Mercedes: Lewis Hamilton è tornato. Ma era davvero andato via?

La Mercedes W13 è una monoposto “particolare”. E’ veloce, ma non velocissima. E’ sicuramente capricciosa ed è certamente “svogliata”, riluttante com’è a farsi domare. Caratteristiche che in F1 non aiutano a tracciare quel sentiero che porta alla vittoria. Ma ha una dota innegabile: è solida come un carrarmato. In stagione non ha conosciuto una singola battuta d’arresto per problemi tecnici.

L’unica, piccola, difficoltà è arrivata in Spagna quando, sul finale, Lewis Hamilton ha dovuto fatalmente alzare il ritmo cedendo la posizione a Sainz per un improvviso innalzamento delle temperatura del motore causato ad un malfunzionamento dell’impianto di raffreddamento. Per il resto la macchina è stata un orologio affidabilissimo. Una virtù che ha permesso agli uomini di Brackley di raggranellare un nel po’ di punti e di ottenere molti ed inattesi podi sfruttando le altrui sventure.

Come accaduto ieri quando, per la prima volta in stagione e sotto le effige della Stella a Tre Punte, Lewis Hamilton e George Russell si sono ritrovati insieme a stappare champagne. Dopo 12 round iridati la Mercedes è solidamente terza con un vantaggio spaziale sulla Alpine che insegue da lontanissimo. E con un ritardo dalla Ferrari di sole 44 lunghezze che non fotografa il vero deficit prestazionale rispetto alla Rossa ma che, di contro, indentifica per bene quanto la W13 sia costante e quanto la F1-75, anche a per colpa dei suoi piloti non sempre perfetti (leggi qui), perda punti in maniera piuttosto clamorosa. E costante.

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Mercedes W13 Gp Francia (foto Alessandro Arcari)

F1. Mercedes: piccoli progressi ma resta il problema della gestione delle gomme

Le Castellet doveva essere il palcoscenico sul quale la Freccia d’Argento si sarebbe dovuta esaltare infastidendo Red Bull e Ferrari. Al di là del brillante risultato finale, le cose non sono proprio andate così se osserviamo il passo gara e soprattutto se constatiamo il perdurare di una caratteristica piuttosto limitante: il warm-up degli pneumatici. “Sappiamo che come squadra facciamo fatica con il riscaldamento delle gomme e alla ripartenza ho lottato con lo stesso problema – ha spiegato George Russell alla fine della gara – Il nostro passo era ragionevole e ci stiamo avvicinando ai primi“.

Dello stesso avvisto Toto Wolff che ha parlato di W13 ancora non all’altezza le vetture d’avanguardia. Mancherebbero dai sei ai sette decimi per l’aggancio alla vetta. “In qualifica – ha spiegato Wolff fatichiamo a portare le gomme nella finestra ottimale e non riusciamo a tirare fuori il massimo dal primo giro secco. E poi, in gara, perdiamo tre secondi all’inizio delle operazioni. Ma, una volta stabilizzati, in realtà non siamo poi così male. Abbiamo ancora molto lavoro da fare“.

Speravamo che la macchina fosse gentile con le gomme, le condizioni erano molto difficili dato il circuito e la temperatura, ma il degrado è stato buono e anche se ci manca un po’ di passo, sembravamo almeno un po’ più forti verso la fine degli stint“. In queste parole anche Andrew Shoviln conferma che la W13 tende ad esaltarsi col passare dei giri: il degrado è sempre contenuto e sotto controllo, ma la cosa avviene a scapito delle prestazioni.

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Mercedes W13, Gp Francia 2022

F1. Mercedes: Lewis Hamilton è salito in cattedra

Ieri la Mercedes ha raggiuto il suo climax stagionale in termini di punti raccolti nel singolo weekend di gara. Contestualmente è giunta la prima piazza d’onore del 2022. Merito anche di un Lewis Hamilton che da qualche tempo ha ingranata la marcia più alta ritornando ad essere un fattore determinante per il suo team.

Che grande risultato – ha esordito un soddisfatto ma provato Hamilton al termine del GP – considerando che siamo stati così lontani per tutto il weekend e che ho saltato le FP1. Non mi aspettavo di lottare per il secondo posto o il podio, quindi questo è un risultato meraviglioso per noi. Il nostro team è stato fantastico quando si tratta di affidabilità e dimostra che, con dedizione e concentrazione, possiamo lentamente risalire. Non abbiamo ancora lo stesso ritmo delle due squadre in testa ma oggi siamo riusciti a tenere a bada uno di loro [Perez] quindi un grande risultato per noi, tutti hanno lavorato sodo“.

Lewis sembra finalmente essersi caricato il team sulle spalle, cosa che nella prima fase di stagione non sembrava accadere. Almeno dal di fuori. “Lewis ha combattuto come un leone, continua a spingere la squadra. Mantiene la sua mentalità positiva, anche in giornate difficili come ieri e non smette mai di spingere“. Dichiarazioni di Wolff che mostrano lo scatto compiuto dal sette volte iridato che a Imola aveva toccato il punto più basso del suo campionato.

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Lewis Hamilton – Mercedes AMG F1 Team – Gp Francia 2022

F1. Mercedes: la fine degli esperimenti ha permesso a Hamilton di liberare il potenziale

Ma cosa è successo per rimettere il pilota al “centro del villaggio”? Per molto tempo – forse troppo – la W13 è stata un laboratorio ambulante. Lewis, che pure ha dovuto lottare con la sfortuna che lo ha limitato in molte circostanze (Jeddah, Spagna, Australia per citar alcuni episodi), è stato il conducente che si è dovuto sobbarcare la maggior parte del lavoro sporco per raccogliere dati che potessero consentire agli ingegneri di risolvere i vari rebus tecnici che affliggevano la vettura. Assetti devianti e aggravio di peso derivante dalla presenza di sensori solitamente non usati in gara sono stati la costante delle prime gare.

Hamilton ha accettato il ruolo da “cavia” con l’obiettivo di superare le difficoltà, ma ad un certo punto la cosa si è riverberata sulle prestazioni. Fu proprio il driver, col sorriso sulle labbra, a dire che prima o poi si sarebbe augurato lo stravolgimento del paradigma: lui a lavorare liberamente, George a prodursi in test specifici. Questo non è successo, è semplicemente capitato che la Mercedes, trovate alcune macro risposte che cercava, abbia smesso di utilizzare la vettura n°44 come un tester ambulante.

Anche questo è alla base del ritorno del sette volte iridato che ha iniziato a ricucire lo strappo dal compagno e, complice gare meno sfortunate, a mostrare un differenza di passo rispetto al giovane talento di King’s Lynn. Negli ultimi giorni si sono lette alcune fantasiose ricostruzioni secondo cui Hamilton avesse smesso di condividere i dati col suo collega. Ci risulta che non sia così e l’ascolto reiterato dei team radio non fa che confermare questa dinamica: Lewis si informa sui dati prodotti dalla vetture di George, quest’ultimo continua a fare la stessa cosa con il compagno di squadra. Gli abbracci post Paul Ricard non fanno altro che mettere una pietra tombale su una polemica che non ha trovato terreno fertile per quanto era assurda.

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F1 – Toto Wolff abbraccia Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1)
F1. Mercedes: Hamilton finalmente nella sua comfort zone

Hamilton ha semplicemente iniziato ad operare in un contesto tecnico più consono e con una monoposto, seppur non velocissima, almeno più prevedibile nel comportamento. Con bouncing e porposing praticamente annullati, Lewis ha potuto lavorare in un’area a più confortevole. Il feeling di guida è cresciuto e con esso sono arrivate le prestazioni.

Ancora, il livello di apprendimento delle caratteristiche delle auto di nuova generazione è cresciuto a dismisura. In questo “nuovo” contesto è stato più semplice aggredire il cronometro e mettere in campo la grande esperienza ratificata e certificata dai 300 GP disputati. Conseguimento, questo, arrivato proprio ieri.

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Le difficoltà che si sono percepite all’esterno, evidentemente, non sono state riscontrate nella scuderia che possiede tanti e tali elementi da poter valutare nel merito e senza margini d’errore il lavoro di un pilota. Per tal ragione Wolff ha più volte espresso parole di scuse per il mezzo offerto al plurititolato britannico. Ancora, l’apertura del team principal ad un rinnovo contrattuale, è una mossa molto eloquente, spiegante di quale importanza giochi Hamilton all’interno della franchigia anglo-tedesca.

Non c’era bisogno del secondo posto di ieri per capire che Lewis Hamilton era ritornato. Anzi, che non era mai andato via. Nei mesi scorsi si è ecceduto in commenti non proprio lucidi circa fase attraversata dal 37enne di Stevenage che continua ad inseguire il suo obiettivo stagionale: ritornare alla vittoria. E chissà che l’amata Ungheria non possa aiutare in tal senso.


Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: F1, Alessandro Arcari, Mercedes F1 AMG Team

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