Formula 1

Horner al lavoro: Red Bull non può diventare una polveriera

Il campionato del mondo di F1 2023 è appena iniziato ma, in certe dinamiche, comincia a ricordare molto da vicino un altro mondiale, quello del 2016. E lo fa per una caratteristica in particolare, ossia per la capacità dominante espressa da un unico soggetto sugli altri concorrenti. Allora fu la Mercedes a riuscire a portare a casa ben 19 vittorie su 21 gare totali. Alla concorrenza restarono le briciole che furono raccolte dalla Red Bull che seppe accaparrarsi due gare.

La prima, con Verstappen, che sfruttò il duello fratricida tra Hamilton e Rosberg andato in scena in quel di Barcellona. L’altra la raccolse Daniel Ricciardo, in Malesia, che approfittò del problema tecnico occorso alla power unit della monoposto numero 44. L’episodio che, di fatto, consegnò il mondiale nelle mani di un meritevole Nico Rosberg.

In un contesto di così sfrontata superiorità tecnica è normale che i piloti che guidano il mezzo di riferimento possano alzare l’asticella dello scontro interno perché, semplicemente, non debbono guardarsi dalla concorrenza. Nel 2016 servì tutta la sagacia diplomatica di Toto Wolff per tenere a bada i due alfieri della Mercedes che a un certo punto rischiavano di farsi male per quanto erano aggressivi in pista l’uno nei confronti dell’altro. Brackley divenne una vera e propria polveriera, con continui screzi tra i due professionisti che non se le mandavano a dire né in pista né fuori.

Il contatto “fratricida” tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg nel GP di Spagna 2016

Per ora non siamo assolutamente a quei livelli. Anche perché, nel Gran Premio del Bahrain e in quello di Jeddah, Max Verstappen e Sergio Perez non sono mai praticamente stati ingaggiati in una lotta ravvicinata. Ma qualche scintilla – piccole scaramucce, intendiamoci – è pur sempre emersa. Il riferimento è alla fase finale del GP dell’Arabia Saudita, alla possibilità di ottenere il giro veloce dal quale scaturiva il punticino suppletivo col quale il detentore dello stesso avrebbe chiuso le operazioni in testa alla classifica iridata.

Sappiamo come è andata. Alla fine l’ha spuntata il pilota olandese in questa microsfida nella macrosfida. Ma ciò che ci interessa sottolineare è come Perez abbia vissuto quel momento credendo e temendo di essere usato dal team per favorire il compagno di squadra. Dinamica sintomatica di chi vive in una paura atavica perché sa che all’interno dell’equipe, nel recente passato, gli sforzi sono stati orientati verso Max Verstappen.

Ma con una macchina così dominante il messicano rivendica, a tutto diritto, alla possibilità di concorrere per il bottino grosso. Quindi, servirà tutta l’ars diplomatica di Chris Horner per tenere a bada due caratteri forti che non intendono mollare la presa.


Red Bull delibera le regole d’ingaggio: la squadra prima di tutto

Abbiamo due piloti molto maturi che hanno lavorato bene insieme in passato. Abbiamo discusso della gara e dei vari scenari prima del GP e abbiamo detto loro: <<Siete liberi di correre oggi, ma le regole di ingaggio sono chiare. Prima di tutto viene la squadra. Rispettatevi a vicenda, rispettate le auto che state guidando e cerchiamo di portare a casa il massimo dei punti>>. Ci sono riusciti”. 

Queste le parole di Christian Horner, numero uno della scuderia anglo-austriaca. Lo scafato manager ha quindi definito delle regole d’ingaggio basilari che si fondano su una colonna: l‘interesse del team al primo posto. Ma quante volte abbiamo letto e sentito questa evidenza che sa anche di banalità?

E’ chiaro che la scuderia sia il bene primario. Ma è altrettanto lampante che i driver sono degli animali da pista, degli esseri competitivi, degli uomini che vivono e si nutrono di vittorie. E che ad un certo punto la smettono di curare interessi che non reputano prioritari per fare ciò per cui sono programmati: azzannare e sventrare la preda. E poco importa se questa indossa gli stessi colori sociali.

La coppia Red Bull: Max Verstappen e Sergio Perez

Red Bull: Max Verstappen “marca il territorio”

Indicativo di questo modo di agire è uno stralcio delle dichiarazioni che il campione del mondo in carica ha reso subito dopo essere sceso dalla sua RB19, al termine del Gran Premio dell’Arabia Saudita: “Tutti nel team sono contenti, ma io non lo sono. Non sono qui per arrivare secondo. Quando la lotta per il titolo Mondiale risulta essere tra due macchine bisogna assicurarsi che queste siano affidabili“.

Il riferimento è chiaramente ai problemi che l’olandese ha accusato nella Q2 delle qualifiche che lo hanno relegato alla quindicesima posizione nella starting grid. Ma la sottolineatura sul fastidio nell’arrivare secondo alle spalle di Sergio Perez non può passare inosservata.

Sempre nella suddetta conferenza, è stato chiesto a Verstappen cosa ne pensasse di un eventuale duello “fratricida” causato dal distacco abissale che la RB19 riesce ad affibbiare alle rivali. “Se sarà una lotta tra noi della Red Bull il discorso è molto semplice. Ci è permesso di correre tra noi e dunque il migliore sarà davanti“. Max ha subito fatto capire che conteranno le doti di pilotaggio e quelle, non ce ne voglia il buon Sergio, sono totalmente appannaggio dell’olandese.

Perez, dal canto suo, ha argomentato così alla medesima interrogazione: “Se la stagione dovesse prendere questa piega sarebbe fantastico perché significherebbe che la squadra avrà raggiunto un gran margine nei confronti della concorrenza“. Il messicano, quindi, la mette più sullo spirito di squadra grazie al quale è emersa tracimante la superiorità della Red Bull sul resto del plotone.

“L’entusiasmo” di Jos Verstappen a fine gara nel vedere Checo Perez festeggiare (Oracle red Bull Racing)

È come se l’x Racing Point avesse assimilato la lezione di Chris Horner, ossia quella di mettere “al centro del villaggio” la Red Bull; mentre Verstappen, da buon cannibale del motorsport quale è, ha subito voluto marcare il territorio, affermando che la tenzone sarà vinta da chi ne avrà di più in termini di tenacia, di forza e di sagacia di pilotaggio. Per ora, tra arretramenti in griglia e partenze sbagliate, soprattutto da parte di Sergio, non c’è stata la possibilità che i due protagonisti di questo scritto lottassero ruota a ruota.

Ma quel momento potrebbe arrivare presto, già dal prossimo Gran Premio d’Australia nel quale Verstappen vuole mettere il punto esclamativo cominciando ad incamerare un po’ di margine sul compagno che si sta rendendo pericoloso per il suo regno. La linea è leggibile: Max intende definire i ruoli all’interno del team. Ma questo Perez, e lo hanno dimostrato i team radio del Gran Premio di Jeddah, è tutt’altro che la versione remissiva vista troppo spesso negli anni precedenti. 

Ecco che si sta preparando quel clima rovente che, diciamolo in tutta onestà, non guasta in una Formula Uno nella quale è venuto a galla un solo soggetto sistematicamente candidato alla vittoria. Se proprio deve essere dominio Red Bull – e così pare che dovrà andare – che sia almeno un po’ pepato, come accadde in quel 2016 dal quale siamo partiti.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1
, Oracle Red Bull Racing, Mercedes AMG

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Diego Catalano