Red Bull Powertrains: Engine Dyno pronti all’installazione

La F1 si muove su due piani temporali ben distinti. Il primo è quello che ha un sviluppo prossimo e che si esaurirà il 12 Dicembre, quando saranno decretati i campioni del mondo 2021. L’altro ha uno spettro più lungo e si riferisce al fronte dei propulsori che saranno sostanzialmente congelati nelle specifiche tecniche dal 2022 al 2005-26 (il dibattito è ancora in corso, nda) per poi subire un nuovo scossone regolamentare che dovrebbe attirare altri competitor interessati, a partire dalla Volkswagen (leggi qui per saperne di più) che partecipa in pianta stabile a tutte le riunioni che servono a tracciare le linee guida post 2026.

In questo scenario apparentemente bloccato ma evidentemente mutevole si aggiunge, a creare ulteriore incertezza, la mossa della Honda che all’inizio dell’anno in corso, a sorpresa, ha deciso di dire addio alla F1. Il colosso di Sakura ha provato a farlo in grande stile, lasciando alla Red Bull una power unit iper-affidabile e super prestazionale. Uno strumento, tra le altre cose, che sta permettendo a Max Verstappen di guidare la classifica piloti con una certa autorità.

Ma il capitale tecnico e conoscitivo della Grande H non poteva andare smarrito, soprattutto in un momento in cui i motoristi latitano. Una F1 tricefala (Mercedes, Ferrari, Renault) sarebbe stata impensabile e deleteria in termini di competizione. Ed ecco perchè il team diretto da Chris Horner, sotto la spinta del sempre lungimirante Dieter Mateschitz, ha deciso di acquisire le competenze della Honda e di metter su il proprio reparto powertrains in quel di Milton Keynes. A due passi dalla factory in cui nascono le monoposto.

F1
uno scatto del reparto Red Bull power trains factory in costruzione

Lo switch nella produzione delle power unit tra Honda e il nascente settore motori Red Bull si avrà solo nel 2023. L’anno prossimo, pur ritirandosi ufficialmente, sarà Sakura a fabbricare i sei cilindri e a fornirli al team anglo-austriaco e al satellite Alpha Tauri. Questo perché gli stabilimenti inglesi sono ancora in fase di realizzazione. L’edificio che ospiterà le strutture sta prendendo forma. In questi giorni maestranze specializzate stanno ultimando il tetto di copertura dei capannoni. Ma ciò che interessa davvero è cosa entrerà nella nuova factory.

Il banco prova, un elemento vitale nella progettazione e nello sviluppo di un motore di F1, sarà impiantato nel giro di due settimane a seguito di uno sforzo economico e produttivo impressionante. Le attrezzature, naturalmente, andranno gestite. E per farlo Red Bull è ricorsa ad una massiccia campagna di recruiting che ha toccato anche eccellenze in forza alla concorrenza. Una vera e propria OPA è stata lanciata nei mesi passati agli specialisti del reparto powertrains della Mercedes che ha sede non lontano da Milton Keynes, a Brixworth. L’assalto ha pagato, anche se non totalmente. Si contano, infatti, in una decina gli ingegneri transfughi.

Lo stesso Toto Wolff si espresse sul tema parlando di competenze minori e non fondamentali per la vita del complesso-motori della Stella a Tre Punte. Red Bull, in ogni caso, potrà contare sulla maggior parte dello staff che ha progettato i motori Honda. A questi verranno aggiunti gli specialisti di cui parlavamo in precedenza e un programma che si baserà su una spiccata politica giovanile che ha il fine di includere alcuni studenti e laureati in discipline tecniche. Saranno previste, quindi, delle borse di studio ed alcuni incentivi per le figure che si metteranno maggiormente in luce.

il team principal Christian Horner, il consulente Helmut Marko e il capo del reparto tecnico Adrian Newey (Red Bull Racing Honda) in uno scatto della stagione 2021

L’equipe, nella sua totalità, dovrebbe contare tra i 300 e i 500 professionisti di vario livello. Un numero molto elevato che serve a creare un reparto che possa vivere, crescere e svilupparsi negli anni. Dopo un 2022 di affiancamento, infatti, il settore motori Red Bull dovrà camminare con le proprie gambe. E dovrà farlo senza avere alle spalle la grande industria automobilistica che, come avviene per Renault, Ferrari e Mercedes, può sfornare ingenti quantità di competenze allocandole laddove necessario.

Quella lanciata da Horner, Marko e Mateschitz è una sfida entusiasmante ma non semplice. Quello nascente è un comparto motoristico che se la dovrà vedere, in prima battuta, con tre colossi dell’automobile. E, probabilmente, anche con la Volkswagen che dovrebbe far parte dei giochi dal 2026 se le nuove regole, come pare, incontreranno i favori dell’azienda tedesca. Non manca il coraggio in quel di Milton Keynes che ha deciso di intraprendere la strada più ostica nella fornitura delle power unit. Ma, forse, anche la più stimolante. E sappiamo che da quelle parti sono abituati a vincerle le sfide.


F1-Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Red Bull, F1

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