Ferrari: il ragno americano, il faraone e altri personaggi fantastici

F1. Sgombriamo il campo dal cerchiobottismo democristiano, perché sarà pur vero che la Democrazia Cristiana non c’è più da un pezzo ma i suddetti restano vivi e vegeti. Più che mai. E non sappiamo se sia un bene. Mattia Binotto, alias il “Faraone” (come da definizione di diversi “interni” alle faccende di Maranello) e, altra parentesi, ci vuole un grande ego per fare il faraone, chiusa parentesi, non è più team principal della Ferrari. E questa è una buona notizia.

Il nostro ha scalato i vertici della Ferrari in un periodo di grandi cambiamenti e, da ingegnere, un giorno ha sognato di diventare il grande capo. Ha visto l’occasione giusta e l’ha agguantata con determinazione. Il che è assolutamente lecito. Cosa saremmo noi esseri umani senza la legittima molla a puntare in alto o a migliorarci? Ben poca cosa.

Il problema subentra sempre quando l’ambizione travalica le capacità. Ma di norma accade proprio che essendo molto ambiziosi si creda di riuscire ad avere determinate abilità che esulano proprio da ciò che si è e da quello che è il nostro ambito naturale, per così dire.

A chi dipinge il nostro “Egon Spengler” come un angioletto giovi ricordare che la F1 “non è un pranzo di gala”, soprattutto ai vertici, e che, per quel che può contare, mi sono ormai fatto l’idea (non campata in aria, sia chiaro) che il fu team principal sia uno della categoria inaugurata da Prodi: “grondano bontà da tutti gli artigli” (semicit.).

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Maurizio Arrivabene (di spalle), Mattia Binotto e Sergio Marchionne – Scuderia Ferrari

Detto ciò, bisognerebbe ricordare anche come Binotto è arrivato ad essere Team Principal. Morto prematuramente Marchionne, Arrivabene ha visto cominciare a scricchiolare la sua posizione. Ci ha messo del suo, naturalmente, e a quel punto i dissapori con il suo direttore tecnico, proprio il “buon” Mattia, dopo il naufragio delle speranze iridate del 2018, ha portato ad una lotta furibonda nelle cucine di Maranello dove, ad uscire sconfitto, è stato proprio Maurizione.

La rivolta interna ha visto isolato quest’ultimo mentre i vertici del reparto tecnico incoronavano re Binotto. La presidenza, insediata da poco, silente e sideralmente lontana, in qualche modo approvava e “bollinava” il nuovo status quo. Il bilancio prettamente numerico del manager di Losanna, dopo quasi un lustro, è deficitario pure verso chi ha defenestrato.


F1: perché Binotto ha abbandonato la Ferrari?

Credo siano due le cose che gli sono costate, a Mattia, la defenestrazione. Primo: la gestione abbastanza imbarazzante dell’accordo riservato 2019 Ferrari-FIA. Un pasticciaccio che, per evitare brutte figure del marchio, ha portato a bruttissime figure dello stesso, sulle piste, per due anni. Il primo addirittura con un peto-motore, che è un vero e proprio insulto alla storia della rossa.

Secondo: non aver risolto un solo problema di quelli legati al “capitale umano”, vale a dire le braccia e le menti del reparto tecnico. Anzi, le criticità a livello gestionale e strategico, mentre Binotto bisticciava con Leclerc e Vanzini, sono divenute endemiche. Anche perché, come si diceva in premessa, il Faraone, da accentratore assoluto, non ha voluto lasciare alcuna delega e anche il buon Toto (il prototipo ideale del Team Principal moderno) sarebbe diventato matto cercando di controllare tutto.

Altro macigno non da poco, la gestione della direttiva tecnica TD039. Sarà pur vero che la FIA ha usato l’escamotage delle questioni di sicurezza (bufala, quella della sicurezza, ormai acclarata) che di fatto scavalca i team, ma il problema è che la Ferrari, dovendo tutelare una monoposto che andava una meraviglia, avrebbe dovuto agire prima, e con forza, per evitare il cambiamento delle regole in corsa.

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l’espressione concentrata di Mattia Binotto (Scuderia Ferrari)

Probabilmente non sarebbe bastato contro il genio di Newey e la perfetta macchina da guerra Red Bull con Verstappen, ma comunque avrebbe dato al mondiale un finale meno doloroso/ridicolo. Quindi, possiamo dire senza tema di smentita che Mattia è stato, in buona parte, artefice del suo destino.

E qui, però, veniamo anche a chi lo ha lasciato colpevolmente solo, permettendo che il furore accentratore del nostro imballasse la scuderia, tanto che più che attrarre nuovi tecnici ci siamo pure fatti scappare Resta (incompatibilità caratteriale con Binotto, ci raccontano le gole profonde).

Sì, stiamo parlando di John l’americano, il mega/meta presidente tanto lontano, eppure così vicino. Non riesco a decifrare la sua figura, lo ammetto. Mi verrebbe da usare la celebre, ambigua e perfida definizione del Parini, sul giovin signore, nel “Giorno”: “colui che da tutti servito, a nullo serve“, ma in realtà sto cominciando ad immaginarlo come qualcosa di molto meno innocuo, complici anche le suggestioni sulle vicende della mia squadra di calcio del cuore, la Juventus.


F1/Ferrari: Elkann il mutaforma

Comincio a vedere che il nostro, con quel maglione improponibile, quelle scarpe un po’ così, per carità roba che probabilmente vale una decina di miei stipendi, comunque dicevo… lo comincio a vedere come un mutaforma che, (avete presente la Cosa di Carpenter?), cambia e si trasforma… ecco quella figura stilizzata comincia ad apparirmi come quella inquietante (soffro di leggera aracnofobia) di un ragno.

Il ragno è paziente, attende. Aspetta il momento buono, ha tempo e lascia che le cose accadano, inerte come una sfinge. Aspetta che la propria preda finisca nella sua rete e con quella ci s’impicchi. E poi finisce il lavoro. Il problema, con i ragni, però, è che una volta imbozzolata la preda per digerirla, non pensano al contesto, non vanno oltre la rete. Il loro mondo comincia e finisce lì, in quella trama geometrica bella e fredda.

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lo stravagante abbigliamento di John Elkann, presidente della storica Scuderia Ferrari

Detto banalmente… ti sei pappato Binotto, possibile che tu non avessi un successore designato? E i fatti di questi giorni, con il toto-tipi che impazza, e ogni giorno ha la sua pena, manco fosse un talent show di bassa lega, sembra purtroppo avvalorare tale ipotesi. E questa non è una buona notizia. Ho ancora la speranza di essere stupito. Temo che lo sarò…


Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi

Foto: Scuderia Ferrari

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1 COMMENT

  1. Non sarà una storia alla Piastri?
    Avevano qualcuno in vista e, venduta la pelle dell’orso, o del nuovo TP, gli é scappato. La ragnatela non ha funzionato come previsto.

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