Porsche getta la spugna: un monito allarmante per la F1

Il suggestivo ritorno in F1 di Porsche a partire dalla stagione sembra essere definitivamente tramontato. L’ambizioso programma della casa di Stoccarda non poteva prescindere dall’accordo con Red Bull, partnership che avrebbe garantito una competitività immediata al sodalizio anglo-tedesco. Il modello organizzativo della collaborazione conferiva un ampio potere decisionale al colosso tedesco dell’automotive, aspetto inviso al management della divisione Racing di Red Bull.

Il “Drink Team” sta vivendo probabilmente la migliore stagione in Formula 1 impreziosita da 13 vittorie su 17 gare. La divisione powertrains sta lavorando in modo eccellente gestendo le unità d potenza Honda di cui ha acquisito la concessione all’utilizzo della proprietà intellettuale. In sostanza i lusinghieri risultati del presente hanno permesso al team anglo-austriaco in una posizione di forza rispetto alle elevate richieste della controparte tedesca.

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Render della possibile livrea Red Bull – Porsche

F1. La milestone del 15 ottobre

Il 2026 è meno remoto di quanto si possa pensare. Il prossimo 15 ottobre scade il termine per registrarsi presso la FIA come motoristi del Mondiale F1, almeno per avere parola sulle questioni tecniche. Se questa scadenza non verrà rispettata, la prossima iscrizione sarà possibile solo nel 2027. Quindi il tempo stringe e Porsche sembra essere completamente fuori dai giochi. Un duro colpo per l’intero movimento della Formula 1 che attraverso i nuovi regolamenti tecnici delle power unit, in vigore dal 2026, contava sul ritorno di un marchio dall’indubbio fascino.

F1. La nuova visione dei colossi dell’automotive

Gli obiettivi dei programmi sportivi di Porsche e Audi sono diventati chiari. Il loro impegno non si limitava alla fornitura dei nuovi propulsori ma alla scalata societaria di team già presenti nel Circus. Se l’opposizione di Red Bull ha vanificato le ambizioni di Porsche, Audi sta pianificando la progressiva acquisizione del team Sauber consapevole di non poter competere ad alti livelli sin dal principio della propria esperienza nella massima categoria del motorsport.

Tale approccio è apparentemente in linea con la visione di Liberty Media che non ha nelle proprie priorità l’ampliamento della griglia di partenza, come recentemente dichiarato da Stefano Domenicali. In tal senso è anacronistico quanto encomiabile il supporto di Honda che attraverso HRC limita il proprio impegno alla sola fornitura di propulsori brandizzati Red Bull Powertrains. Una vision pragmatica figlia delle dure sconfitte nella veste di team ufficiale nei primi duemila.

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Jenson Button regala l’unica vittoria del team ufficiale Honda nel gran premio di Ungheria 2006

F1. La rinuncia di Porsche può scoraggiare altre new entry?

Il lungo e travagliato sentiero che ha percorso Honda per tornare al successo ha certamente inciso sulla decisione di Porsche. Essere competitivi ai massimi livelli in un contesto tecnologico in cui i principali competitor sono avanti anni luce può scoraggiare altri costruttori interessati al nuovo corso della Formula 1. Tuttavia secondo quanto riportato dalla testata tedesca AMuS due colossi dell’automotive starebbero valutando l’ipotesi di scendere in campo nella stagione 2027.

Le riserve dovranno essere sciolte entro giugno 2023 milestone per l’iscrizione al campionato 2027. In tal caso i nuovi player goderebbero, nel triennio precedente, dei bonus previsti per i nuovi Costruttori (circa 25 milioni di dollari in più da investire). Si fanno insistenti le voci su Ford e Hyundai, al momento impegnate entrambe nel Mondiale rally.

F1. I marchi storici del motorsport accolgono tiepidamente il richiamo della nuova Formula 1

Se l’obiettivo del nuovo regolamento tecnico delle power unit voleva essere un richiamo ai marchi storici del motorsport, al momento solo Audi ha ceduto al fascino della nuova Formula 1. Il responsabile di BMW Motorsport ha recentemente dichiarato:

“L’assenza dalla F1 non è un problema per noi perché BMW non è assolutamente interessata al momento. Credo che si debba anche essere realisti. In F1 gli investimenti sono molto elevati e bisogna avere successo per molto tempo per avere un ritorno. Quindi siamo soddisfatti dei progetti che abbiamo attualmente nel motorsport”.

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BMW-Sauber F1.08

Se a questo si aggiunge la presenza di marchi che hanno fatto la storia dell’auto come Alfa Romeo e Aston Martin che sono poco più che sticker sul cofano motore delle rispettive monoposto è evidente che in Formula 1 ha il disperato bisogno di nuovi costruttori che credano nel nuovo corso attraverso un impegno a lungo termine…


Autore e infografiche: Roberto Cecere – @robertofunoat

Foto: F1, BMW, Honda

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