F1: al vaglio un nuovo sistema di protezione regolamentare

La F1, per un tifoso non troppo accanito, è uno sport cervellotico. Non nella sua esternazione “pistaiola” (per citare Maurizio Arrivabene in questi giorni impelagato in questioni più serie) che resta semplicemente quella che riconduce a uomini che guidano bolidi che si sfidano sull’asfalto a suon di sorpassi. La massima categoria del motorsport è difficile nella comprensione di certe regole e, a complicarne ulteriormente il quadro, nell’applicazione delle stesse.

Basti pensare alla determinazione delle gomme dopo lo svolgimento delle qualifiche divise in tre tronconi. I primi dieci obbligati all’uso dello penumatico adoperato in Q2, gli altri a potersi muover in libertà. Su questo fronte la Federazione Internazionale, già nel 2023, in due tappe da definire, proverà ad imporre un tipo di mescola per ogni sezione delle qualifiche con gomma libera per il gran premio. Un primo tentativo di razionalizzazione e semplificazione delle cose per venire incontro ad un pubblico che vuole divertirsi e non perdersi nei meandri di regole sportive bizantine.

La verità è semplice: una buona fetta di coloro i quali seguono uno sport non padroneggia i testi normativi. E’ assolutamente normale che sia così. La F1, per sua natura, è complessa poiché le vetture sottostanno ad una serie infinita di gravami tecnico-regolamentari necessari per tenere incatenata la fantasia progettuale degli ingegneri.

Se a questo castello disciplinare vengono abbinati altri lacci allora il tutto si fa più difficile e, di conseguenza, meno attraente. Ciò che la governance del motorsport non vuole. Ecco che si prospettano ulteriori modifiche che intendono andare incontro a quel processo di chiarificazione che Mohammed Ben Sulayem, dal primo giorno del suo insediamento, ha messo al centro dell’agenda operativa.

F1
Mohammed Ben Sulayem – Presidente FIA

F1. La FIA si ristruttura per favorire il cambiamento normativo

La Federazione Internazionale, in un periodo parecchio turbolento sul fronte dei rapporti con Liberty Media, è determinata ad andare avanti con la sua idea di “Formula Uno intelligente” fatta di meno fronzoli e più sostanza. Ricorderete tutti il pastrocchio del GP del Giappone in cui, a fine gara, piloti e uomini del muretto, si domandavano chi fosse campione del mondo poiché l’evento si era concluso senza completare tutti i giri in programma. Nessuno dei partecipanti conosceva bene i meccanismi, una situazione imbarazzate che non è stata uno spot per la serie.

Proprio per evitare che un neo-iridato debba sapere di essere stato insignito del prestigiosissimo trofeo da un intervistatore, Johnny Herbert nella circostanza, l’ente con sede a Parigi ha deciso di imprimere una svolta. La spinta è partita lo scorso 18 gennaio, quando nello staff della FIA è approdato Steve Nielsen in qualità di direttore sportivo della nuova struttura che si occuperà del Circus iridato.

Parliamo di un vero esperto della materia poiché milita da oltre 20 anni nella categoria vantando trascorsi in Lotus, Tyrrell, Arrow, Benetton e AlphaTauri per poi giungere, nel 2017, nel comparto tecnico creato da Liberty Media Corporate che ha avuto un ruolo chiave nella definizione delle regole tecniche vigenti. Nielsen sarà responsabile degli aspetti sportivi, incluso lo sviluppo della race control sui campi di gara e del centro operativo remoto. E anche dei futuri aggiornamenti dei regolamenti sportivi.

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Steve Nielsen, direttore sportivo della Federazione Internazionale dell’Automobile

F1. FIA: si intende abbattere il modello basato sulle percentuali

Detto fatto. Proprio i regolamenti sportivi sono la materia che l’ingegnere britannico sta analizzando per giungere a modifiche sostanziali che siano in grado di superare momenti imbarazzanti come quello vissuto a Suzuka. E’ direttamente il numero uno di Place de la Concorde a darne conto in uno stile mediatico che negli ultimi tempi è piuttosto aggressivo.

La regola sta cambiando, se ne sta occupando Steve [Nielsen]. Abbiamo chiesto un rapporto su quanto accaduto in Giappone e lo abbiamo pubblicato sul sito internet della FIA. In merito al sistema di punteggio in vigore lo scorso anno, chi lo ha scelto? Le squadre! Chi lo ha approvato? Sempre le squadre! E se qualcosa non funziona chi si prende le colpe? Noi! Il tutto è un po’ frustrante, no?”.

Non le manda a dire l’ex rallista emiratino che carica come un toro quando c’è da esentare il suo gruppo da responsabilità. Evidentemente Ben Sulayem ha un conto aperto con i team principal e la cosa è emersa in maniera evidente nella candidatura di Andretti/Cadillac. Il capo della Federazione ha perorato la causa del gruppo americano mettendosi in aperta discontinuità con le scuderie che vorrebbero tenere le porte ben serrate preservando il modello a dieci squadre che tanti profitti sto portando.

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Max Verstappen Oracle Red Bull Racing) e Charles Leclerc (Scuderia Ferrari) nel corso del primo giro del Gran Premio del Giappone edizione 2022

Ma qual è l’idea per non avere casi analoghi a quello nipponico? Nella prossima Formula 1 Commission dovrebbe essere discussa una proposta che prevede una correlazione tra il numero di giri percorsi ed il punteggio assegnato. Qualcosa che supera il concetto attualmente in uso che si basa sulle percentuali di gara disputata che, nella conversione matematica, ha dimostrato di non essere intuitivo e, soprattutto, rapido.

La F1, lo sport della velocità per antonomasia, impiega ancora troppo tempo per decretare certi verdetti. Da qui la necessità di ricalibrare il sistema in una mega operazione trasparenza invocata da tutti, annunciata da molti e applicata da pochi. Anzi, da nessuno. Che sia davvero la volta buona?


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1, FIA, Oracle Red Bull Racing

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