La crisi internazionale mette a nudo i problemi relativi al budget cap

F1. Il protrarsi del confitto russo-ucraino sta iniziando a produrre le prime, concrete, difficoltà per team. In era di spese libere non ci sarebbero stati problemi di sorta a coprire il sensibile aumento dei prezzi che ora inizia a farsi sentire. Il budget cap, che nel 2022 ha subito una riduzione programmata rispetto all’anno procedente, il primo in cui è stato applicato, è adesso un ulteriore vincolo che la FIA intende aggirare o quanto meno contenere.

Chiaramente c’è anche l’avallo di Liberty Media che si dice favorevole ad un adeguamento del tetto di spesa all’aumentato livello inflattivo. Una modifica che, per essere operativa con effetto immediato, prevede il benestare di una maggioranza di otto team su dieci. Questo almeno nel 2022. Dall’anno prossimo, invece, servirebbe l’avallo di sole sei compagini.

F1
imprenditore e pilota di rally emiratino, attuale presidente della FIA

F1. Budget cap: il “ricatto” dei team medio-piccoli

Al momento il blocco di otto scuderie non è stata raggiunto. A mettersi di traverso sono quelle franchigie che possono trarre dei benefici dalle difficoltà altrui. Quelle squadre, insomma, che riescono a non andare in difficoltà nonostante l’aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti. I top team, difatti, operano sul filo del rasoio arrivando molto vicino al limite di spesa che risulta eroso per quasi dieci milioni di euro. Tra le squadre “riottose” dovrebbero esservi Williams, Alpine, Haas e Alfa Romeo.

Si tratta, in ogni caso, di realtà non del tutto libere. La prima delle citate è in qualche misura legata alla Mercedes. Le ultime due ruotano nell’ecosistema Ferrari. Le volontà dei team superiori potrebbero pesare nelle scelte future. La sola Alpine ha una certa agilità di manovra ma la sua posizione potrebbe traballare se durante la stagione mutassero alcuni scenari. Vedasi incidenti o corsa agli sviluppi. Il contesto è quindi liquido e cangiante.

L’inflazione, in Europa, dove sono allocate le basi dei team, viaggia al di sopra del 6%. Ammontare che, riferito al tetto di 140 milioni di dollari, equivale 8,4 milioni. Tagliare una cifra del genere sembra utopico. Specie per chi ha costi di gestione enormi. Da qui il salvagente lanciato dalle autorità del motorsport che alcune realtà non vogliono che venga adoperato per far annaspare i rivali.

F1
FIA

F1. Adeguamento del budget cap all’inflazione: serve una decisione rapida

Bisogna uscire dallo stallo in tempi brevi. Col dipanarsi della stagione e con la necessità di apportare modifiche alle vetture è impensabile che i team non possano ricalcolare le loro spese in tempi accettabili. E’ necessario ritrovare quella comunanza di vedute che ha permesso che tutte quelle squadre accettassero una progressiva riduzione del limite di spesa che ha portato ai vincoli ora vigenti. Prima la crisi pandemica poi quella geopolitica hanno mutato fatalmente il contesto finanziario.

La “guerra” tra top team e scuderie di seconda fascia sta dimostrando che forse è necessario un nuovo contesto operativo. Il budget cap dovrebbe essere adattabile. Servirebbe l’introduzione della cosiddetta “scala mobile“, uno strumento economico capace di indicizzare automaticamente i livelli di spesa in funzione degli aumenti dei prezzi di alcune merci col fine di contrastare la diminuzione del potere di investimento delle scuderie.

Un meccanismo efficace, noto e semplice da presentare ma che si trova ingabbiato dai veti incrociati di una categoria, la F1, che spesso non riesce a fare quadrato per interessi particolaristici.


F1 – Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: F1, FIA

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