Consiglio d’Amministrazione: “Non ho la capacità di restare in Formula1 a qualunque costo. Se potessi andare dai miei azionisti e dire ‘ok, questo avrà un grande impatto su di noi, ma la F1 sarà uno sport più praticabile e più competitivo’, avrei più sostegno da parte loro per superare questa crisi.

Il CEO McLaren sta cercando di sensibilizzare il più possibile i responsabili degli altri team a prendere la giusta decisione. Secondo lui tutte le squadre potrebbero uscire dalla crisi indenni con il giusto limite di budget imposto. Però, bisognerà vedere chi sarà interessato a continuare a competere in uno sport di questo tipo: “Fortunatamente la maggior parte dei team di Formula 1 ha i mezzi per continuare e superare quello che sarà un impatto avvenuto ad altissima velocità. Però, se non sarai felice di quella che sarà la nuova Formula1, quale sarà la tua motivazione per continuare ad investire nella categoria? Sauber e Haas, come altre squadre, vogliono essere competitive e avere i mezzi per rimanere nello sport. La domanda è: vogliono realmente farlo?

Crisi 2020: anche McLaren a rischio
Max Versteppen all’inseguimento di Charles Leclerc

Per la categoria si tratta di una grande opportunità. Abbassare il tetto di spesa ad un valore accessibile a tutti, darebbe senza dubbio modo di avere monoposto prestazionalmente molto vicine, garantendo ai fan uno spettacolo unico. Tutti vogliamo vedere i piloti misurarsi ruota contro ruota e poter dire alla fine del mondiale ‘non ci sono dubbi è lui il migliore di tutti!’ A chi non piacerebbe?

Potrebbe non piacere ai top team (sembra che soltanto la Mercedes sia disposta a mettersi in gioco) che così rischierebbero di perdere il loro status di leader… Potrebbero non essere più il punto di riferimento di questo sport ed assecondare un piano del genere significa accettarne tutti i rischi che ne derivano.

Oltretutto non va sottovalutato nemmeno quello che dice Brown. Le squadre di centro classifica sognano davvero una Formula1 così? Correre in un campionato dove sarà molto facile finire per essere l’ultima ruota del carro e ritrovarsi a quel punto senza la possibilità di fare investimenti per recuperare lo svantaggio sulla concorrenza è realmente ciò che vogliono?

Autore: Marco Sassara@marcofunoat

Autore: Alessandro Arcari – @BerrageizF1 – Formula Uno

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