Ferrari fa solo presenza in F1. Si perché ieri, in Bahrain, con la FIA è andato in onda un meeting per discutere il percorso tecnologico delle power unit. L’incontro era presieduto dal presidente Mohammed Ben Sulayem, dal CEO della FOM Stefano Domenicali e dal direttore della divisione tecnica della monoposto Nikolas Tombazis. Hanno partecipato i rappresentanti dei costruttori di attuali e futuri: Audi, Ferrari, Ford, General Motors, Honda Racing, Mercedes e Red Bull Powertrains.
I presenti all’incontro tra FIA e motoristi
L’importanza della tematica si evince dall’elenco dei partecipanti al summit, sia in presenza che da remoto: Gernot Döllner, CEO di Audi AG, Michael Moritz, COO di Sauber Holding AG, Frédéric Vasseur, Team Principal della Scuderia Ferrari HP, Mark Rushbrook, Direttore Globale di Ford Performance, Mark Reuss, Presidente di General Motors, Russ O’Blenes, CEO di GM Performance Power Units.
Ancora: Koji Watanabe, Presidente di Honda Racing, Tetsushi Kakuda, Chief Executive Engineer di Honda Racing, Ola Källenius, Presidente del Consiglio di Amministrazione e CEO di Mercedes-Benz Group, Toto Wolff, Team Principal e CEO del Mercedes AMG Petronas F1 Team, Christian Horner, Team Principal e CEO di Oracle Red Bull Racing, e Mattia Binotto, Chief Operating Officer e Chief Technical Officer di Stake F1 Team Kick Sauber.

Per l’ennesima volta, il Cavallino Rampante è stato rappresentato “solo” dal team principal. Forse sarebbe stata opportuna importante da sfruttare. Senza dubbio, la presenza di una figura apicale della storica azienda italiana, in quello che è stato un tavolo di lavoro politico, più che tecnico, avrebbe fatto decisamente più effetto. Sono proprio questi, i momenti, dove il team deve alveare per elevare il suo potere politico.
La FIA difende le sue scelte
All’apertura dell’incontro, il presidente della FIA ha voluto sottolineare che lo scopo dell’assemblea era quello di cercare soluzioni economiche per garantire la sostenibilità a lungo termine dello sport e del business F1. La Federazione Internazionale continua a sostenere fermamente il regolamento tecnico del 2026 nelle sue attuali fattezze.

Lo fa, in quanto tutti gli stakeholder hanno investito ingenti risorse per concepire le unità di potenza turbo-ibride di seconda generazione. L’organo federale ha rivendicato il merito di aver attratto nuovi costruttori grazie proprio al nuovo corpo normativo, che comunque potrebbe essere oggetto di affinamenti successivi e piccole modifiche.
Lo scopo dell’incontro tra FIA e i motoristi
Contestualmente ai regolamenti tecnici che entreranno in vigore il prossimo anno, sono state discusse diverse opzioni e tempistiche per il futuro. Uno dei temi trattati è stato l’adozione di motori a iniezione naturale con carburante sostenibile. Sono stati definiti i pillar dei propulsori nel lungo periodo:
- Riduzione dei costi di ricerca e sviluppo delle unità di potenza
- Costruire resilienza contro le fluttuazioni dell’economia globale
- Ridurre la complessità dei propulsori
- Sostenibilità, riduzione del peso in relazione alla sicurezza, prestazioni, rilevanza per le auto stradali, suono e appeal per il pubblico

L’intenzione della Federazione internazionale sembrerebbe molto chiare: poter prendere una decisione definitiva, sui futuri regolamenti dei motori, in stretta consultazione con tutti gli stakeholder, per concordare una direzione comune. Non c’è l’interesse di recitare il ruolo di padre padrone, benché, come detto, l’organo legislativo sostenga le sue scelte iniziali con relative motivazioni.
Una tempesta in un bicchiere d’acqua?
La domanda sorge spontanea: ma a cosa è servita la riunione di ieri che ha visto la partecipazione di figure apicali dei colossi dell’automotive impegnati in F1? L’obiettivo primario era tranquillizzare i più grandi sostenitori della rivoluzione tecnica, ovvero Audi, Mercedes e Honda. Il meeting ha consentito di aprire alla possibilità di una nuova architettura dei motori, che dovrà contemplare sempre un certo livello di elettrificazione.
Idem per l’utilizzo dei carburanti sostenibili, considerato un imperativo. Tra gli obiettivi a lungo termine, ci sarà la drastica riduzione dei costi sulle unità di potenza, disciplinata attraverso un nuovo regolamento finanziario, in grado di favorire in tutto e per tutto la sostenibilità economica dal processo di progettazione, sino alla gestione ricorrente dei propulsori di un futuro ancora non ben definito.

Qualunque roadmap dei motori venga decisa, la Federazione Interazione è favorevole a sostenere le squadre e i produttori delle power unit, con l’obiettivo di garantire il contenimento dei costi di ricerca e lo sviluppo, tenendo conto delle considerazioni ambientali e agendo nel miglior interesse dello sport e dei tifosi.
La sensazione è che la riunione di oggi, pur confermando l’architettura dei motori 2026 su cui stanno lavorando ormai da tempo i produttori, possa aver fornito alcune rassicurazioni a quei costruttori che sanno di essere in grave ritardo. Non si intende tornare a una situazione simile a quella del 2014, quando Mercedes disponeva di un vantaggio tecnologico pareggiato dalla concorrenza dopo molte stagioni.
Autore: Roberto Cecere – @robertofunoat
Immagini: FIA – F1
