Ferrari punta tutto sulla stabilità: nessuno scossone nel comparto strategico?

Sarebbe stato meglio per la F1 lasciare le regole così com’erano. L’obiettivo era quello di migliorare i sorpassi e lo spettacolo e di rendere più facili i duelli. È andata un po’ meglio, ma la grande rivoluzione annunciata non c’è“ stata“. Parole e musica di Sebastian Vettel da Heppenhiem. La stagione delle grande rivoluzione è stata il proverbiale topolino che nasce dal grembo della montagna. Tanta attesa, molta disillusione finale che non può essere compensata da un 20% in più di sorpassi dal 2021 al 2022. Acqua che non disseta.

Il vero fallimento – a cui si spera arrivino correttivi già nel 2023 – non è tanto sul comportamento dinamico delle vetture che risultano ancora schiave del DRS che verrà addirittura maggiorato nell’utilizzo, ma nell’aver riaperto la forbice prestazionale tra le scuderie che alla fine dell’annata passata sembrava essersi sensibilmente chiusa.

Red Bull ha vinto entrambi i campionati stracciando la concorrenza e scrivendo nuovi record numerici per la categoria. Fanno sorridere quelle sbilenche difese d’ufficio ahinoi poco sparute nel numero che parlano di un RB18 invero non dominante. I fatti smentiscono questa vulgata: la monoposto concepita da Adrian Newey è una schiacciasassi che ha lasciato solo cinque gare alla concorrenza. Vincendone diciassette. Dominio del quale Chris Horner si è pubblicamente beato.

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Scuderia Ferrari pit wall

F1. Gp Abu Dhabi: Ferrari efficace strategicamente. Non una consuetudine nel 2022

L’unica avversaria che per un certo lasso di tempo è sembrata essere credibile è stata la Ferrari che ha poi ha mollato di schianto a causa di un’affidabilità rivelatasi assai fallace e di un mancato programma di update che hanno frenato lo slancio inziale di una F1-75 che sembrava essere, dopo l’avvio stagionale, il mezzo da battere della categoria.

Ma l’annata in decrescendo di Maranello non può essere attribuita alla sola power unit e all’incapacità – o mancanza di volontà – di portare upgrade validi. Alcuni errori sono stati commessi dai piloti, troppi sono stati quelli in cui è incappato il muretto che è risultato tra i peggiori del lotto. Mattia Binotto, da condottiero proteggente, ha cercato di attirare su di sé le critiche sollevando gli strateghi dalle loro responsabilità. Ma in uno sport sovraesposto mediaticamente e nel quale i dati telemetrici sono facilmente reperibili, è difficile prodursi in difese d’ufficio che alla fine appaiono sterili e balbettanti.

Ecco che delle prime, flebilissime, ammissioni sono iniziate a fluire dal ventre del team. Non un plateale atto di autoaccusa, ma l’accertamento che determinate dinamiche hanno mal funzionato. Un primo passo verso la consapevolezza. Che analizzeremo più avanti. “Le nostre previsioni prima del GP confermavano come la gara fosse veramente tirata a livello di strategia tra la sosta unica media-dura e quella a due pit stop – ha spiegato Inaki Rueda commentando il Gp di Adu Dhabi – Avevamo due treni di gomme dure, cosa su cui pochi potevano contare. Pensavamo che la strategia più veloce fosse la doppia sosta. Dunque media-dura-dura“.

Ci siamo comunque avvicinati alla gara con una mentalità aperta. Siamo partiti con le gomme medie con lo scopo di vedere come andava a evolversi la situazione riguardo i nostri due obiettivi di fine stagione. Per quanto riguarda la gara di Carlos dovevamo decidere quale strategia adottare e abbiamo scelto per una tattica a due soste, anche perché dovevamo combattere le Mercedes che erano dietro. Hamilton ha scelto di fermarsi una volta ed era molto vicino alla fine, ma pensiamo che Carlos avrebbe comunque avuto la meglio“.

Sulla gara di Leclerc, che ha conquistato una prestigiosa seconda piazza nel “piloti”, ecco le valutazioni dell’ingegnere spagnolo: “Per quanto riguarda la gara di Charles, se la giocava con Perez. Malgrado il messicano fosse davanti, Charles gli si è avvicinato molto, al punto da entrare al 15esimo giro nella finestra di undercut. Perez si è così dovuto fermare presto ed è stato obbligato alla strategia a due soste“.

Abbiamo tenuto fuori Charles il più a lungo possibile in modo da poter decidere poi se fermarci una o due volte – ha spiegato Rueda – Anche nel secondo stint Charles ha guadagnato su Perez. Questi doveva prendere una decisione: fermarsi ancora o lasciare che facesse Charles l’undercut? Ha deciso di fermarsi e dunque Charles è rimasto in pista e ha eseguito perfettamente la strategia a una sosta“.

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Charles Leclerc (Scuderia Ferrari) durante il Gran Premio di Abu Dhabi edizione 2022

F1. Ferrari: stabilità anche nel settore tattico?

Analizzeremo questa gara e tutte le altre per poter migliorare in vista del 2023. Non vediamo l’ora di combattere per il titolo“. Questa la breve chiosa che il tattico ha fatto dopo il consueto debrief. Poche parole che hanno un valore molto simbolico e decisamente pesante. Rueda parala da confermato, da uomo la cui posizione non traballa affatto. Fatto che potrebbe essere letto come indizio e che potrebbe proseguire sulla scorta della smentita ufficiale della Ferrari circa i rumors che volevano la rimozione di Mattia Binotto.

L’Head of Race Strategy and Sporting del Cavallino Rampante, non è un mistero, è uno dei fedelissimi del team principal nativo di Losanna. Il fatto che possa restare in sella ci dà un’indicazione di massima che, chiaramente, non può mai essere letta come una conferma perché in Ferrari, ne sa qualcosa Maurizio Arrivabene, i colpi di scena sono all’ordine del giorno.

Certo è che il reparto tattico de La Scuderia verrà rimpinguato soprattutto per quel che concerne le figure che operano a distanza. Ci risulta, difatti, che in Ferrari stiano lavorando concretamente per migliorare nella conduzione delle operazioni di gara. Un lavoro impostato su un doppio binario in cui si sta provvedendo, da un lato, ad integrare l’equipe che opera al remote garage di Maranello e, dall’altro, a far “parlare” meglio tra di loro i tecnici che lavorano in pista con quelli allocati a distanza.

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lo spagnolo Carlos Sainz (Scuderia Ferrari) a bordo della sua F1-75

La franchigia italiana s’è affidata troppo alle fredde analisi previsionali postulate dai software accantonando le indicazioni che arrivavano dai piloti. Su questo frangente, in stagione, Sainz è riuscito ad imporsi maggiormente dettando egli stesso la linea al suo muretto. Cosa dalle quale ha tratto benefici evidenti. Vedasi Monaco Silverstone. Di contro, Leclerc si è più costantemente affidato al suo box mostrando un atteggiamento più passivo per il quale ha pagato uno scotto molto alto. E le qualifiche del Brasile sono una buona cartina di tornasole di questo stato di cose. 

D’ora in poi, in Ferrari, intendono supportare diversamente e in maniera più compiuta l’azione dei driver che sono e devono essere ritenuti la prima antenna che raccoglie dati preziosi mentre le vetture girano. La pausa invernale, quindi, servirà anche per riorganizzare interamente le risorse e renderle più efficaci con lo scopo di minimizzare gli errori.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1
, Scuderia Ferrari

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