FIA/Liberty Media: segnali di mutato rapporto

Spesso abbiamo parlato di americanizzazione della F1 alludendo a quel processo che sta portando la serie ad essere sempre più basata negli Stati Uniti: una proprietà americana, quella di Liberty Media Corporate che ieri ha festeggiato il sesto anno dell’acquisto della categoria (leggi qui), tre gare sul suolo yankee e un team che presto potrebbe essere affiancato da un altro composto dal duo Andretti/Cadillac che si è messo in testa di fare molto sul serio approntando un programma che prevedere anche la creazione di un’equipe di F2 e una di F3. Dettagli di cui vi abbiamo dato conto in un’intervista esclusiva a “Piedone” che potete consultare al seguente link: clicca per approfondire.

Se scendiamo a fondo delle cose ci accorgeremo che è in corso di svolgimento un’altra dinamica. Ed è quella che porta direttamente in Medioriente, laddove la Formula Uno pare si stia concretamente spostando, attratta da capitali che odorano di petrolio. Negli ultimi tempi è l’Arabia Saudita il catalizzatore degli interessi del Circus. Il Paese che sorge tra il Mar Rosso e il Golfo Persico è divenuto sempre più presente nella vita della categoria. Nel marzo del 2020 Saudi Aramco, la principale azienda energetica saudita, diviene uno dei sei sponsor principali del carrozzone dei gran premi.

Ancora, il Fondo Sovrano Saudita (PIF), nell’Aprile 2020, ottiene il del 5.7% di Live Nations, la società organizzatrice di concerti ed eventi sportivi facente parte di Liberty Sirius XM Group, uno dei tre pilastri di Liberty Media Corporate. Elementi che si incastrano con l’ufficializzazione dell’ingresso dell’Arabia Saudita nel calendario mondiale della F1 con il gran premio che fino al 2027 si terrà sul circuito di Jeddah per poi, dal 2028, approdare sul nuovo tracciato permanente di Qiddiyah, attualmente in fase di costruzione.

Public Investimet Found, tra l’altro, è entrata anche nel pacchetto azionario di McLaren con una quota di minoranza e, successivamente, ha fatto ingresso in Aston Martin con circa il 17% del totale diventando così il secondo azionista del team di Lawrence Stroll.

F1
Lewis Hamilton (Mercedes AMG Petronas F1 Team) taglia il traguardo e vince il F1 Aramco Gran Premio di Spagna edizione 2021

F1. L’Arabia Saudita fa una OPA al Circus

Il quadro su descritto spiega come gli interessi sauditi nella Formula Uno siano sempre più crescenti. Tanto da arrivare ad un’acquisizione del portafoglio azionario ora saldamente in mano a Liberty Media? A quanto pare sì. O almeno è questo ciò che il fondo saudita ha provato a fare nei mesi scorsi. Molti si erano detti scettici sulla veridicità della notizia, ma è stato Mohammed Ben Sulayem, indirettamente, a darne conferma. Ma andiamo per gradi.

All’inizio del 2022 il fondo PIF pare abbia presentato, stando ad una ricostruzione di Bloomberg, un’offerta faraonica di circa 20 miliardi di dollari a Liberty Media per acquistare la F1. Considerando che il colosso americano dell’intrattenimento aveva ottenuto il tutto per 8 miliardi dalle mani di Bernie Ecclestone avrebbe fatto una bella plusvalenza. Ma ad oggi John C. Malone e i suoi non ne vogliono sapere di cedere la mano. Cosa che fa desistere i sauditi? Assolutamente no visto che l’interesse è vivo e c’è la speranza, magari con un rilancio, di arrivare alla chiusura.

Ma si tratta di un desiderio unilaterale perché il gruppo rappresentato da Stefano Domenicali non intende farsi da parte in un periodo di crescita esponenziale dei ricavi. Nell’ultimo quadriennio, difatti, Liberty Media, proprio grazie alla F1, ha duplicato il proprio valore di mercato quantificabile attualmente in circa 15.2 miliardi di dollari.

F1
Mohammed Ben Sulayem (presidente FIA) e Stefano Domenicali (CEO Liberty Media Corporate)

F1. FIA/Liberty Media: scoppia la pace?

Gli americani hanno trovato un’inattesa spalla visto il clima non proprio pacifico che si è instaurato con la Federazione Internazionale il cui numero uno, tramite Twitter, si è espresso sulla questione in questi termini: “In quanto custode dello sport automobilistico e in quanto organizzazione senza scopo di lucro, la FIA è cauta riguardo ai presunti prezzi gonfiati di 20 miliardi di dollari applicati alla F1“.

A qualsiasi potenziale acquirente – proseguiva la nota federale – si consiglia di applicare il buon senso, di considerare il bene dello sport e di presentare un piano chiaro e sostenibile, non solo un sacco di soldi. È nostro dovere considerare quale sarà l’impatto futuro per i promotori in termini di aumento delle tariffe per ospitare un GP e di altri costi commerciali, e qualsiasi impatto negativo che potrebbe avere sui fan“.

Dopo settimane turbolente in cui Place de la Concorde ha spinto molto per la candidatura di Michael Andretti contravvenendo alle idee conservatrici di Liberty Media che, col suo silenzio, aveva di fatto reificato le posizioni dei team sulla chiusura al nuovo che avanza, si registra un cambio di passo politico netto e deciso. Un legame rinsaldato che potrebbe scoraggiare chi ritiene di poter acquisire la categoria con la forza dei soldi e senza il supporto delle idee che hanno permesso al gruppo americano di dare nuovo impulso ad una Formula Uno che, sotto la guida di Bernie Ecclestone, dava l’idea di essere ferma e poco proiettata al futuro.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1, FIA, Liberty Media

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