Conflitto di interessi in F1: Mercedes è in buona compagnia

Esattamente una settimana fa si disputava un Gran Premio di Imola dall’alto contenuto spettacolare e che fa ancora parlare per alcuni episodi controversi. Uno di questi è sicuramente il momento chiave di tutto il week end di gara: il contatto Russell – Bottas che di fatto ha rimescolato le carte in tavola consentendo, tra le altre cose, il ritorno di Lewis Hamilton che era affondato a metà gruppo dopo l’erroraccio alla Tosa proprio durante il doppiaggio dell’inglese della Williams. Insomma, Russell è stato il perno intorno al quale è ruotato tutto il GP della Mercedes. Normale che se ne dibatta ancora.

Chi non s’è sottratto a commenti non proprio morbidi è stato Toto Wolff che si è espresso in qualità di team principal Mercedes nonché nelle vesti di mentore di Russell: “L’intera situazione non sarebbe mai dovuta accadere. Valtteri ha fatto male i primi 30 giri, non avrebbe mai dovuto essere in quella posizione. Ma George – ha arringato il manager austriaco – non avrebbe mai dovuto lanciarsi in quella manovra visto che la pista si stava asciugando. Qualsiasi giovane pilota non deve mai perdere questa prospettiva globale. Immagino che ci sia molto da imparare. Un driver con poca esperienza deve capire che c’è una Mercedes e che la pista è in condizioni particolari. I rischi andrebbero calcolati meglio“.

Conflitto di interessi in F1: Mercedes è in buona compagnia
Il momento in cui la Williams di George Russell impatta la Mercedes di Valtteri Bottas.

Wolff non parla mai per caso. Anche la scherzosa minaccia di degradare il suo pupillo in Clio Cup invece che offrirgli la Mercedes come normale evoluzione della carriera di un sicuro talento, suona come un monito per un pilota che deve iniziare a gestire più attentamente la pressione. Soprattutto quando nei paraggi ci sono le Frecce Nere.

George, è del tutto comprensibile, si è lasciato ingolosire quando ha visto che davanti aveva il suo futuro immediato. Vuoi mettere lo sfizio di infilare il biondino finlandese acuendo la già profonda crisi psicologica nella quale era caduto? Vuoi mettere il petto gonfio nel palesarsi a Toto Wolff dopo aver battuto in pista quello che è stato per anni il suo protetto? Questo sarà frullato nella testa del ragazzo. E quando l’avidità ti avvinghia, solitamente, la topica è dietro l’angolo. Il tentativo di mettersi in luce trasformatosi in una serie di effetti collaterali che hanno fatto mutare al burrascoso l’umore di Wolff.

Quando il team principal parla di “Errori da evitare in una visione globale delle cose” fa forse riferimento a ciò che il patatrac ha causato anche in termini economici: “L’auto di Bottas è da buttar via – ha tuonato l’ex pilota – e ci troviamo in un contesto di budget cap. Non è certamente quello di cui avevamo bisogno. Questa situazione, probabilmente, limiterà gli aggiornamenti che siamo in grado di produrre. Siamo molto stretti sui limiti di spesa e ciò che abbiamo sempre temuto è la distruzione di un’auto“.

Guardando l’accaduto da un’altra prospettiva, anche la Williams potrebbe eccepire la medesima cosa, specie perchè la direzione gara a derubricato il fatto a semplice incidente di gara: nessun reo, nessuna sanzione. Entrambe le parti, dunque, possono legittimamente rivendicare di essere nel giusto. Ed è quello che più o meno ha lasciato intendere Dave Robson, head of vehicle performance di Grove: “Non finire a punti è profondamente frustrante. L’unico aspetto positivo è che la macchina fosse buona, così come il ritmo gara. L’incidente è avvenuto a causa del nostro attacco alla Mercedes? Da troppo tempo non riuscivamo ad essere ingaggiati con una macchina simile, ma non vi sono responsabilità specifiche da parte nostra“.

Ritorniamo un attimo alla “visione globale” di cui sopra. E se Wolff si fosse risentito perché leso nei suoi tanti interessi in Formula Uno dalla manovra azzardata di Russell? Che Toto abbia “le mani in pasta” è un fatto acclarato. Detiene il 33,3% di Mercedes AMG F1, ha azioni di Aston Martin e qualche piccola quota anche in Williams. Inoltre controlla più o meno direttamente il talentino di King’s Lynn che è tutto sommato un pilota sotto contratto con la Stella a Tre Punte. Per non dimenticare la fornitura di power unit a McLaren, cosa che fa orbitare Woking nell’ecosistema Brackely.

Per qualcuno si tratta di un enorme conflitto di interessi che va ad influenzare scelte attuali e future della massima categoria. Ipotesi credibile? Certo, soprattutto se pubblicamente fai notare di ingerire negli affari di Russell e, quindi, della Williams.

Ma chi muove la critica deve tenere a mente il quadro generale entro cui si lancia l’accusa. Insomma, chi è senza peccato scagli al prima pietra. La F1 attuale altro non è che un Risiko in cui quattro gruppi di potere si fronteggiano senza esclusioni di colpi. E non solo in pista, ma soprattutto nelle stanze dei bottoni.

Conflitto di interessi in F1: Mercedes è in buona compagnia
Toto Wolff, team principal della Mercedes

Renault, dopo aver visto McLaren accordarsi con AMG, è il gruppo più debole operante sul proscenio della categoria regina. E anche quello sul quale le nubi più dense si accumulano circa la permanenza futura. Poi ci sono le tre superpotenze: Mercedes di cui si è detto, Red Bull e Ferrari.

Gli anglo-austriaci gestiscono quattro macchine in griglia e hanno de facto rilevato Honda mettendo su un reparto powertrains proprio. Hanno un management dei piloti molto aggressivo considerato come bocciano e promuovono, anche a stagione in corso, le risorse. Se le parole di Wolff su Russell suonano come uno strano inedito, sono invece da ritenersi una normale routine per Helmut Marko che parla in maniera disinvolta anche dei driver di Alpha Tauri.

In Ferrari le cose non vanno troppo diversamente visto che Maranello appone il suo potere su sei vetture. Sauber, al secolo Alfa Romeo, è più di una controllata, Haas è stata prima un laboratorio tecnico e ora è il luogo in cui allocare giovani dell’Academy.

Il problema, se mai di tale si tratti, non è quindi Mercedes, ma una Formula Uno a blocchi nella quale sono scappati team, motoristi e grandi aziende produttrici. Che restano alla finestra per la sostanziale complessità delle power unit turbo-ibride e per la sensazione di non riuscire a scardinare gli attuali fulcri di potere.

La F1 dei prossimi anni deve mutare non solo tecnicamente, ma anche e soprattutto politicamente. Perché solo limitando questi monoliti ci sarà maggiore possibilità di attrarre risorse e movimentare un sistema che ora pare essere troppo statico. Una condizione in contrasto con la stessa idea di dinamicità che questo mondo ha sempre offerto negli anni.

Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Mercedes

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