Mercedes W13: stabile e concreta in pista, nascosta nei tempi

In mancanza di elementi probatori validi è difficile fare delle valutazioni accurate. A stento, in questa prima sessione di test invernali, riusciamo ad ottenere i tempi (per questo potete consultare qui il live timing delle sessioni). Per registrare anche i parziali, difatti, dovremmo stare in sala stampa col muso sugli schermi. Invece preferiamo muoverci, appollaiarci nei punti caldi del tracciato catalano ed osservare le vetture che girano per carpire qualche caratteristica del loro comportamento. Poi, come da prassi, arriverà il momento degli approfondimenti telemetrici, delle analisi degli on board (il nostro pezzo forte che in questa stagione presenterà diverse novità) e di tutti i focus tecnici del caso.

Ora non possiamo fare altro che affidarci al nostro sguardo offrendovi le sensazioni che la pista rilascia. Dopo aver messo sotto la lente d’ingrandimento la Ferrari F1-75 (leggi il focus) è tempo di dare un’occhiata alla Mercedes W13. Prima di farlo partiamo dalle dichiarazioni di George Russell che non sono state improntate all’ottimismo spinto. Pretattica?  

Alcuni team sembrano molto veloci, in particolare uno rosso e un altro arancione sembrano essere molto competitivi”. Così si espresso ieri il talentino di King’s Lynn. Che ha sottolineato che in questo momento la Mercedes non è davanti a Ferrari e McLaren. Cosa di cui si sente persuaso e sicuro. I team in questione sembrano avere la situazione sotto controllo e mostrano una naturalezza nel trovare la performance sia nelle brevi uscite che in quelle lunghe gestendo, tra l’altro, le gomme al meglio.

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Che Mercedes abbia finora avuto qualche piccolo intoppo è un dato di fatto. Nulla per cui disperarsi. Ma di certo le sessioni, specie con Hamilton, non sono filate via proprio lisce. Ieri mattina, ad esempio, un sensore bizzoso ha costretto il sette volte iridato ad inanellare una quartina di tornate. Poche rispetto a quelle della Rossa che sembra essere un carrarmato. Ma se Atene piange, Sparta non ride.

Red Bull, da questo punto di vista è sembrato il team più in difficoltà dei tre top. Sia nella ricerca della prestazione che nella durate degli stint. Questo ciò che emerge guardando tempi ed ascoltando dichiarazioni. Ma la pista cosa ha offerto? Con le dovute premesse del caso e specificando che si tratta di analisi visive e “uditive” (importante ascoltare come si dipana l’erogazione dopo l’apex delle curve) proviamo a tracciare un bilancio sulla W13. Nell’osservarla all’opera, la creatura di Mike Elliott sembra essere molto molto stabile.

Una macchina che, sia quando spinge (e non l’ha mai ancora fatto davvero) che quando è più conservativa (molto spesso), ha un comportamento molto costante, quasi neutro. Nei long run, sul fronte delle traiettorie, sembra incatenata a degli immaginari binari. Caratteristica, questa, che per esempio non si riscontra sulla Red Bull che, dopo 6-7 giri, tende a descrivere traiettorie meno precise, ad allargare rispetto ai cordoli.

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Il diffusore della Mercedes W13

La sensazione è che al momento (sottolineiamo: al momento) la W13 tratti meglio le gomme di quanto non lo faccia la RB18 che è apparsa molto estrema nel design e che quindi potrebbe necessitare di più tempo per essere capita da tecnici e piloti. L’inserimento in curva della Mercedes è sempre molto facile. La macchina è stabile a centro piega e nei cambi di direzione che sono sempre molto rapidi, non palesando scompensi si sorta. Bene nei tratti veloci come Curva 7-8. Buono il comportamento anche in staccata e nelle sezioni più lente come Curva 4-5-12.

E la 10, il punto che apre il terzo settore e che vede la staccata più dura di tutto il nastro d’asfalto spagnolo. Focalizzandoci rapidamente sul T3, l’area più probante del Montmelò, si riscontra che la W13 è abbastanza “morbida” nell’assetto. Aggredisce meglio i cordoli e li assorbe con più semplicità. A differenza, ad esempio, della Ferrari che va con un setup più rigido che la fa “ballare” maggiormente. La sensazione è che la W13 abbia potenziale volontariamente inespresso, che in Mercedes si sitano limitando a fare un lavoro di accumulazione di dati più che a cercare la prestazione pura.

Stanno usando le tipiche mappature high fuel, un classico delle prove invernali del team campione del mondo. Bassa la potenza dell’endotermico, bassa quella della parte ibrida. E’ una fase in cui si stanno incamerando elementi sulle gomme da 18 pollici e sugli assetti necessari a farle lavorare per bene. Infatti hanno perlopiù usato compound C2 e C3, senza “assaggiare” mescole più morbide.

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Meccanici a lavoro sulla sospensione posteriore della Mercedes W13

La macchina reagisce bene anche ai diversi cambi aerodinamici che abbiamo potuto osservare. Questa vettura sembra, rispetto ad altre, non presentare soluzioni strabilianti. Pare essere la continuazione della W12. Un’evoluzione del modello di vecchia generazione adattato alle nuove norme. Non hanno stravolto i propri principi ispiratori, sono andati in una sorta di comfort zone tecnica esaltando ciò che di buono c’era sulle versioni precedenti.

A partire dalla parte meccanica e sospensiva che anche in questi test si sta comportando bene. È verosimile che anche oggi, ultimo giorno di test spagnoli, in Mercedes seguano a non cercare spasmodicamente il tempo. Solitamente, nella prima settimana, agiscono così per poi alzare l’asticella nella sessione successiva. Dove, magari, presentano anche delle novità tecniche.

È una grande fase di raccolta dati da sviluppare e correlare in fabbrica per poi definire un pacchetto di aggiornamenti già calendarizzati. Gira voce che in Bahrain la W13 si presenti con una versione B, un modello più estremo. Qualcosa che vedemmo già nel 2019. Conferme a riguardo non ve ne sono, stiamo comunque cercando di capire se la cosa corrisponda al vero.


F1-Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto e co-autore: Alessandro Arcari

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