Budget cap e limitazioni allo sviluppo spaventano la Red Bull

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In Red Bull si respira aria di mondiale:
Max Verstappen con la sua RB16

A volte bastano ventiquattro ore per mutare drasticamente un’opinione. Un giorno, nella vita di un uomo, non è altro che un battito di ciglia. Eppure, in questo risicato lasso di tempo, si può riuscire nell’ardua impresa di ribaltare totalmente ciò che si era pubblicamente manifestato poco prima. Il protagonista di questo balletto è Chris Horner che, sabato pomeriggio, si era espresso in maniera abbastanza favorevole sulle nuove norme finanziarie e sportive introdotte dal board decisionale della Formula Uno (leggi qui per approfondire). Una posizione che aveva sorpreso lo scrivente – e non solo – visto che nell’ambiente Red Bull, solitamente, sono più propensi alle critiche che agli atteggiamenti accomodanti. Evidentemente il dirigente inglese intendeva ritornare nelle propria comfort zone. E lo ha fatto esprimendo giudizi tranchant su quanto dovrà entrare in vigore, progressivamente, dal 2021 al 2023.

Budget cap e limitazioni allo sviluppo spaventano la Red Bull
Christian Horner con la moglie Geri Halliwell

“Oltre al limite sul budget abbiamo anche queste restrizioni sui test aerodinamici. Per fortuna, anche se non siamo riusciti a liberarcene del tutto, sono state adattate in modo lineare tra il primo e il decimo classificato piuttosto che isolare i primi tre. Il sistema è leggermente perverso sotto questo aspetto, ma offre più tempo di sviluppo quanto più indietro ti trovi rispetto ai migliori. Cosa che, come sappiamo, ha un impatto significativo in F1Pensando ai livelli di budget, probabilmente ci sono sei team che stavano operando oltre il limite previsto. Ciò significa che dovrebbero essere in grado di massimizzare la loro attività all’interno del limite e dello sviluppo. Sarà interessante vedere come funziona”. Ipse dixit. Poi, probabilmente, lo “Spice Boy”ci ha dormito su, ci ha riflettuto attentamente ed è ha partorito altre conclusioni.

Ciò che risulta strano è che le parole su riportate sono arrivate pur ammettendo di aver votato contro l’introduzione delle nuove disposizioni: “Non sono un grande sostenitore di ciò che è stato stabilito. Per questo motivo – Horner ha riferito a The Race Media – proveremo ad evitare l’introduzione di tali cambiamenti nei regolamenti. Inoltre, credo questa nuova filosofia avrà un impatto significativo sui team minori. Semplicemente ciò farà in modo che debbano spendere ancora più soldi. E’ assurdo che le squadre piccole debbano investire cifre più grosse dal momento che dovranno effettuare più test rispetto a quanto solitamente fanno. Ancora, ci sono almeno sei scuderie che operano con un budget superiore rispetto al limite imposto, quindi dovrebbero sapere come massimizzare la loro attività per stare entro il limite”.

Dopo le bordate iniziali il TP inglese cerca di essere un attimo più accomodante e spiega: “Avremo un limite di costi e dovremo vedere come funziona. Fortunatamente tale barriera servirà solo a ridurre le differenze tra il primo e l’ultimo in classifica, ma non cambierà completamente la Formula Uno. Certo, ci saranno più opportunità per la quarta e quinta squadra di poter essere davanti”. Le nuove disposizione, dunque, non dovrebbero avere ripercussioni per i top team. Almeno è questa la speranza di Horner: “Penso che le tre migliori squadre rimarranno in testa. Anche in Formula 3000 con la Red Bull Arden, nonostante le modifiche alle normative, siamo riusciti a vincere tre campionati consecutivamente”.

Budget cap e limitazioni allo sviluppo spaventano la Red Bull
Christian Horner e Mattia Binotto

Horner, con ogni probabilità, si è espresso in questi termini per tema di vedere i propri interessi scalfiti. La serie di misure introdotte dalla FIA e da Liberty Media dopo un lungo processo di mediazione ha lo scopo di provare a ridurre sensibilmente quel gap tra i team particolarmente ricchi e che puntano alla vittoria e quelli che ormai danno l’impressione di bivaccare a centro-bassa classifica. Una situazione che sta logorando la Formula Uno e che, nel tempo, potrebbe determinare un’emorragia di tifosi. Quindi di ascolti. Quindi – ed è questo che spaventa Maffei e Carey – di investitori e sponsor che ora coprono d’oro la categoria. La visione dei “padroni del vapore” va quindi a cozzare contro interessi particolaristici di alcuni team che però rischiavano di portare questo sport su un binario morto. Dopo dieci anni di duopolio Red Bull – Mercedes, la F1 ha necessità d’esser più democratica e meno elitaria. Horner se ne dovrà fare una ragione.

Autore: Diego Catalano– @diegocat1977

FotoAlessandro Arcari – @berrageizf1 – F1Red Bull

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