Sprint Race: il no della FIA è figlio di un conflitto culturale ?

La prima Sprint Race stagionale di F1, disputatosi a Imola, è stato un grande successo in termini di pubblico e spettacolo. Questo nonostante le inclementi condizioni meteo della tre giorni sulle rive del fiume Santerno. Come auspicato, il ripristino del valore sportivo della pole position e soprattutto il nuovo sistema di punteggio della sprint race (clicca qui per saperne di più), hanno dato vita a uno spettacolo avvincente con numerosi sorpassi.

Una netta inversione di tendenza rispetto alle sprint della scorsa stagione, in cui l’esigua posta in palio non giustificava azioni rischiose che potessero pregiudicare la posizione di partenza durante la gara domenicale. A distanza di tre giorni dalla Sprint Race di Imola, la F1 Commission si riunì a Londra in un meeting, dove a margine dell’incontro furono deliberate alcune proposte che avranno, con ogni probabilità, un effetto molto invasivo sul futuro a medio-lungo termine della massima categoria del motorsport.

Uno dei temi all’ordine del giorno è stato l’aumento del numero delle Sprint Race per la stagione 2023 da tre a sei gare. Provvedimento inizialmente previsto per la stagione 2022 e successivamente procrastinato anche in relazione alla tiepida accoglienza del fan verso il vecchio format della gara sprint. Il 26 Aprile le scuderie hanno concordato all’unanimità l’aumento delle “Sprint Race” a sei nella stagione agonistica 2023.


F1: le indecisioni della FIA sulla Sprint Race

Tuttavia, la federazione internazionale, che nella F1 commision può contare su dieci rappresentanti sui 30 effettivi dell’organo collegiale, ha negato, in modo inatteso, il proprio benestare. La proroga richiesta dalla FIA prima della scontata approvazione va attribuita alla oggettiva necessità di verificare se le sedi delle future Sprint Race soddisfino i requirements necessari per le operazioni in pista che, di fatto, sono garantite proprio da personale della federazione internazionale stessa.

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lo start della Sprint Race a Imola edizione 2022

A conferma di tale sensazione si riportano le dichiarazioni del CEO McLaren Zack Brown, non senza sottolineare l’incomprensibile impreparazione della FIA su un argomento di cui si sta discutendo da oltre un anno:

“Penso che tutte le squadre abbiano votato a favore delle sei gare sprint, sopratutto ora che abbiamo visto i dati che ci dicono che creano più consapevolezza dei fan. La cosa più importante per far crescere il nostro sport riguarda la risposta dei fan quando proviamo delle novità. Mohammed Ben Sulayem ha detto che voleva effettuare altre verifiche prima del proprio benestare. Penso che la FIA e la Formula 1, forse, in una discussione del genere, avrebbero dovuto allinearsi su qualsiasi posizione prima di quegli incontri. Detto questo, suppongo che il tutto risolverà“.

Toto Wolff, mente fulgida a capo del team campione del mondo in carica, al contrario ha recepito serenamente il momentaneo stop all’aumento delle Sprint Race:

Sono sicuro che tra Stefano Domenicali, CEO della Formula 1, e Mohammed Ben Sulayem arriveremo a una risoluzione. Per l’emiratino era importante ascoltare l’opinione dei membri della FIA. Lui non era contrario, solo che aveva bisogno di più tempo per quella decisione“.

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Toto Wolff, team principal Mercedes AMG F1

In F1 convivono tre anime che per propria missione hanno diverse visioni della disciplina. La FIA, in qualità di ente regolatore, antepone la giusta interpretazione dei regolamenti e la loro corretta applicazione rispetto al fattore tempo. La mission di Liberty Media, il padrone del vapore, è quella di promuovere la massima categoria al fine di massimizzare l’interesse del pubblico e conseguentemente aumentare i ricavi del proprio prodotto. Infine ci sono i team, che necessitano sostegno finanziario al fine di supportare i propri obiettivi sportivi e il ritorno di immagine da essi derivante.


F1: potere allo spettacolo…

Da anni questa triade fa sempre molta fatica ad allinearsi verso strategie comuni, in un mercato globale in cui la rapidità decisionale rappresenta uno dei maggiori fattori di competitività. Sbarcate in F1 nella scorsa stagione in via sperimentale, le Sprint Race fanno parte da tempo del palinsesto di altre categorie del motorsport, quale corsia preferenziale per catturare l’interesse dei fan su un maggior numero di eventi nell’arco del week-end.

Abbiamo ancora impresse le immagini del fine settimana di Miami, in cui è apparso evidente il modo di intendere il motorsport nella visione di Liberty Media. Modalità di pensiero che magari farà inorridire i “puristi”. L’intrattenimento del cliente è la priorità al punto che l’aspetto puramente sportivo del week-end debba necessariamente rappresentare solo una parte dello spettacolo spalmato durante la tre giorni di pista.

In seno al governo della F1 è in corso un silenzioso conflitto culturale tra l’anima europea e la pragmatica visione americana della categoria. Posizioni discordanti che inficiano negativamente. In tal senso, non è un caso che proprio il boss californiano della McLaren sembri dimostrarsi il più indispettito dal temporeggiamento messo in atto dalla FIA in merito all’allargamento delle Sprint Race


Autore: Roberto Cecere – @robertofunoat

Foto: Mercedes – Formula Uno

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