Le spalle di Binotto

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Mattia Binotto, team principal della Scuderia Ferrari

Le spalle di Binotto


Quanto sono larghe le spalle di Binotto? All’indomani della sua promozione a capo della GeS della Scuderia Ferrari, dopo avergli inviato le mie congratulazioni tramite l’account Twitter Ferrari, scrissi anche che ora, visto che aveva voluto la bicicletta doveva pedalare; perché la Ferrari è una strada irta e in salita, di cui non si vede la cima.  Binotto ne era consapevole, se non altro perché l’ambiente lo conosce benissimo. Solo che, forse, nemmeno lui si aspettava una situazione come quella attuale. Parliamoci chiaro: l’ingegnere che ha voluto, in maniera decisa, fare la scalata ai vertici del reparto corse, si era fatto il suo bel programma, conscio di aver trovato anche il cavallo giusto su cui puntare: “aspetto il cambio regolamentare che tanto ho voluto e su cui tutto ho puntato, Leclerc l’ho blindato per cinque anni, Vettel mi fa da nave scuola per il ragazzo e massimo nel 2021 faccio il colpaccio!”.

Questo il buon Mattia se lo era ripetuto fino a dicembre 2019. A gennaio del 2020 lui (come tutto il pianeta) ha ricevuto lo sveglione che, giorno dopo giorno, si concretizzava in un incubo chiamato Covid e buona notte ai suonatori. Tutto bloccato: test (tanto per quelli fa poca differenza), sviluppi, amati calcoli e, quel che è peggio, a causa del tempo perso per via del Covid-19, regolamenti che slittano al 2022 e con loro pure tutti i sogni di gloria dei ferraristi del mondo. Mentre Binotto se ne stava rintanato a casa sua durante il lockdown, il suo cervello fumava, perché sapeva che i test spagnoli avevano dato un altro sveglione… mi riferisco ai pietosi dati che la SF1000 aveva fornito e con i quali bisognava avere a che fare. Il resto è storia. Perché se il mondiale fosse iniziato a marzo, forse avremmo avuto (in questo periodo di luglio) un aggiornamento vero e corposo, per ricorrere ai ripari di un mondiale già perso comunque.

 Almeno, forse, avremmo evitato l’onta dell’umiliazione che si traduce in un doppio doppiaggio che, per quanto sia carino come gioco di parole, lo è molto meno vederlo in diretta mondiale. La tristezza della realtà non è tanto nel fatto che quello visto ieri sia un caso isolato: purtroppo potrà essere routine; e non oso immaginare a Silverstone per due domeniche di fila cosa potrà succedere. Come detto, la realtà della pandemia ha totalmente stravolto i piani di tutti. Solo che, come sempre accade, in una guerra ci sarà sempre qualcuno che ne trae vantaggio; e Ferrari non è tra queste. 

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Mattia Binotto, team principal Scuderia Ferrari

Il congelamento regolamentare e quindi degli sviluppi di determinate parti della monoposto fino a tutto al 2021, è una scure che taglia di netto qualunque velleità Rossa (ed a quanto ho visto ieri anche della RedBull; e merita un discorso a parte) in primis e comunque di tutte le altre squadre.Come siamo potuti arrivare a questo? Com’è possibile che la F1 tutta sia ostaggio dello strapotere (in pista) di un pilota e della sua monoposto (che si avvia ad eguagliare i mondiali vinti da Schumacher e che sicuramente batterà l’anno prossimo) e di un uomo (Toto) che sui tavoli della trattativa detta legge come se non ci fosse un domani?

La débâcle ferrarista sui tavoli della governance ha radici lontane e, senza scomodare Luca Cordero di Montezemolo che avviò la macchina demolitrice, firmando regolamenti che di fatto erano contro la “sua” rossa, tutto è riconducibile, ora, allo sgambetto di Binotto ai danni dello stesso Toto per impedirgli la scalata in seno a Liberty Media e alla firma del nuovo patto della concordia. Come nelle migliori soap opera, il seme della discordia è, manco a dirlo, legato a soldi e potere.

Forse chissà, Toto non si aspettava che il mite Mattia covasse una carogna (sportivamente parlando s’intende), dentro di lui pronta ad uscire fuori all’occorrenza; fatto sta che è uscita fuori e Wolff ha colpito duro. La differenza tra i due (e questo rappresenta il nodo gordiano di tutta la storia) è che l’austriaco alle sue spalle ha una dirigenza che è realmente intenzionata a vincere. Eclatante e freddamente cinico il dato che il board Mercedes aveva calcolato ed enunciato: con l’investimento effettuato, per rientrare nelle spese, avevano calcolato che avrebbero dovuto vincere il mondiale per tre anni di fila; missione compiuta credo.

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Mattia Binotto assieme al compianto presidente della Ferrari Sergio Marchionne

Binotto chi ha alle sue spalle? Egli era il delfino di Marchionne fino a prima della sua morte e sono sicuro che  con l’allora Presidente della Ferrari, se non fosse passato a miglior vita, tante cose sarebbero state diverse… a partire dalla sete di vittorie. Inutile girarci attorno, né tanto meno indorerò la pillola; all’attuale dirigenza rossa vincere non interessa. Con questo, è bene specificarlo, non voglio dire che non hanno interesse a vincere: se una (o più) vittoria arriva, verrà sempre accolta positivamente; solo che se giungono “punizioni” come quella di domenica scorsa, poco importa. Come mai? Si chiederebbe l’uomo comune. Semplicemente, dico io, perché il brand Ferrari è il bancomat di FCA, una gallina dalle uova d’oro che vince o non vince, doppiata o no, continuerà sempre a produrre utili nel mondo; perché tutti vogliono una Ferrari. Persino l’attuale campione del mondo ne ha acquistata più di una. Allora, come si dice dalle parti mie, di cosa stiamo parlando? 

Binotto le spalle le dovrà avere belle larghe e aspettare tempi migliori (anche l’anno prossimo sarà cosi), sperando innanzitutto di “azzeccare” almeno il progetto dell’anno prossimo, sfruttando come “laboratorio” la disastrata SF1000 e, soprattutto, che il nuovo regolamento posticipato al 2022 gli venga incontro. Il resto lo deve fare la dirigenza. Innanzitutto dandogli carta bianca (questo significa scucire il portafogli) e soprattutto supportandolo sia fuori che dentro l’ambiente. Inutile chiedere la sua testa, come nelle migliori (o peggiori?) tradizioni pallonare, inutile andare a caccia di qualcosa che non c’è. 

Si guardasse la storia recente: tutti gli uomini, tutte le menti che sono state allontanate (in malo modo) da Maranello, hanno trovato subito occupazione; e guarda caso proprio dai diretti avversari anglo tedeschi. Una domanda ci sarebbe da porsela, credo. Erano loro incompetenti, oppure è l’ambiente in seno alla GeS che è irrespirabile, con tutti quei sotterfugi e giochi di palazzo che vi sono al suo interno? La stessa aria irrespirabile che, forse, tiene lontano qualunque tecnico da Maranello?

Binotto se salta, il posto già lo tiene assicurato, mentre chi dovesse prendere il suo ruolo (abbiamo già detto che non c’è nessuno), sarebbe solamente una pezza da riporto, un tappa buchi, un tecnico che non ha la sua competenza e soprattutto anche lui reciterebbe lo stesso mantra: “Ho bisogno di tempo”.

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il presidente della federazione internazionale Jean Todt

Già, perché chiunque arriva vuole plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza e per farlo ha bisogno di tempo (in F1 la bacchetta magica non esiste); e nel frattempo che plasma il nuovo che avanza, noi festeggeremo (si fa per dire) un altro ventennio di digiuno. Immediatamente dopo la tragedia magiara, è stato posto lo scomodo paragone (sempre paragoni!) con monsieur Todt. Che per vincere ha dovuto aspettare: anni, una montagna di soldi, tecnici con la  “T” maiuscola e il pilota più vincente di tutti i tempi. Premesso che Binotto comanda solamente dal 2019, dubito fortemente che egli possa ripetere le gesta di Todt se, appunto, non ci sarà una vera voglia di vincere da parte della dirigenza che lo supporta.

La prima battaglia che deve essere affrontata (e quindi vinta) deve essere politica… solo lì conta, solo lì bisogna concentrarsi per poter raddrizzare gli anni a venire e non finire col bruciare l’ennesimo campione (leggi Seb) o potenziale campione (leggi Leclerc). Vettel nel dopo gara, a proposito del doppiaggio lo aveva dichiarato che “questa è la normalità per noi” (sic), di fatto ha detto candidamente che in Ferrari già sapevano che avrebbero fatto quella fine, fine che Mattia ha presagito, dal momento in cui ha capito di aver perso politicamente la gara più importante che è quella regolamentare e politica. 

Quanto sono larghe le Spalle di Binotto, mi chiedevo all’inizio? Per il momento abbastanza per reggere il peso del fardello rosso; resta da vedere se la dirigenza vorrà alleggerirlo del grave che ha sul dorso o affondarlo definitivamente.


Autore: Vito Quaranta – @quaranta_vito

Foto: Ferrari – FIA

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