Direttiva Pit Stop: come cambiano le regole da Spa-Francorchamps?

Ci siamo. Col GP del Belgio inizia la seconda parte del campionato del mondo di F1 2021. La fase più calda di una stagione che sino a questo momento ha riservato clamorosi colpi di scena dai quali sono emersi, ancora una volta, Mercedes e Lewis Hamilton che comandano, non senza fatiche, entrambe le classifiche. Spa Francorchamps segna anche un altro importante momento per questo sport: senza ripensamenti dell’ultima ora infatti, ci sarà l’introduzione della nuova direttiva tecnica (DT) relativa ai pit stop.

Il cambio di procedura era stato annunciato durante il week end del Gran Premio d’Austria e doveva entrare in corso legale in Ungheria. Si è poi stabilito, per dare ai team il tempo necessario di adeguarsi, di posticipare l’entrata in vigore di tale procedura all’appuntamento delle Fiandre.

Ma cosa prevede, nello specifico, la nuova direttiva sui pit stop di F1?

Sostanzialmente, si impone alle squadre di F1 che dispongono di sensori per rilevare se una ruota è stata fissata di avere un sistema che sia in grado di impedire il proseguimento del pit stop se il dado non è perfettamente avvitato al mozzo. Nella direttiva originariamente prevista per l’Ungheria si parlava anche di tempi di reazione dell’operatore. Che era individuato in un minimo di 0,15 secondi. Tale requisito è stato eliminato. 

F1
Gp Stiria 2021: il momento del secondo pit stop di Sergio Perez

La direttiva, ancora, prevede che il software che governa il sistema debba impedire all’operatore di segnalare che la ruota è stata fissata prima del completamento della sequenza. Se arriva un segnale anticipato, il meccanico deve rilasciare il pulsante e premerlo nuovamente dopo aver serrato il dado. Anche in questa circostanza era previsto un tempo di reazione minimo di 0,15 secondi. Prescrizione che è stata abolita nella versione definitiva che debutterà domenica.

Tale direttiva si è resa necessaria perché gli organi preposti al controllo avevano osservato che alcune manovre venivano effettuate al di sotto dei minimi tempi di reazione umani. Dei sistemi intelligenti erano stati introdotti negli ultimi anni da Mercedes e Ferrari. Red Bull si è adeguata quest’anno. E, come spesso capita, ha ottimizzato il sistema con tempi di reazione straordinariamente rapidi. Ma probabilmente fuori natura.

Come funziona questo meccanismo “intelligente”? Il software completa una serie di controlli automatici per determinare se la ruota è saldamente agganciata prima che la pistola possa essere rilasciata. Le squadre hanno un pulsante che l’operatore preme e che manda un segnale dopo che il dado della ruota è stato fissato per consentire l’abbassamento del cric. Ciò che si sospettava è che il pulsante venisse premuto anche prima che il dado ruota era stato completamente avvitato. Questo “inghippo” permetteva l’abbassamento della monoposto in tempi molto più ristretti.

Ecco che, se non ci saranno ulteriori ripensamenti, da domenica prossima il pulsante di rilascio del martinetto non potrà più essere pigiato prima che arrivi il segnale “dado ruota serrato”. Qualsiasi tentativo di premerlo prima dell’indicazione “dado serrato” genera una reazione di non funzionamento. E’ ciò che più o meno succede coi pulsanti DRS: non si attivano se vengono premuti prima del detection point.

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Helmut Marko, consulente e detentore dei contratti dei piloti Red Bull

L’obiettivo della FIA è quello di mantenere le operazioni di pit stop nei tempi di reazioni umani. Premiando, dunque, il team che opera meglio. E che ora può farlo in tutta sicurezza. Naturalmente non sono mancate le polemiche circa questa novità. Qualcuno ha voluto leggere l’introduzione della direttiva come un modo per penalizzare la Red Bull che ha mostrato tempi di esecuzione fuori dal normale.

Non poteva che essere Helmut Marko ad agitare le acque accusando i rivali anglo-tedeschi: “La Mercedes ha spinto perché ci voleva rubare il vantaggio che abbiamo durante i pit stop. Perderemo fino a quattro decimi. Abbiamo dedicato sette anni di lavoro e di allenamento alla velocità dei nostri pit stop“.

Accuse alle quali Wolff aveva indirettamente replicato senza rincorre il collega austriaco sui binari dell’accusa: “Il funzionamento della pistola e il rilascio della vettura sono questioni parecchio complesse. La competizione è la base della F1, ma non va dimenticata la sicurezza. Noi ci siamo cautelati perché perdere una ruota è un danno irreparabile. Per farlo abbiamo accettato di essere più lenti. Ma si tratta di un rallentamento in media di uno o due decimi”.

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Christian Horner (Red Bull Honda) e Toto Wolff (Mercedes AMG F1)

Insomma, come si può notare, quella tra Red Bull e Mercedes è una lotta senza quartiere che coinvolge ogni singolo aspetto, dalle ali flessibili ai pit stop. Passando per le richieste di penalità a seguito dei fatti di Silverstone. Il principio è chiaro: se non posso batterti in pista cerco di farlo in altre sedi. Un mondiale di F1, si sa, si vince con ogni mezzo. E non sempre il fair play è tra questi.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1

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