Ferrari e Montreal: vorrei, ma non posso

F1. Si nasce Ferrari o si diventa Ferrari? Si nasce TP o lo si diventa? Si nasce con l’attitudine a fare squadra, essere autorevoli, creare un team di persone che lavorano come una squadra affiatata e vincente, o lo si diventa? Forse la verità sta nel mezzo. Puoi nascere con determinate qualità, ma le devi affinare con il tempo, con la fatica, con l’umiltà di dover imparare, apprendere, perché poi non si finisce mai di imparare.

Ora, va da sé che io penso (e da tempi non sospetti) che Binotto sia un grande tecnico, faccia funzionare bene il suo reparto, ma non abbia i galloni, diremmo l’autorevolezza, del comandante in capo. Il problema è se avrà mai queste doti. Il tempo è galantuomo e vedremo ma, per ora, ci ha mostrato un team principal e una scuderia che, per tanti versi, sembrano adagiarsi sulla mediocrità.

La F1-75 è una monoposto velocissima, non si discute. Forse globalmente più veloce della RB18. Lasciamo pure perdere per un attimo l’affidabilità lato PU. Il gioiellino è nato da Maranello, quindi sanno fare monoposto eccellenti. Finalmente. E hanno i soldi, i mezzi, gli strumenti per fare il grande salto. Ma è fare il grande salto la vera difficoltà.


F1: Dall’aspirare a essere Ferrari, all’essere Ferrari.

E qui il team si scopre piccolo, preda di tempeste ormonali, umorale, talvolta come se mancasse una catena di comando. Non si vince più da sei gare, la Red Bull ha preso il largo, la gestione strategica è quella che è, nel senso che statisticamente anche noi, con la nostra birra in mano mentre stiamo guardando la gara, avremmo fatto almeno una volta la cosa giusta, i pit stop sono tornati ad essere farciti di errori e anche i piloti subiscono questo nervosismo.

Prendiamo Sainz. E’ sempre lì, sul punto di diventare grande. Ma non lo diventa mai. C’è sempre lo sbaglio, la sfortuna, la sbavatura a quell’ultima curva, ad impedire che faccia il grande salto. Ci eravamo illusi, lo so bene. Ma ora, dobbiamo tornare con i piedi per terra. Non so se la rossa vincerà qualche altra gara, ma il mondiale è abbondantemente andato. Ci crede solo Charles. E fa bene a farlo. Sembra quasi l’unico capace di portare sulle sue giovani ma robuste spalle il peso di quel Cavallino glorioso.

F1

Non penso ci creda più Binotto, ammesso che ci abbia mai creduto (perlomeno in questo campionato). La Ferrari ha bisogno di qualcuno che le dia di nuovo autorevolezza, che le dia serenità contro le pressioni che la stampa nostrana (e anche i tifosi, compreso il sottoscritto) le mettono addosso. La Ferrari ha bisogno di qualcuno che davvero la voglia vedere, fortissimamente, tornare grande. 

Colgo dunque la frase di Antonino Rendina, che ho letto su twitter, e la condivido: Ci vorrebbe uno come Lapo che sia sempre lì, a unire la squadra, a farla crescere. E, se necessario, a disfarsi di quel mistero buffo dell’Ing. di Gran Croc Ignazio Ruota. Perché il fatto che il signore resti lì, immarcescibile, imperturbabile, è uno dei grandi misteri di questa squadra. O, forse, ne è, in filigrana, la sua essenza attuale.

Autoreferenziale, un pò infastidita dalle critiche, trasparente (merito questo del TP) ma che non fa mea culpa quasi mai. E, in definitiva, la Ferrari di oggi si scopre tecnicamente forte, ma dalla piccola e fragile tempra, senza quella forza, quella fibra, quell’essenza che ne hanno costruito la mirabolante e unica e irripetibile storia.


F1. Gp Canada 2022: Voti

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La Ruota. Voto: eterna. Prima o poi dovrò fare il panegirico, si fa per dire, di questo talento cristallino che abbiamo preso oltre 7 anni fa e di cui si conoscono ormai quasi solo gli errori strategici. Anche domenica, chiamate ai pit sbagliate (in questo caso complice anche Leclerc), gestione dal muretto che sembra essere affidato al caso, e ultima sosta per Sainz che viene rispedito in pista con le dure. Neanche un possibile azzardo per azzannare Max.

Ignazio Ruota ci ha fatto sapere che avremmo vinto in scioltezza a Baku. I calcoli dicevano questo. Ma le ipotesi non portano voti, quindi questo discorso è uno schiaffo alla logica. E al buon senso. Pit stop Ferrari. Voto: Maranello abbiamo (di nuovo) un problema.

Sainz jr. Voto: 9 e mezzo. Il problema è, come scrive anche Antonini, che serviva un 10. Serviva cioè una vittoria. Vuoi per il morale, vuoi per i punti. E Sainz è arrivato secondo. E siamo sempre lì, la differenza fra il voler e il poter fare qualcosa.

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Perez. Voto: le tragi-comiche. 

I piloti ci provano sempre, ma davvero mi è sembrata grottesca la scena di lui che, avendo preso in pieno le barriere, a motore acceso, cerca di disincagliarsi, folle, prima, retromarcia, con i commissari in mezzo alle sue ruote anteriori. Una roba che, se fosse accaduta agli uomini di Maranello, li avrebbero certamente fustigati in pubblica piazza. Anche perché ora mi fa sorridere, ma gli steward potevano davvero rischiare di farsi male…

Alonso. Voto: chi si rivede. Aspettavo da tanto tempo di vedere l’asturiano in alto. E’ durata poco, ma abbiamo rivisto un acuto. Speriamo in altri, e che siano di maggiore costanza.

Totone e la direttiva anti-porpoising. Voto: riflesso sullo specchio.

Quel volpone di Wolff se ne esce attaccando Horner (normali liti tra comari) e affermando: “Ci sono team principal che cercano di manipolare la competizione e di fare giochi politici”. E che, si era appena specchiato?

Horner e la direttiva anti-porpoising. Voto: ha ragione.

Lo spice boy ha affermato: “Pericoloso che FIA possa decidere l’assetto”.

Riuscite a dargli torto?

Safety first. Voto: ipocrisia.

Cortocircuito FIA. La nuova direttiva sulla sicurezza nasce dal pagliaccesco, assurdo regolamento che impedisce ai team di testare liberamente le loro F1. In sostanza, la FIA (motto, appunto “safety first”) ha messo in moto un meccanismo che crea auto poco sicure. Masterclass!

Hamilton. Voto: 9. Quando non si lamenta e si ricorda di essere un gran manico, va a podio (come minimo).

W13. Voto: progetto sbagliato?

Ho la netta sensazione che a questo giro in Mercedes abbiano cannato completamente il progetto. Silverstone ultima spiaggia?

VSC. Voto: immondo accrocchio. Come mai nel 2022, nel regno della tecnologia, la federazione internazionale non riesce a trovare un modo per mantenere costanti le distanze fra le vetture sotto VSC? Ah… saperlo… 

Genè e la lingua italiana. Voto: una lotta senza esclusione di colpi.

P.S.

Sono così intossicato dalla Ferrari da essere felice che domenica prossima non ci sarà un Gran Premio. E voi, vi sentite come me?


Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi

Foto: Scuderia Ferrari

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1 COMMENT

  1. io credo sia come una specie di dipendenza, come un richiamo delle sirene che ti fanno puntualmente mettere da parte il tuo “basta, dopo questa gara devo avere un approccio più freddo e distaccato al campionato”; e invece, puntualmente, ci ricaschi come e peggio di prima.

    Che ci sia uno stop di mezzo, nel mio caso, fa bene solo fino al martedì perché già al mercoledì cominci a essere tormentato nuovamente dall’astinenza e da quel sentimento che hai perfettamente descritto nell’articolo “A Maranello non sono pronti per il mondiale”.

    Ma noi l’amiamo a prescindere da tutto…

    almeno questo fine settimana possiamo andare al mare senza nascondere le radioline in bocca come insegnava il buon Filini

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