EssereFerrari: “Se telefonando io potessi dirti addio…”

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EssereFerrari: ‘Se telefonando io potessi dirti addio…’


Se telefonando io potessi dirti addio, ti chiamerei‘. Sarebbe bello risolvere tutto così, in maniera veloce e indolore, come cantava Mina. Purtroppo la vita reale non è una canzone. E lo sconforto, la delusione e l’amarezza prendono il sopravvento. Non c’è più nemmeno spazio per la rabbia, dopo questa Monza assassina, che giustizia senza neppure un briciolo di pietà una Ferrari già condannata a furor di popolo. Lo stesso popolo che, fortunatamente, non assiste dal vivo alla macabra esecuzione, con il rullo di tamburo sostituito da due schianti sordi. L’uno che spezza il cuore e lo fa a brandelli, nell’istante che segue una corsa senza freni verso il vuoto. L’altro che lo annichilisce e lo ferma, negli attimi interminabili che intercorrono tra l’incidente e la certezza dell’incolumità del pilota.

Cronache di ‘un’estate italiana‘ che vira verso un autunno inglorioso, perché purtroppo ‘non sarà una canzone a cambiare le regole del gioco‘. E ‘quel sogno che comincia da bambino‘, nell’incertezza grafica di un disegno malfermo che abbozza una macchina rossa, è ormai svanito. Come, all’alba di questo 2020, si sono eclissate le speranze di vedere una Ferrari nuovamente in grado di lottare. Un campionato caldo, che ha acceso i motori solamente a luglio, che ha provato a nascondere valori e malumori sotto le mascherine e sotto le dichiarazioni di facciata. Ma le parole ormai non bastano più. Come ha sottolineato Montezemolo: “Per chi vuole bene alla Ferrari, questo è il momento di tacere. Purtroppo questo silenzio equivale a un lutto e, per i tifosi, sarà molto difficile da elaborare.

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Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente della Ferrari

Perché in fondo, la marea rossa, che ha trasformato i propri divani in tribune, ha comunque voglia di intonare l’inno di Mameli. Ha voglia di cantarlo a squarciagola, immaginando di essere sotto a quel podio. Proprio in questo 2020 EssereFerrari avrebbe potuto rappresentare un modo più autentico per sentirsi ‘Fratelli d’Italia‘, dimostrando che la nostra patria ‘s’è desta‘ dopo il grande dolore causato dalla pandemia. Ma non è stato il Cavallino a far risuonare quelle note, bensì il piccolo toro di una sorella minore, capace comunque di scaldare il cuore con una meravigliosa favola. Che parla di riscatto, di unione e di coesione. Monza, per la seconda volta fa rima con Faenza. Mentre a Maranello non si è ‘pronti alla morte‘ anche se qualcuno ‘chiamò‘.

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Pierre Gasly trionfa a monza con l’Alpha Tauri

Lasciatemi guidare, perché non sono lento. Lasciatemi guidare… una gara bella!‘ canticchiava Vettel dopo una strepitosa vittoria a Singapore. Ora, dopo cinque anni, Sebastian si ritrova a essere lento a causa di una vettura sbagliata. Lui, non del tutto ‘italiano vero‘, ma certamente tifoso numero uno della Ferrari, è costretto a dare il suo addio alla Rossa calcando un palcoscenico senza spettatori e senza gloria. Senza freni e senza storia. Un calvario alleviato solamente dalla breve durata (per rivivere l’incubo di Vettel leggi qui) e dall’aiuto della sorte. Il cedimento infatti si è verificato in prossimità della prima variante, laddove un’ampia via di fuga ha evitato il peggio.

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Vettel perde i freni e colpisce le ‘barriere’ in polistirolo poste alla Prima Variante

Sui muri cocci di bottiglia si sciolgono come poltiglia, tutta la polvere è spazzata via.’ Leclerc, novello Nuvolari, sempre oltre il limite, nonostante una vettura limitata e limitante che è ‘ad ogni giro un inferno‘. Charles prova a volare, a tenere il ritmo di altri, altri che nella fattispecie sono due modeste Alfa. Sorpassa, s’infila, dà tutto. Ma la monoposto s’imbizzarrisce in maniera spaventosa e non gli resta che prepararsi allo schianto.(Per rivivere la gara di Charles on board clicca qui). Cocci rossi, briciole di carbonio. E una nuvola che si alza, polvere di ghiaia in sorta di nebbia, quasi a nascondere l’orrore e il rammarico del fallimento. La paura, un sentimento mai provato. La delusione, unico stato d’animo contemplato.

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L’uscita di pista di Charles Leclerc alla Parabolica

Forse ‘sono solo canzonette‘, quel che resta di un inno alla gioia negato. Ho rubato loro qualche strofa nel tentativo di creare un adagio, un intermezzo brioso per suonare la carica in vista di una ricorrenza importante. 1000 gran premi per la Ferrari. Ma sarà come ripartire dal primo. E non solo per via della livrea celebrativa che sancirà un ritorno all’antico. La Rossa ha bisogno di un nuovo inizio per continuare la sua saga. Proprio e a maggior ragione perché ha appena toccato il fondo. Un fondo dal quale si può risalire solo mettendo la parola fine per ricominciare da capo.

Ho fortemente desiderato una sconfitta bruciante a Monza. Ho bramato una situazione disgraziata, che portasse entrambe le rosse nel baratro. Ma non certo per irridere la scuderia o per vendetta nei confronti di un anno da dimenticare. Mi sono augurata che la Ferrari, proprio a Monza, subisse la peggiore disfatta solo perché iniziasse a reagire. Basta scuse, via l’inganno di un limbo in cui si può ancora vivacchiare, mirando alla zona punti. Via la mesta sfilata in posizioni da bassa classifica. Una débacle feroce e cocente dopo la quale niente può essere più come prima. Soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento. Niente più giustificazione, niente più rassegnazione. Ora è tempo di rimboccarsi le maniche e di lasciare filtrare uno spiraglio di speranza.

Monza

Ovviamente non ci si può attendere un cambio di rotta, troppe cose lo impediscono nel paludoso mondo della F1 odierna che deve strisciare al di sotto delle fitte maglie regolamentari. Ma serve qualche idea, uno spunto, un appunto. Uno spirito nuovo con il quale iniziare una piccola rincorsa. Sarà come preparare un tuffo da un altezza vertiginosa. Con una componente di rischio e il timore di sbagliare. All’inizio pochi passi cauti, per bloccarsi a filo del trampolino. Poi un incedere via via più sicuro. Alla fine la cadenza giusta che, grazie al metodo e alle tante prove,consente di spiccare il balzo. Uno splendido salto che permetta alla Ferrari di volarenel blu dipinto di blu‘. ‘Felice di stare lassù‘, sul podio. E in alto, nei nostri cuori. E allora #ForzaFerrari.


Autore: Veronica Vesco – @VeronicagVesco

Foto: EssereFerrari


EssereFerrari – EssereFerrari

Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

1 commento

  1. Cara Veronica, come si può recuperare se le regole impongono spazi di intervento limitatissimi? Impossibile. Hai sperato che a Monza ci fosse una debacle Ferrarista e sei stata accontentata. Come era ovvio. Io ho sperato in un’altra Caporetto di questa Formula-Mercedes e parimenti stato stato accontentato. E alla grande. La Formula-Mercedes non la guarda più nessuno. Gli ascolti sono in picchiata peggio delle prestazioni delle rosse. Inevitabile risultato del più becero colonialismo tedesco. Dove loro possono tutto e gli altri nulla (compreso il compagno-comparsa del fenomeno caraibico). Loro hanno scritto che Hamilton deve battere il record di Schumacher. Per regolamento. Questa F1 non fa rumore, non da spettacolo…non interessa più a nessuno. Saranno contenti quelli di Liberty Media. Mi sarebbe piaciuto che Binotto non si fosse opposto alla scalata di Toto Wolff, per vederlo cercare di risolvere questo disastro creato da lui stesso assieme alla sua compagine.

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