Ferrari driver academy: un modello ancora lacunoso

Con la pausa estiva in atto, ci pensa il mercato piloti a mantenere attivo il silenzioso Circo della F1: dopo il pasticcio di casa Alpine, che ricordiamo aver lasciato Fernando Alonso emigrare verso un sedile Aston Martin (a sua volta lasciato libero dal ritiro di Sebastian Vettel)

dichiarando di aver “arruolato” Oscar Piastri, la successiva smentita ufficiale di quest’ultimo ha di fatto posto un punto interrogativo all’interno del team.

Non che sia quello l’unico volante attualmente ancora disponibile, chiaramente. Di recente abbiamo assistito al rinnovo di Alexander Albon con la Williams che però per l’altro 50% strizza l’occhio a Nick de Vries, possibile prima scelta al posto di Nicholas Latifi, in quanto parte del vivaio Mercedes (che tra l’altro ne motorizza la monoposto).

Anche in Alpha Tauri oltre Pierre Gasly, c’è bisogno di una conferma per Yuki Tsunoda così come per Guanyu Zhou in Alfa Romeo.

Ma se c’è un dettaglio da non sottovalutare, è senza dubbio quello che potrebbe accadere in Haas a Mick Schumacher: stando così le cose, è chiaro che per il giovane tedesco le possibili chance future possano essere relegate esclusivamente a questa scuderia.

F1. Mick Schumacher (Haas F1 Team) in azione all’Hungaroring

D’altronde lo scenario poco sopra descritto parla chiaro: non c’è ancora nulla di certo, e sebbene tutto possa comunque cambiare, è difficile che la situazione possa essere stravolta del tutto.

I rapporti di Schumacherino con il team si può dire che non siano sempre stati distesi: talvolta in passato il team principal Günter Steiner si è riferito al giovane pilota adottando termini poco gentili, anche se tale tendenza pare si sia attenuata.

L’ultima parte stagionale per Mick tra l’altro stava procedendo abbastanza bene, in netto miglioramento rispetto ad un avvio di campionato davvero indecoroso; dunque potrebbe essere questo un buon motivo per continuare a tenerlo in scuderia, ammesso che la Haas non si stia guardando intorno alla ricerca di altri talenti.

F1. Il discutibile modus operandi della Ferrari Driver Academy

Proprio a tal proposito Schumacher, essendo cresciuto nella Ferrari Driver Academy, dovrebbe poter fare affidamento sulla tutela che tale marchio dovrebbe riservargli, anche contando sulla figura del team principal rosso Mattia Binotto.

E se così non fosse?! Non è di certo la prima volta che giovani piloti formatisi nel vivaio Ferrari, abbiano poi avuto un risvolto di carriera non esattamente proficuo. Giusto per citare un esempio:

Antonio Giovinazzi in F1 dal 2017 al 2021, ha orbitato nell’allora Alfa Sauber divenuta poi Alfa Romeo Racing Orlen, per salutare il Circus alla volta della Formula E, in cui a dire il vero non sta raccogliendo chissà quali fruttuosi successi (su ben 14 gare, l’esatta metà sono stati ritiri).

F1
F1. Antonio Giovinazzi (Alfa Romeo Racing Orlen) si allaccia il casco prima di salire a bordo della sua monoposto (stagione 2021)

Potrebbe davvero esserci margine per Mick di subire lo stesso destino? Non possiamo ancora saperlo. Quello che però emerge da un passato piuttosto recente, è che in Ferrari abbiano un’impostazione di crescita dei propri piloti piuttosto difficile da comprendere.

Dopo averne coltivato il talento ed averli portati a raggiungere la massima Formula, sembra quasi che li lascino “abbandonati” a sé stessi, senza curarsi più di tanto del loro operato in scuderie minori (ma pur sempre loro affiliate), o del loro destino in generale, facendoli anche consumare in una Formula inferiore una volta mancato l’obiettivo.

Non c’è un ragionamento di crescita in ottica sedile Ferrari, come invece si può riscontrare in altre scuderie come la Red Bull, che di questo modus operandi negli anni ne ha fatto tesoro (fosse anche solo con lo stesso Max Verstappen, esordiente 2015 nell’allora Toro Rosso).

Insomma, per il team rosso determinati cognomi sembrano talvolta assumere le vesti di operazioni commerciali che di fatto non hanno una grande prospettiva futura, anche in termini tecnici; ed anche il non avere influenza sulle scuderie affiliate nemmeno in corso d’opera, sembra quasi una costante.

D’altronde ne è un esempio lampante il fatto che Kevin Magnussen in buona parte di questa stagione abbia letteralmente polverizzato Mick, costantemente schiacciato dal peso della pressione inevitabilmente subita.

F1
F1. Mick Schumacher e Kevin Magnussen (Haas F1 Team) in bagarre

Poi, che per molti il suo talento possa non essere all’altezza del suo cognome, questa è un’altra storia; ma se qualche romantico tifoso pensava ad una futura riconciliazione del vincente duo Schumacher-Ferrari che riporta alla memoria un dolce passato, è davvero probabile si sbagli di grosso.


F1 Autore: Silvia Napoletano@silvianap13

Foto: F1, Mick Schumacher, Scuderia Ferrari

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