Gossip

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I GP di questo sciagurato mondiale sono divenuti ormai scontati. Più del risultato o delle prestazioni sportive, risulta più divertente parlare del comportamento dei piloti e di tutto quello che genera il suddetto evento. Gossip appunto. Sia chiaro non è mia intenzione denigrare il re nero e la corazzata anglo tedesca, i quali nel bene o nel male hanno conquistato quello che stanno ottenendo. Solo trovo un esercizio poco stimolante svegliarmi il giovedì mattina e sapere in anticipo cosa succederà nell’intero weekend di gara. Gli unici che si divertono (beati loro) sono i tifosi di Lewis i quali, nonostante sappiano che il loro beniamino eguaglierà il record di titoli di Schumacher, soffrono nel vedere il loro eroe penalizzato e privato della possibilità di arrivare a quota novantuno GP vinti. 

Quanto meno imbarazzante la posizione di Lewis e della squadra, violando il regolamento non una bensì due volte di seguito. “Ignoranza” sulle norme o strafottenza? Da questo ragionamento non si scappa… delle due una o l’altra. A causa della pachidermica intraprendenza dei commissari, nel prendere prima e attuare dopo (a GP in corso) una decisione palese, ci siamo risparmiati una nuova pantomima dell’esacampione del mondo il quale, molto probabilmente come fatto in precedenza al Mugello, a cavallo del suo fido destriero “monopattinato”, si sarebbe precipitato in direzione gara a chiedere lumi. Siamo nel campo delle ipotesi certo, solo che questo è gossip e tutto mi è concesso. 

Parliamoci chiaro, la Federazione e la stessa Mercedes ormai hanno perso il controllo del mostro che hanno creato. Esagerate e fuori luogo, le rimostranze dell’anglo-caraibico sarebbero giustificate se si stesse giocando il mondiale con altri due “assatanati” di vittorie come lui (Charles e Max magari?). Invece è solo. E rimarrà tale (non mi illudo) anche l’anno prossimo. Allora mi chiedo che senso abbia tutto quel lamentarsi in macchina (l’adrenalina fino ad un certo punto dev’essere assecondata), quando l’unica cosa che veramente ha perso è stata l’occasione di eguagliare il record di vittorie del Kaiser. Record che verrà raggiunto e poi battuto nelle prossime gare.

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2020 Russian Grand Prix, Sunday – LAT Images

Ci vorrebbe un po’ di stile e furbizia che immancabilmente è svanita una volta aperta la radio. La stessa che ha concesso a Bottas di mandare là dove non batte il sole tutti coloro i quali lo hanno aspramente criticato in questi ultimi mesi. Vorrei poter dire al simpatico Valtteri che ha perso un’occasione per tacere. Infatti, se non fosse stato per il “regalo” della federazione (sanzione su Lewis), sommato a quello di Verstappen (partenza da dimenticare), dubito fortemente che avrebbe vinto. Ancora una volta sarebbe stato un secondo posto (mi spiace rincarare la dose), salendo sul gradino con su scritto due solo perché la Red Bull di Max nulla può contro la W11.

Gossip signori… ed infatti non finisce qui il “teatro” al quale si deve assistere. In fase postuma, si viene a sapere che oltre ai dieci secondi di penalità vengono decurtati due punti al britannico (la Federazione non ha limiti alla sua fantasia), con il rischio concreto che possa saltare un GP perdendone altri due. Nella stagione 2020, dove al re nero e al prode Toto tutto è concesso (fino a quando?), poteva mai finire in questo modo?

La squadra fa muro assumendosi tutta la colpa (“ignoranza regolamentare” o strafottenza dicevo?), con il risultato che a Lewis vengono restituiti i due punti sulla patente sanzionando la scuderia tedesca. L’importo della multa risulta irrisorio, essendo probabilmente simile al budget che il team di Brackley spende per la colazione dei suoi dipendenti. Queste azioni sono testimoni dello strapotere politico di cui Mercedes gode (soprattutto Lewis in questo momento storico così delicato). Senza questo “piccolo dettaglio” non si va da nessuna parte…

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Sotto questo aspetto, per alcuni pare che si inizi ad intravedere qualche movimento da parte della dirigenza Rossa. Parlo della nomina di Stefano Domenicali a capo di Liberty Media e quindi della F1. Su questo argomento altro che gossip. Le illazioni si sprecano e la fantasia vola! Naturalmente mi riferisco al fatto che molti potrebbero pensare che, con l’ex team principal Ferrari a capo della massima categoria, la scuderia di Maranello possa ritornare a vincere. Come se Domenicali, appena insediato, possa dare dritte alla sua ex squadra e cambiare regolamenti a loro favore. La tragedia in tutto questo delirio risiede nell’atteggiamento della stampa (soprattutto quella inglese “gossippara” per antonomasia), sbizzarrita nel gridare allo scandalo su di un presunto “conflitto di interessi” visto la presenza ai vertici della F1 di tre uomini ex Ferrari

Signore e signori… vi prego di mantenere i piedi per terra e di ragionare. Nonostante la presenza di Todt (dal 2009 a capo della FIA) e di Brawn (dal 2010 in AMG prima e Liberty Media dopo), Dal 2010 al 2019 Ferrari non ha mai vinto niente. Non è mia intenzione dilungarmi sui motivi che questi due signori avrebbero avuto per affossare Ferrari anziché aiutarla a vincere. Al contrario, preferisco cercare di capire come Domenicali sia arrivato ai vertici. L’ex Ferrari e Lamborghini (alla sua guida la casa del toro ha preso il volo) è stato caldamente raccomandato e voluto proprio da colui il quale ora è sempre sotto l’occhio del ciclone: Mattia Binotto. Si è sempre detto che Ferrari ha potere di veto e non lo usa mai… tutti contenti ora? 

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Non è un segreto che quel posto lo avrebbe voluto Toto, accasandosi definitivamente al comando della F1 e plasmandola come meglio avrebbe creduto. E non è un segreto che Binotto si sia sempre opposto (Toto proprio non digerisce l’italo svizzero). Pertanto, quando il gioco si è fatto duro Mattia ha calato l’asso. Non finirò mai di ripetere che per vincere in F1 si deve prima vincere in politica. Francamente (non penso succederà e nemmeno mi illudo) non credo che Ferrari ritorni a vincere solo perché Domenicali sarà capo della categoria. Certo è che far valere il diritto di veto per fermare la scalata di Wolff risulta quanto meno un chiaro segnale di presenza. La voglia di provare a cambiare le cose smettendola di fare la comparsa.

Attualmente, non rendendosi conto dell’importanza dell’azione appena descritta, ci si concentra tanto sui disastrosi risultati sportivi odierni, con un Vettel ormai irriconoscibile (prima andrà via, sperando che ritorni a nuova vita in Aston Martin, e meglio sarà), ed il suo compagno di squadra Leclerc (ancora nessuno paragonato al quattro volte campione del mondo) impegnato a tenere a galla almeno il nome della scuderia. A mio modesto giudizio, le conseguenze di questa “mossa politica” si vedrà tra qualche anno (in F1 non esiste la bacchetta magica lo si ricordi!). E vi posso garantire una cosa: nel bene o nel male altro che gossip…


Autore: Vito Quaranta – @quaranta_vito

Foto: Ferrari – FIA

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