Le difficoltà occulte di Wolff nel gestire il team Mercedes

Essere team principal di F1 per una delle migliori scuderie in griglia non deve essere di certo una passeggiata: lo sa bene Toto Wolff che in questi anni è stato la personalità principale della scuderia Mercedes, chiaramente subito dopo il campionissimo Sir Lewis e (forse) Valtteri. Costantemente sotto pressione almeno al pari di entrambi i piloti, in questi ultimi 8 anni ne abbiamo viste di urla di rabbia, sguardi gelidi in camera e brutali lanci di cuffie volanti…Ma se non esistesse, bisognerebbe inventarlo.

Nonostante il suo carattere d’acciaio però, sembra proprio che ad un certo punto abbia iniziato a domandarsi se effettivamente fosse ancora in grado di subire la pressione e lo stress che inevitabilmente la gestione di un mondiale così lungo comporta. Egli infatti si dice esausto, anche e soprattutto dal punto di vista psicologico, e questa sensazione di logorio lo ha addirittura portato a valutare la sua sostituzione con qualche altra figura altrettanto competente in materia.

Un pensiero che si è fatto sempre più strada al termine del suo contratto in scadenza nel 2020, circostanza nella quale aveva anche ponderato di vendere le proprie azioni e lasciarsi questo mondo alle spalle. Dunque un vero e proprio conflitto interiore, che lo ha portato a fare prima una profonda autoanalisi di sé e poi una lunga riflessione sul quadro della situazione a tutto tondo.

F1
Gli uomini della Mercedes a lavoro sulla W12 durante il weekend del Qatar (Stagione 2021)

Ma Toto si sa, è uno che non molla, e la sua solida tempra probabilmente è stata anche frutto di un’infanzia difficile: all’età di 8 anni e dopo la separazione dei suoi genitori, rimase orfano di padre a causa di un cancro al cervello, e conseguenzialmente dovette subire anche la vergogna di essere espulso dalla scuola privata perché la madre non aveva più disponibilità economiche sufficienti per poter sostenere la sua retta.

In altre parole, ha affrontato sfide quando era ancora solo un bambino, la qual cosa però gli ha consentito di costruire quel carattere solido che conosciamo tuttora. Tant’è che tornando ad oggi, fortunatamente i nodi del suo approfondito ponderare si sono sciolti quando, nonostante allucinante stress e pressioni alle stelle, Toto ha messo ben a fuoco che la F1 è in realtà il suo posto: d’altronde cosa ne sarebbe dei box Mercedes senza il suo fondamentale punto di riferimento?

Indubbiamente può piacere come non, ma senz’altro la sua è una figura che infonde stabilità, fiducia e sicurezza (specie quest’ultima, da intendersi anche come certezza dello schiacciare il famigerato pulsante “tactic” quando le cose iniziano a complicarsi…).


F1-Autore: Silvia Napoletano – @silviafunoat

Foto: Mercedes AMG F1

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