Una F1 allargata solo se saprà generare valore aggiunto

Negli ultimi anni il Circus Iridato ha innegabilmente vissuto una fase di espansione. I difficili anni del Covid che hanno costretto ad un ridimensionamento delle spese, vista anche la mancanza di pubblico, sembrano ad oggi lontani ricordi. Questa F1 piace e soprattutto attira interesse, non solo di nuovi tifosi pronti ad accaparrarsi un posto pur di vivere un momento del weekend di gara, ma anche di nuovi tracciati, team e Costruttori.

Delle ultime grandi vittorie che Liberty Media è riuscita a portare a casa ne hanno infatti beneficiato, e ancora lo faranno, le tasche della Formula Uno. Da un lato il rinnovo dei diritti televisivi e dall’altro l’ingresso di un grande marchio come Audi rappresentano, infatti, due punti di ripartenza fondamentali. Nonostante l’enorme crescita, il Circus resta però ancora un muro invalicabile per chi prova ad entrare come team. Una chiusura che alla base sembra avere la sola motivazione economica.

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Markus Duesmann, Presidente del Consiglio di Amministrazione di AUDI AG (a destra) e Oliver Hoffmann, Membro del Consiglio di Amministrazione per lo Sviluppo Tecnico di AUDI AG

F1. Un nuovo team spaventa il Circus o le sue tasche?

Negli ultimi anni la F1 ha iniziato un cambiamento che nel 2026 la porterà anche ad una nuova era motoristica. Le novità tecniche che subentreranno a quelle attuali non sono però le uniche modifiche a cui il Circus si è sottoposto. L’ingresso dei nuovi tracciati in calendario sembra infatti delineare una strada ben precisa che Liberty Media intende seguire. La ricerca dello spettacolo ha così preso il sopravvento su quella che è la pura corsa (leggi qui).

Le gare cittadine vengono così preferite a quelle in autodromo, con biglietti dal prezzo sempre più elevato ma che comunque url pubblico è disposto a comprare. Un interesse che non solo ha portato la F1 a riprendersi bene dalle difficoltà lasciate dagli anni del Covid, ma che ha portato molti Paesi del mondo a “pretendere” un posto in questa grande macchina economica.

Non sorprende dunque l’ingresso di un grande marchio come Audi, così come non sarebbe stato un problema quello di Porsche. Ciò che invece sembra spaventare questa F1 è l’arrivo di un possibile undicesimo team. Nei mesi si è infatti molto discusso sul possibile ingresso di una nuova scuderia, quella di Andretti. Una possibilità che però ha ricevuto in fretta una porta in faccia, anche da chi in F1 ci corre già. Il motivo appare semplice: non porta valore aggiunto. Ma tale valore forse non è valutato secondo le regole della pista, ma quelle finanziarie.

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Michael Andretti, n°1 della Andretti Global che sta provando a fare ingresso nel Circus iridato

F1, sì a un nuovo team solo se economicamente vantaggioso?

La F1 sembra ormai direzionata verso una strada ben diversa dalla competizione sportiva. L’enorme macchina economica che Liberty Media sta contribuendo a creare sembra infatti non lasciare più molto spazio a quelli che sono i valori sportivi o le basi di un DNA che ad oggi appare diverso. I nuovi tracciati ne sono un piccolo esempio. La F1 è infatti sempre più diretta verso l’essere un solo grande show dagli enormi proventi.

L’estenuante ricerca di uno spettacolo che basterebbe lasciar andare in scena in ogni weekend di gara ha ormai preso il sopravvento. Cambiare non è certo sbagliato, ma forse le motivazione che spingono alle novità lo sono. Il rifiuto al vedere un nuovo team in pista racconta infatti molto su quale sia il valore aggiunto citato anche da Stefano Domenicali. A livello di sport, una scuderia in più porterebbe inevitabilmente più battaglia in pista. Ma questo non basta.

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Il valore che deve essere portato appare infatti puramente economico, motivo per cui l’ingresso di Audi, così come quello di Porsche, non è mai stato messo in discussione. Se i vantaggio economici non superano quelli sportivi, le porte di questa F1 sembrano infatti chiudersi, dimostrando un attaccamento a ciò che entra nelle tasche che purtroppo sembra essere l’unico carburante di cui il Circus necessita. Team compresi.

Se da un lato infatti Liberty Media ha intrapreso la strada dello show, dall’altro non va dimenticato che i team non hanno opposto resistenza. La fetta di introiti sancita dal Patto della Concordia fa infatti comodo anche a loro e, l’ingresso di una nuova realtà, porterebbe ad un ridimensionamento a cui non si è pronti a rinunciare. La F1 sta certo vincendo la sfida dello spettacolo, riportando anche una marea di pubblico in presenza. Ciò che non si accorge di perdere è però l’unico vero valore di cui dovrebbe preoccuparsi. Quello sportivo che i soldi, purtroppo, non potranno ricomprare.


Autore: Chiara Zambelli@chiarafunoat

Foto: F1, Las Vegas Circuit, Andretti Global, Audi Sport

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