La favola della Ferrari nel mondiale di F1 è giunta al termine. La speranza che la FIA potesse dare lo scossone per cederci ancora si è tristemente spenta a Barcellona. Una condizione di fondo alimentata dal team principal della Rossa, sulla quale in pochi nutrivano reali possibilità. Il Cavallino Rampante torna a Maranello senza entusiasmo, portando con sé un verdetto molto vicino alla sconfitta definitiva.
Direttiva TD018: lo schiaffo è servito
La flessibilità delle ali doveva mischiare le carte in tavola. Vasseur ci ha propinato in tutte le salse questa tediosa nenia. Un’aspettativa altissima verso un cambiamento che di fatto nulla ha cambiato. Il fatto curioso è il seguente. Nessuno, parlando delle altre scuderie, era convinto che la TD018 avrebbe spostato gli equilibri. La sola Ferrari ne era convinta, o forse sarebbe meglio dire che ce lo voleva far credere.
Giunti a questo punto della stagione alcune cose vanno dette. Sì, è vero, mancano ancora la bellezza di 15 gare. Praticamente un mondiale intero ai tempi in cui Schumacher trionfava con la Ferrari. Ma nell’attuale F1 tutto è cambiato. Rispetto a quei tempi, ribaltare le forze in campo è impossibile. I recuperi miracolosi non sono impossibili, McLaren ce lo ha dimostrato. Tuttavia, pensare che la Rossa possa fare il miracolo è un’utopia.

Per mettere in scena un contesto del genere servono tante cose che il team di Maranello proprio non ha. I tifosi sono abbastanza stanchi di ascoltare tante belle parole poi vuote di contenuto. Senza contare che il cambio sulla flessibilità delle ali, nelle teste pensanti di Via Abetone Inferiore 4, avrebbe offerto un vantaggio conseguente ai problemi che McLaren avrebbe riscontrato con i nuovi parametri relativi all’aeroelasticità.
Il podio che maschera i problemi
Il vecchietto che è in noi, quello che al bar dopo il terzo bicchiere di vino inizia a vuotare il sacco, ha parecchia voglia di sfogarsi. Ma forse non ne vale la pena. Meglio concentrarsi su quello che potrebbe succedere nelle prossime settimane. Ne abbiamo parlato anche con Leo Turrini, ospite alla nostra puntata numero 16 di Spit Stop. La vera fotografia del Gran Premio di Spagna non può essere il podio di Leclerc.
Charles ha dimostrato ancora una volta le sue grandi capacità. La forza nel domare una monoposto scorbutica e limitante. Certo, la Safety Car è stata decisiva, così come l’harakiri della Red Bull. Ma il monegasco era lì, pronto a dare il massimo e approfittare dell’occasione. Il punto su cui ci si deve focalizzare, però, è il mero rendimento di Hamilton e il suo umore in generale. Parliamo di un metro di giudizio decisamente più sincero.

Giovedì Lewis era alquanto abbacchiato. La ragione è molto semplice: gli era stata promessa una vettura competitiva e pronta alla lotta mondiale. E invece l’inglese galleggia in una marea di problemi. Non trova fiducia in una vettura che non vuol farsi amare. Una SF-25 alla quale servirebbe un grande restyling per spendere aneliti vittoriosi. E anche per questo Hamilton ha parlato molto chiaro in Catalunya.
Quella lungimiranza necessaria
L’inglese ha già suggerito di pensare al 2026, sebbene in Spagna, davanti ai microfoni, abbia sostenuto che lo farà tra due Gran Premi. La questione è molto semplice: McLaren è e resterà imprendibile per tutto il mondiale. Ha il dito sul grilletto, pronta a sparare gli aggiornamenti che sicuramente funzioneranno. Come detto, è parecchio complicato ipotizzare uno scenario dove Ferrari inizi a recuperare terreno andando fortissimo.
Proprio per questo, considerando la particolarità della stagione in corso, sarebbe meglio dirottare gran parte delle energie verso la nuova era regolamentare. Basta effetto suolo, si torna al fondo piatto, vetture più strette, aerodinamica attiva, gomme nuove e power unit profondamente rivisitate. Una sfida tosta sulla quale gente come Adrian Newey, seguito dal pool di tecnici fedelissimi, sta già lavorando a pieno regime.

E non si tratta di essere pessimisti. Serve una presa di coscienza. Realismo. Perché nel 2025 non si vince nulla e forse, pensare esclusivamente all’anno venturo, alzando la percentuale di successo attraverso una forza lavoro maggiore, non sarebbe un’idea poi così tanto campata in aria. Anche se campionato di F1 prevede ancora 15 tappe iridate. A Barcellona abbiamo avuto modo di raccogliere informazioni interessanti.
Tra il Gran Premio di Inghilterra e quello del Belgio ci saranno tante riunioni per la storica scuderia italiana. Incontri necessari per deliberare a fine luglio una chiara decisione su prossimo futuro. Nel mentre arriveranno gli update: forse qualcosa al fondo e la sospensione posteriore rivista. È giusto che la Ferrari provi a migliorare, lo è meno intestardirsi in un progetto che non porterà mai agli obiettivi pre stagionali.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Federico Basile
