Baku, zero azero tra Hamilton e Verstappen

Non posso che iniziare queste righe scusandomi con i lettori per il titolo. Eppure non ho resistito alla tentazione di riassumere con questo aberrante gioco di parole il disastroso risultato del Gran Premio dell’Azerbaigian per i due contendenti al titolo. E diciamocelo chiaramente: la sfortuna di Verstappen non fa il paio con l’incredibile ed inaspettato errore commesso da Hamilton. Zero a-zero dunque, ma andiamo con ordine…

Come spesso capita ultimamente in questa versione digitale del Processo del Lunedì, non mancano i punti di riflessione dopo il pazzo finale di Baku.

In primis, la nuova Formula 1 a guida Stefano Domenicali crea un pesante precedente: esporre bandiera rossa a 3 giri scarsi dalla fine, obbligando i piloti a ripartire con standing start, rappresenta una novità assoluta per la categoria. Novità che però non va accolta necessariamente con favore, visto il modo molto “americano” in cui ha stravolto il risultato finale. Ha sicuramente contribuito a regalare momenti di grande spettacolo, questo sì. Ma ha tecnicamente falsato un finale di gara che avrebbe regalato ad Hamilton un regolare arrivo sotto Safety Car, con 18 punti e la testa del mondiale. Personalmente ho trovato poco sensato dare bandiera rossa su Verstappen dopo aver reputato la Safety Car sufficiente per Stroll, a riprova del fatto che la scelta fosse molto “pilotata” per fini televisivi.

Dopodiché sul banco degli imputati ci finisce la Pirelli, che si appella ai detriti per giustificare i ritiri di Stroll e Verstappen. In pratica risulta abbastanza difficile, almeno dalle immagini mostrate, credere alla versione data da Mario Isola e soci. Con tutto il rispetto per la gara di Stroll, la gravità dell’evento è strettamente legata al nome illustre in lotta per il campionato. E da questo punto di vista è impossibile non pensare subito a Silverstone 2013: la speranza dunque è che si sia trattato di un caso sparuto e isolato, senza ulteriori ripercussioni sulla lotta iridata.

Ma il più grande imputato del giorno è il Re Nero, Lewis Hamilton, il campione in carica. Che dopo un fine settimana nato storto e incredibilmente raddrizzato a colpi di talento (vedere alla voce Bottas, semplicemente imbarazzante nel weekend di Baku), ha rovinato tutto con un erroraccio in ripartenza che lo ha relegato fuori dalla zona punti. Errore che pesa ancor di più perchè a quanto pare legato ad una questione di settaggi, il “brake magic” nello specifico, che dimostrano una volta di più (vedere alla voce Rosberg, 2016) che al suo talento infinito non corrisponde sempre una meticolosità estrema in termini tecnici o regolamentari.

Cosa poteva dunque succedere in una corsa senza l’arrivo a punti dei due dominatori indiscussi del campionato? Succede che la classe operaia va in paradiso. Con un podio assolutamente inedito formato da Perez, Vettel e Gasly. 

Il messicano riesce nell’impresa di vincere con la Red Bull alla sesta gara, con un processo di apprendimento della vettura di Adrian Newey che ha superato ogni mia personale aspettativa. E sia chiaro, non per demeriti del pilota quanto per l’inizio stagione zoppicante che preannunciava una curva di apprendimento ben più ripida. E invece la vittoria di Baku è assolutamente pulita e meritata, al netto dei ritiri illustri: fin dal primo stint infatti Perez non ha mai perso contatto con il duo di testa, riuscendo a sopravanzare Hamilton al pit stop e dando l’impressione di meritare pienamente il risultato (con buona pace dello slow stop “sospetto” del box Red Bull, senza il quale poteva quasi impensierire la leadership del compagno di squadra). 

Ancor più sorprendente il risultato di Vettel, che dopo Monaco si conferma in una ritrovata forma, almeno nei circuiti cittadini. Vedere i suoi due ex rivali Leclerc ed Alonso andare a complimentarsi col tedesco dopo il traguardo ha rappresentato uno dei momenti più intensi di tutto il weekend, a mio avviso. 

Quanto a Gasly, fa estremamente piacere vedere l’ennesimo exploit del francese, che in AlphaTauri ha trovato una sua dimensione di concretezza che lo rilancia in una maniera totalmente impensabile soltanto due anni fa. 

Last but not least, alla luce del risultato in gara bisogna fare un grande applauso a Leclerc per l’incredibile qualifica: al netto della scia Mercedes, non capita tutti i giorni nella Formula 1 attuale di vedere miracoli del genere alla guida di mezzi nettamente inferiori


Autore: Marco Santini

Foto: Formula Uno – Ferrari

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