Formula 1

Sprint race: un format necessario ma inviso ai piloti

Il Gran Premio del Brasile segnerà il ritorno della Sprint Race. Il format che i possessori della F1 ha introdotto l’anno scorso non ha sempre vissuto momenti felicissimi. Dopo un solo anno la sua natura è stata modificata a seguito delle aspre critiche di chi, a giustissima ragione, non poteva considerare il vincitore della “garetta” come il poleman del weekend. La FIA, sotto l’impulso di Liberty Media, ha così inteso slegare l’esercizio della sfida al cronometro dai 100 km di attività e, contestualmente, ha cambiato il sistema di punteggio rendendolo più appetibile.

Il 2022 doveva essere l’anno del raddoppio. Le sprint sarebbero dovute passare a sei ma sul cammino di questa decisione si è aperta una voragine che è stata tappata non senza fatiche. I primi a mettersi di traverso sono stati i team che chiedevano più danaro. Liberty Media, dopo una lunga trattativa, ha ceduto alle richieste delle compagini. Quando tutto sembrava fatto è stata la FIA a sbraitare chiedendo anch’essa più risorse per organizzare gli eventi.

Il bubbone è scoppiato poco prima che la stagione avesse inizio e, saggiamente, Stefano Domenicali ha deciso di rinviare tutto al 2023 dopo aver lavorato “in background” con Mohammed Ben Sulayem. Alla fine la sintesi è stata trovata e, salvo clamorose e ad oggi impreviste inversioni a U, l’anno prossimo potremmo “goderci” le sei gare veloci favorite dalla necessaria copertura finanziaria che, come al solito, mette d’accordo anche il soggetto più restio.

Max Verstappen (Oracle Red Bull Racing)

F1. Verstappen attacca: Sprint Race rischio inutile

Sulla sprint resta, però, una contraddizione forse insanabile: piace così tanto a Liberty Media che parla di format di successo in base a sondaggi di mercato che parlerebbero chiaro, ma pare non accenda l’entusiasmo la fan base. Specie di quella più attempata che resta legata ai modelli del passato. E poi ci sono loro. Quelli che lo spettacolo lo generano guidando i bolidi da mille cavalli: i piloti. Anche in questo caso non assistiamo ad un plebiscito di favori. Si va da parerei impostati al tiepido a bocciature piuttosto sonore come quella espressa da Max Verstappen.

Ogni volta che le disputo, l’obiettivo è sempre non subire danni e assicurarsi di rimanere nei primi tre. L’unico lato emozionante è avere una partenza in più. Ma, alla fine, solo chi si trova dietro posizione può risalire perché usando un solo treno di gomme che dura per un intero stint non succede molto“.

Abbiamo avuto tante gare emozionanti, quindi non c’è bisogno di aggiungere un evento che dura un terzo della distanza. E poi – ha rincarato l’olandese tutti sono molto prudenti, perché se stai lottando per il terzo posto e hai un problema e finisci ultimo, sai che il tuo weekend sarà difficile. Probabilmente non correrai dei rischi, quindi non è una gara vera e propria“.

Vetture pronte a partire per la Sprint Race di Imola 2022

Quello della Sprint Race è un paradigma che non riesce a trovar pace. L’unica certezza che abbiamo è che la proprietà americana della F1 farà di tutto per estenderla e per farla diventare il meccanismo riferimento. Liberty Media insegue il fatturato e sa che con un evento del genere gli spazi pubblicitari si vendono meglio. Così come i diritti TV poiché la share medio pare aumentare nei week end con questo tipo di manifestazione che spopola tra le nuove generazioni. La sensazione è che i piloti e i tifosi nostalgici dovranno abituarsi perché la strada è tracciata. E indietro non si torna.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1, Oracle Red Bull Racing, Scuderia Ferrari

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