La fortuna di Hamilton? Il talento che incontra l’occasione

Alla fine del mondiale 2021 un nuovo dominatore potrebbe sedere sul trono della F1. I dati e i numeri indicano che Max Verstappen è pronto e mettere fine all’interregno di Lewis Hamilton che, finché la matematica non lo condanna, sta provando a ribaltare un’inerzia abbastanza definita (leggi qui l’approfondimento). Comunque finirà questo campionato, il matrimonio tra il britannico e la scuderia sorta sulle ceneri della Brawn Gp non potrà ritenersi avaro di soddisfazioni.

In Mercedes Hamilton si è consacrato come il più vincente di sempre. Ha agganciato nel numero di titoli Michael Schumacher superandolo in numero di vittorie, pole position e in tutta una serie di record di corredo che lo rendono, al momento, il punto di riferimento storico della categoria. La questione è annosa e il dibattito è spesso spinoso: questi risultati sono frutto della fortuna o sono merito di un pilota che ha operato scelte chirurgiche?

Probabilmente non usciremo mai da questa contraddizione perché i teorici delle due fazioni sono arroccati sulle proprie posizioni senza mostrare segnali di apertura o di rivalutazione delle tesi di cui si fanno latori. Nelle biforcazioni che ogni uomo si trova dinnanzi nel cammino della propria vita o della propria professione c’è sempre una componente legata al fato. Ma non si può risolvere ogni analisi tirando in ballo la Dea Bendata.

Hamilton, nel 2012, ha deciso di correre un rischio. Ma l’ha fatto ponderando ogni aspetto di una scelta che per molti era un salto nel buio. Non per il britannico che aveva ben compreso che l’epopea vincente della McLaren era temporaneamente terminata. Dopo il titolo sfiorato al debutto, nel 2007, e quello ottenuto col brivido finale l’anno successivo, il team di Woking, a causa di cambi regolamentari e di problemi tecnici e finanziari che negli anni si sono acuiti, ha intrapreso una parabola discendente che l’ha portato a stare a lungo ai margini delle posizioni che contano. Un cammino dolente che solo nelle ultime stagioni ha preso ad invertirsi.

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il britannico Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1 Team) durante la stagione 2013

Lewis Hamilton lo aveva capito, da lì la scelta di legarsi con Mercedes che, all’epoca del matrimonio, poteva sembrare una squadra tra le tante. Ma con un’ambizione ferrea che si reggeva su pilastri massicci: solidità finanziaria, competenze di primissimo livello in una campagna di acquisizione tecnica senza precedenti e la visione strategica di un’azienda che in F1 non voleva essere comparsa, ma protagonista assoluta.

Seppure ambiziosa, quella di Brackley era una compagine giovane, a secco di vittorie e soprattutto che dava la sensazione di non poterne ottenere a breve. Ecco perché la decisione di Lewis, arrivata in pieno campionato 2012, fu così sorprendente e di conseguenza bollata come opportunismo economico considerato l’ingaggio molto elevato che andava a percepire sostituendo Michael Schumacher che avrebbe appeso il casco al chiodo a fine anno.

Jean-Éric Vergne, al podcast ufficiale della F1, ha ripercorso quei momenti spiegando il senso di straniamento che il Circus viveva per un’operazione apparentemente poco logica ma che era stata studiata nel dettaglio dal pilota di Stevenage. Il francese ricorda di aver dato del pazzo al collega per la scelta operata. Considerazione alla quale Lewis rispose in maniera perentoria e convinta: “Vado in Mercedes perché ho bisogno di costruire una squadra intorno a me. Devo farlo per battere Sebastian Vettel“.

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Sebastian Vettel (Red Bull) e Lewis Hamilton (McLaren) immortalati durante la stagione 2012

Una visione strategica chiara alimentata dalla necessità di spezzare il dominio Red Bull. Una cosa che si concretizzerà a partire dal 2014, quando i propulsori turbo-ibridi, il nuovo standard motoristico imposto dalla FIA, fecero capolino sulla griglia di partenza. Hamilton, nel momento in cui si lasciò ammaliare dalle sirene tedesche, aveva in mente di cucirsi sulle sue caratteristiche una squadra intera. Mercedes, dal canto suo, aveva bisogno di un top driver per presentarsi con una line-up solida dopo l’addio del campione di Kerpen.

La fiducia cieca di Hamilton nella Mercedes è una delle chiavi del successo che questo legame ha prodotto negli ultimi anni. Lewis era consapevole, ha ribadito Vergne, di avere tutte le opportunità, se avesse ben operato, per rendere la scuderia una schiacciasassi e per diventare egli stesso il pilota di maggior successo di tutti i tempi. Quanto conta il fato in questa visione di lungo periodo? Difficile quantificarlo, ma sicuramente non può essere l’unico elemento che spiega un dominio senza precedenti della F1. Sarebbe un riduzionismo inefficace a fotografare un fenomeno fatto di lavoro duro, successi tecnici e scelte politiche vincenti.

Hamilton, dal canto suo, è in possesso di una dote preziosa che non tutti i piloti hanno: la capacità di anticipare e costruire il futuro. E’ questo mix che gli ha permesso di edificare la sua storia vincente. “Giudico che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ce ne lasci governare l’altra metà“. Questa celebra massima di Niccolò Machiavelli potrebbe adattarsi alla perfezione alla carriera del britannico.

Molte persone possono ritenere, a giusta causa, che Lewis abbia spesso avuto la macchina migliore, che sia stato tutto molto facile per lui. Così non è, quella “fortuna” Hamilton se l’è costruita un mattone alla volta. E lo ha fatto insieme a Toto Wolff, a quel Niki Lauda che l’ha accolto come un figlio e a Dieter Zetsche che l’ha voluto con ogni forza. Non è tutto riconducibile al destino, sono stati il duro lavoro sinergico e la facoltà di osservare i fatti a lungo termine a creare il contesto vincente.

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Lewis Hamilton e Dieter Zetsche (Mercedes AMG F1 Team) festeggiano sul podio durante la stagione 2019

Tornando alla stretta attualità, sono cinque le gare che mancano per decretare il campionato del mondo 2021. Le possibilità di Lewis sono ridotte ma non nulle. L’ottavo titolo sarebbe una medaglia che impreziosisce una carriera comunque straordinaria che, va sottolineato, è lungi dall’essere conclusa.

Anche se Verstappen dovesse laurearsi campione, Hamilton avrebbe altre due possibilità per rimpinguare il bottino di allori visto che il matrimonio con Mercedes si protrarrà fino a tutto il 2023. Ferrea volontà delle parti che hanno ben chiaro cosa vogliono. Con buona pace dei fatalisti della prima e dell’ultima ora.


F1-Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Alessandro Arcari – @berrageizMercedes AMG-F1

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