Il segreto del successo: lealtà e libertà?

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Il segreto del successo
Box Ferrari, Sebastian Vettel, SF1000, Stagione 2020

Il segreto del successo: lealtà e libertà? 


Piccoli gesti che fanno una grande differenza. La forza del team di Brackley è nei dettagli e nella stabilità. Grande la capacità di Toto Wolff e dei suoi uomini più fidati, abili nel creare una zona di “confort” mai rilassata. Far star bene le persone, fare gruppo. Dimostrazione di questo la si nota vede chiaramente quando qualcuno lascia il team. Abbiamo visto molte figure di spicco andarsene, da campioni, durante il ciclo vincente. Da Paddy Lowe a Aldo Costa fino a Andy Cowell. Nessuno dei quali ha mostrato spirito di rivalsa. Nessuno per ora è mai passato al nemico. C’è molta lealtà nel team, un processo che viene da lontano. 

Il mitico cappellino rosso Parmalat messo sù da Toto domenica scorsa, in memoria di Niki Lauda con tanto di sponsor originale, è un piccolo grande gesto. L’ho colto perché fuori dai vincoli e dalle logiche ultra commerciali. Esempio che mostra una grande libertà di azione, espressa e mai repressa. Penso all’ambiente di lavoro, ai risultati e se si vince così tanto vuol dire che ogni singola persona è stata messa nelle condizioni di esprimersi al massimo. Anche questo dovrebbe ispirare, al di là delle questioni tecniche pure e ovvie. 

Ci riuscirà la Ferrari? 

Negli ultimi anni è successo l’esatto opposto, troppa gente (volutamente?) si è fatta allontanare approfittando delle correnti disfattiste, poca programmazione e lucidità, terrorizzata dal “prossimo scaricabarile”. Per non parlare di una certa slealtà, pagata in un colpo solo e a caro prezzo. Così facendo, non solo non si vince ma si entra in una spirale negativa a lungo termine. Il 2020 in definitiva non è che il risultato finale di anni piuttosto “istintivi”.

Il segreto del successo
Mattia Binotto, team principal Scuderia Ferrari

Binotto è in grado di cambiare questa logica? Può darsi. Sempre che avrà il tempo, ma anche risultati per lo meno decenti, nel breve termine. Nel frattempo va rilevato come fino al Mugello, pur essendo molto sotto pressione, abbia tenuto bene i ranghi in fabbrica. Errori molti, colpevoli nessuno. O tutti. Magari è la stessa cosa. Non puntare il dito, eventualmente pagando su se stessi (Crozza), è un buon punto per mostrare credibilità. Jean Todt prima di vincere era Pierino, dopo il mondiale Napoleone.

Certamente non c’è la fila di un tempo per entrare a Maranello (mi riferisco alle figure di altissimo profilo). La cosa migliore allora può essere cercare un cambio di passo sotto l’aspetto proprio della lealtà e della libertà di azione. Dare fiducia senza farsi trascinare dall’episodio sbagliato. Far crescere l’autostima del gruppo è fondamentale. Può funzionare. Parlo della comunicazione social fino ad arrivare al dipartimento tecnico. Che questo assurdo anno possa essere stato una forma di reset per la Ferrari che verrà dal 2021. Senza i soliti sospetti, le trame, le talpe smascherate. Come per le mascherine appunto, non ne sentiremo la mancanza…


Autore: Giuliano Duchessa – @giulyfunoat

Foto: Formula UnoFerrari

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