L’arma celata della Ferrari F1-75

L’attesa delle nuove monoposto di F1 è stata lunga per tutti. Ma forse lo è stata un po’ di più per l’ambiente Ferrari che nel nuovo contesto regolamentare ha riposto più di una speranza per ritornare laddove la sua storia le impone di stare: in cima alla classifica. Anni difficili sono stati gli ultimi due dopo stagioni nelle quali la Rossa riusciva a portare a casa, con relativa costanza, dei trionfi di tappa.

E’ dal 22 settembre 2019, Gran Premio di Singapore, che una vettura di Maranello non riesce a salire sul gradino più alto del podio. Nell’occasione fu Sebastian Vettel ad imporsi e nessuno avrebbe mai potuto immaginare che non ci sarebbero state repliche per ben 30 mesi. E’ pertanto facilmente comprensibile che l’hype sul nuovo corso della storica scuderia sia spasmodico.

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Sebastian Vettel, Scuderia Ferrari

Il recente quadro normativo, definito per aumentare il numero di squadre che possono lottare per la vittoria, è quindi una specie di assist che gli uomini del Cavallino Rampante vogliono capitalizzare con tutte le forze. Ed è per questo che hanno lavorato duramente per circa due anni, ossia da quando sono iniziate a trapelare le linee guida da seguire nella progettazione delle vetture “next get”.

A Barcellona, essendo stati presenti, abbiamo potuto apprezzare le vetture molto da vicino. Tra quelle che più hanno colpito vi sono senz’altro la Red Bull RB18 e la Ferrari F1-75. Due auto che su alcuni canoni concettuali sembrano essere agli antipodi. Almeno esteticamente. Ma non bisogna fermarsi alla superficie, è “sotto la pelle” che potrebbero esservi le novità più importanti. Fattore di cui sono convinti in Ferrari. Le pance e le prese d’aria della monoposto di Maranello offrono ovviamente un grande impatto visivo che distrae dalla sostanza perché non è quella l’area che ha il maggior peso sulle prestazioni della monoposto.

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Ferrari F1-75

In Ferrari – e non solo – si aspettavano che le varie compagini introducessero concetti così non diversi tra loro. La F1-75 è particolarmente deviante nell’area dei sidepod ed è per questo c’è attesa per il test e per il Gran Premio del Bahrain, dove finalmente si capirà davvero se la strada intrapresa è stata quella corretta. Quel che trapela dall’Italia, in ogni caso, è che la zona ai lati della power unit non è l’unica parte cruciale in termini di ricerca della performance. Ci sono delle componenti “nascoste” sulle quali si è lavorato in maniera maniacale e che, a quanto pare, avranno un impatto più deciso sulle prestazioni cronometriche della vettura.

La Ferrari ha potuto provare il nuovo “materiale” a disposizione nella tre giorni spagnola. Riscontri interessanti arrivati senza l’assillo del cronometro. Su una pista molto varia sul fronte delle sfide tecniche offerte, la F1-75 si è ben districata. In mancanza di dati veritieri sui programmi di test della concorrenza, a Maranello hanno preferito analizzare ciò che hanno visto sulla propria vettura senza lasciarsi trasportare da facili entusiasmi.

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Adrian Newey sorprende ancora con la RB18

D’altro canto però, visto la nostra presenza direttamente a bordo pista, abbiamo potuto attenzionare a dovere le caratteristiche espresse dell’auto modenese. La F1-75 ha messo in luce una qualità ben definite. Parliamo dell’inserimento in curva, elemento positivo riscontrato nelle varie tipologie di curve che compongo il layout molto tecnico del tracciato catalano. Così come, osservando da vicino la Rossa, è emersa la “profondità” di frenata nella retta che porta alla Caixa.

In questa zona della pista, infatti, Leclerc e Sainz tardavano la staccata riuscendo poi a prendere facilmente l’apice della curva. Situazione che veniva ripetuto agevolmente ad ogni tornata, anche durante le simulazioni high fuel malgrado il deterioramento delle coperture.

Tenendo presente le considerazioni di cui sopra, l’ulteriore aspetto interessante riguarda l’utilizzo del motore. “Ascoltando” minuziosamente il suono prodotto dal propulsore italiano, dunque, si è potuto facilmente constatare come raramente le rivoluzioni del V6 italiano fossero spinte. Spese solamente in determinate zone del tracciato per non dare veri punti di riferimento cronometrici agli avversari. Stessa cosa prendendo in esame il meccanismo di ricarica relazionato al sistema ibrido, molto più efficiente rispetto a quello della passata stagione.

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Charles Leclerc a bordo della sua Ferrari F1-75 durante i test pre-stagionali di Barcellona

Secondo alcune informazioni raccolte da FormulaUnoAnalisiTecnica, il particolare layout del sistema di raffreddamento parrebbe essere un punto di forza della rossa. Così come il rendimento di alcune componenti legate al propulsore già testate durante gli ultimi round del campionato 2021. Altro riscontro positivo della tre giorni catalana è stato quello riconducibile all’affidabilità che la macchina ha dimostrato di possedere. Un elemento decisivo con un ambiente regolamentare tutto nuovo.

Tant’è che i piloti hanno potuto accumulare un ottimo numero di km che sono serviti ad aumentare il feeling di guida con le ruote da 18 pollici, un’altra di quelle incognite che a in fabbrica temevano. Ci risulta che la sensazione di Sainz e di Leclerc è che lo svezzamento della macchina stia andando nella direzione giusta. Anche sulla comprensione delle gomme che non hanno patito ne long run.

In linea con le dichiarazioni rese durante l’inverno, in Ferrari evitano proclami e trionfalismi. E’ sicuro che un certo ottimismo stia trapelando dagli uomini in rosso, ma questo non sta a significare che l’obiettivo primario è la lotta al titolo. L’intenzione è quella di crescere progressivamente e di tornare a lottare con costanza per il vertice. E questa F1-75, quindi, pare essere la giusta arma per iniziare questo cammino…


F1-Autore e Foto:  Alessandro Arcari – @berrageiz

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