Red Bull ha cacciato Perez. In F1 succede anche questo e, per come si erano messe le cose, non poteva andare in modo differente. Il suo rendimento durante l’ultima campagna agonistica ha rasentato l’imbarazzo totale, per un pilota che ha contribuito, ovviamente in maniera parecchio negativa, alla schiacciante sconfitta nel mondiale costruttori. A tal proposito, a distanza di tempo, è interessante ricordare la posizione del papà, che nell’arco del mondiale 2024 ha sempre difeso il figlio. Lo ha fatto sostenendo che, Sergio, sarebbe rimasto nella massima categoria del motorsport ancora per tante annate.
Il tutto con la possibilità di lottare e vincere un titolo piloti, perché, secondo Antonio Garibay, le chance di farlo c’erano, in quanto i team di F1 avrebbero fatto a gara per averlo. Riportiamo alla luce la sua testimonianza dopo che Red Bull lo silurato Perez, per rimarcare come le parole del papà siano cambiate nettamente. “Tutto ha un inizio e una fine nella vita, e si deve imparare a convivere con determinate scelte. Non esiste un piano B o C, perché la pagina legata alla massima categoria del motorsport è oramai chiusa. È il momento che Checo si dedichi alla sua famiglia e si goda la vita.“

I sacrifici in giro per il mondo sono finiti. Si apre un nuovo ciclo di vita, il più bello, dove Perez potrà stare assieme alle persone che ha messo in secondo piano per il suo lavoro. Questo il ragionamento del “papi” più sorridente del mondo. Da un lato capiamo l’empatia in un momento delicato, e si apprezza la voglia di Antonio di proteggere il figlio. Forse, però, la riga di cazzate che ha sparato in passato poteva evitarsele, per non fare brutte figure ed evitare di mettere nella testa del primogenito sogni impossibili. Passiamo oltre, ci sono altri aspetti interessanti da valutare nel futuro prossimo della Red Bull.
F1, Red Bull doveva giustificare la sua sua struttura agli occhi della proprietà
Red Bull, come divisione racing motorsport, ha voluto dare un segnale importante. Ci riferiamo alla scuola piloti, che dopo Verstappen non ha più prodotto veri talenti efficaci in pista e all’altezza di raggiungere il sedile più importante. Una sorta di auto consolazione, per dare una certa validità al lavoro realizzato con i più giovani, che potesse avere un senso. Un riconoscimento utile per attestare l’efficacia del grande budget speso in queste ultime annate. Non dimentichiamo che la scuderia di Milton Keynes non è la Ferrari, che ogni stagione può permettersi di rifiutare sponsor avendo l’imbarazzo della scelta.
Il team principal più chiacchierato della F1, al secolo Christian Horner, ogni stagione deve fornire spiegazioni convincenti alla sede principale austriaca, Red Bull GmbH. Tra le altre cose, l’attuale Visa Cash App è l’unica divisione sport della quale lo space boy non è CEO. Questo ci fa pensare che il fatto di mettere al fianco di Max Verstappen un prodotto del vivaio fosse una sorta di obbligo. Un modo per giustificare il lavoro di tante persone e far capire che l’accademia piloti funziona ed è in grado di offrire il risultato atteso. Magari non ogni singola stagione, ma comunque con una certa regolarità.

Per di più, una mossa del genere serve in gran parte a certificare la spesa degli emolumenti dietro alla direzione della scuderia di Faenza, che, se non funzionale alla causa, non avrebbe senso di esistere. C’è poi un’altra questione interessante che va ragionata e sulla quale vale la pena spendere del tempo per capire la scelta effettuata dal team di prendere Liam Lawson e non Yuki Tsunoda. Anche in questo caso, il fatto che il giapponese, malgrado l’esperienza maggiore sia stato scartato senza problemi, ci fa capire il perché della sua presenza al volante della vettura B.
Aspetto legato quasi esclusivamente a temi commerciali e di immagine, grazie al supporto fornito dalla casa motoristica nipponica con base a Sakura. Una partnership che poteva portare Tsunoda in Red Bull quando i motori giapponesi spingevano le vetture austriache, ma che in questo momento non ha più la forza per poterlo fare, considerando che la Honda ha stretto un legame per il prossimo futuro con l’Aston Martin. Ultima riflessione degna di nota, a nostro modo di vedere, riguarda la sfera emotiva del pilota numero 1. Sebbene Max non abbia paura di nessuno, pure lui ha le sue preferenze inerenti al compagno di squadra.
Sappiamo che Verstappen avrebbe scelto di condividere il garage ancora con Perez. A conferma di quanto detto, le sue dichiarazioni pubbliche delle ultime settimane, dove ha sempre spezzato una lancia in favore del messicano, definendolo tutt’altro che un brocco o uno stupido. Questo in ragione di un tornaconto personale, poiché con Checo in sella la Red Bull ha spesso puntato secco su Max, fornendo un supporto totalitario per il titolo piloti. Per il resto, possiamo dire che la simpatia del talento di Hasselt era più per Liam. Pilota con il quale pensava di fare più gruppo all’interno del box.

Per la Red Bull, dopo la parentesi Perez che di fatto ha concorso e non poco alla netta sconfitta nel mondiale costruttori, era pure fondamentale mettere vicino all’olandese un pilota costante, che potesse supportare il lavoro della squadra e in grande armonia verso gli obiettivi prefissati. Horner è un vincente e, a quanto abbiamo capito, la sconfitta nella classifica dedicata a chi costruisce le vetture è pesata parecchio. Specie pensando che pure la Ferrari, malgrado il buco prestazionale per via del fondo fuorviante della Spagna, al termine del mondiale è arrivata davanti. Uno scenario da non ripetere.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Red Bull – F1Tv
