Mercedes dominante? Per Marko è colpa della FIA che non cambia regole

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Mercedes dominante? Per Marko è colpa della FIA che non cambia regole
Helmut Marko, consigliere della Red Bull

Cosa potrebbe movimentare la prima domenica senza attività in pista da quando il Mondiale 2020 di Formula Uno è iniziato? Ovviamente una bella polemica che possa farci dimenticare temporaneamente la canicola di fine luglio che attanaglia il Belpaese. E se la dialettica deve essere veramente bollente allora bisogna tirare in ballo le supreme autorità della dichiarazione pepata: Berne Ecclestone nella versione di attore non protagonista usato come sponda, e lui, Helmut Marko. Il sommo polemista, l’uomo che quando parla lancia dardi infuocati dalla sua sulfurea cavità orale. Uno che non sa cosa sia la diplomazia né il politically correct. Il motivo del contendere è lo strapotere che la Mercedes mostra con sfrontatezza da sette anni a questa parte. Ossia da quando i motori turbo-ibridi sono venuti alla luce. Una novità tecnica che, di fatto, ha eclissato la Red Bull che rappresentava quel gruppo dominante che aveva collezionato quattro titoli piloti con Sebastian Vettel e altrettanti campionati costruttori. Un dream team che ancora oggi annoverava tra le sue fila Adrian Newey che negli ultimi tempi sta perdendo qualche colpo.

Mercedes dominante? Per Marko è colpa della FIA che non cambia regole
Bernie Ecclestone

Marko, senza troppi giri di parole, ritiene che con Max Mosley e soprattutto con Bernie Ecclestone ancora al timone di comando la Mercedes non sarebbe durata così a lungo lassù. “Negli anni in cui vincevamo – ha sbottato ai microfoni di AMuS il gran consigliere della Red Bullnon abbiamo cercato di comandare ogni gara in maniera così sfacciata. Mosley e il Bernie ci avrebbero rallentato immediatamente, cosa che è successa abbastanza spesso nella storia della categoria. Un j’accuse abbastanza originale – per non dire ardito – al quale segue un’ammissione di responsabilità che nobilita il ragionamento di Marko.

Dopo tutte le analisi effettuate in queste tre gare possiamo dire che il problema della RB16 è nell’aerodinamica. C’è qualcosa che non va col flusso. Ora sappiamo cosa funziona e cosa no. Continuiamo a sviluppare partendo da questa base. Cerchiamo di correggere gli errori il più rapidamente possibile. Ecco perché – ha aggiunto l’ex pilota – non tutte le nuove parti arrivano sulla macchina in una sola volta. In questo modo possiamo vedere se c’è un errore e capire dove questo si sia insinuato”.

Uno dei temi caldi che hanno caratterizzato l’inverno è il sistema DAS della Mercedes. Red Bull, in Austria, aveva inoltrato una protesta ufficiale alla FIA che, in maniera quanto mai solerte, aveva ribadito la conformità più volte ratificata nei mesi precedenti. Una mossa, quella della scuderia diretta d Chris Horner, che secondo alcuni aveva il preciso scopo di formalizzare ancora un volta la liceità del meccanismo, così che pure la Red Bull avrebbe iniziato seriamente a lavorarci sopra, nonostante il ban già stabilito in chiave 2021. Questa circostanza è stata fermamente smentita da Marko: “Il DAS è fuori dai nostri programmi al momento. Prima dobbiamo risolvere i nostri problemi di telaio”. Una chiusura che sembra una pietra tombale visto che mancano poco più di quattro mesi al termine di un campionato che sarà compattissimo e che vedrà le gare succedersi in maniera cadenzata, quasi a perdifiato. Tant’è che domenica ci sarà il primo GP di un’altra tripletta ravvicinata.

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Meccanici ed ingegneri festeggiano l’ottava vittoria di Hamilton nel GP d’Ungheria

La sensazione che rimane dopo aver valutato le parole di Mr. Helmut è che i team sconfitti siano alla costante ricerca di un alibi, pur ammettendo i proprio deficit tenici. Le colpe, paradossalmente, ricadrebbero su chi opera meglio della concorrenza e che dovrebbe, per legge e decreto, vedersi riformato il regolamento tecnico-sportivo per consentire agli altri di avvicinarsi. Un qualcosa che sarebbe dovuto accadere dal 2021 e che, causa Covid-19 e con il consenso di tutte le scuderie, è slittato al 2022.

A voler esser precisi, e forse un pochino cattivi, Red Bull aveva chiesto – vanamente – che il congelamento dello status quo regolamentare si estendesse al fino al 2023. La richiesta fu avanzata quando a Milton Keynes sentivano di aver raggiunto e forse superato nelle prestazioni la W11. La doppietta austriaca e la gara magiara hanno riportato coi piedi per terra gli anglo-austriaci che, in un valzer tipico delle terre d’origine della proprietà del team, ora invocano un subitaneo stravolgimento normativo per riemergere da una situazione tecnicamente deficitaria. La coerenza, si sa, è un valore che si accende in maniera intermittente. Specie nella Formula Uno. Specie in chi, affannosamente, deve inseguire.

Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Red Bull, Mercedes

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