Red Bull ha liquidato Horner dopo 20 stagioni di F1. Un addio forse in qualche modo atteso, sebbene nessuno aveva immaginato le modalità fulminee di licenziamento. Guardando in retrospettiva, la gestione dell’azienda sotto l’egida austriaca – con Dietrich Mateschitz al comando operativo e la famiglia thailandese in posizione dominante sui profitti – potrebbe essersi rivelata più funzionale di quanto apparisse nel 2022.
Oggi, a distanza di diciotto mesi dalla morte del cofondatore, lo scenario sembra suggerire un ritorno implicito a quel vecchio equilibrio, con la parte austriaca dell’azienda che ha riacquistato potere decisionale, specie dopo la rimozione di Christian. Il punto di arrivo di una lunga trattativa sotterranea, in cui il supporto della famiglia Yoovidhya, ex azionista di maggioranza con il 51% delle quote, si sarebbe progressivamente affievolito.
L’uscita di scena di Christian: più una guerra interna che una scelta strategica?
Il licenziamento del team principal britannico, ufficializzato il 9 luglio, ha posto fine a una fase burrascosa iniziata con le accuse di comportamento inappropriato nei suoi confronti. In quel momento, la componente austriaca dell’organizzazione, in particolare Oliver Mintzlaff, avrebbe espresso la volontà di interrompere la collaborazione, ma sarebbe stata frenata proprio dal muro eretto dalla proprietà thailandese.

Oggi, quella barriera sembra essere del tutto decaduta. Le alleanze interne sono cambiate, e con esse anche la capacità decisionale. L’ex CEO e team principal è stato sollevato dagli incarichi operativi, sebbene resti formalmente sotto contratto, in attesa di una buonuscita che, secondo le stime, potrebbe superare i 20 milioni di sterline considerando i 4 lustri lavorativi spesi a Milton Keynes.
Uno stipendio monstre: 20,6 milioni nel 2023 per dirigere l’impero Red Bull UK
Horner non era soltanto la figura di riferimento della scuderia in F1, ma pure il vertice manageriale di sei entità aziendali con sede nel Regno Unito: Red Bull Racing, Red Bull Technology, Red Bull Powertrains, Powertrains 2026, Advanced Technologies e Advanced Services. In ognuna di queste, secondo i registri della Companies House, Horner figurava come direttore e primo firmatario.

Incrociando i dati pubblici, emerge un dettaglio interessante: nel solo 2023, il direttore più pagato di queste società ha percepito uno stipendio complessivo di 20,6 milioni di sterline, presumibilmente destinato proprio a Christian. Cifre di questo tipo rendono la risoluzione del contratto, valido fino al 2030, una questione non soltanto aziendale, ma strategica a livello finanziario.
Fides Trustees e il mistero della quota del 2%: vero cambio di potere o semplice passaggio tecnico?
L’aspetto che maggiormente ha alimentato la recente ondata di speculazioni è rappresentato dalla cessione di una quota del 2% di Red Bull GmbH da Chalerm Yoovidhya a Fides Trustees SA, una fiduciaria svizzera con sede a Ginevra. Secondo il registro delle imprese austriaco, il passaggio è avvenuto tra il 28 e il 31 maggio, ma la tempistica è piuttosto particolare.
Di fatto, da quello momento si sono accesi i riflettori sullo “spice boy” che nel giro di poche settimana ha visto indebolire la sua posizione all’interno della scuderia. Una manovra che non arriva a caso e che pare molto strano non possa avere a che fare con il licenziamento del manager britannico dopo 20 anni di servizio.

Fonti vicine a Red Bull GmbH invitano alla prudenza: Fides, infatti, potrebbe agire in rappresentanza della stessa famiglia Yoovidhya, garantendo continuità e non discontinuità. In questo senso, il trasferimento non avrebbe implicazioni sulla distribuzione effettiva del potere, ma risponderebbe a una logica di pianificazione patrimoniale tipica dei family office svizzeri.
Chi comanda davvero dopo Mateschitz?
Alla morte di Mateschitz nel 2022, il 49% delle azioni è stato trasferito al figlio Mark. Ma con il passaggio generazionale è cambiata anche l’architettura della governance: tre amministratori delegati – Kirchmayr, Mintzlaff e Watzlawick – sono subentrati, ponendo fine al controllo monocratico che Mateschitz aveva esercitato per decenni.
In termini di quote nulla è cambiato. La famiglia Yoovidhya, erede dell’altro cofondatore Chaleo, ha continuato a detenere la maggioranza assoluta del 51%, compreso quel 2% che Chalerm aveva ricevuto come quota personale. Ed è proprio la cessione di quel 2% a Fides ad aver innescato dubbi sulla tenuta dell’equilibrio interno, struttura indipendente per la gestione patrimoniale di famiglie ad alto profilo economico.

Con sede a Ginevra e guidata da Martin Christopher Bowen, la fiduciaria gestisce asset per conto di clienti internazionali. Non è noto se Bowen abbia o meno legami pregressi con la famiglia Yoovidhya, ma la scelta di Fides come custode fiduciaria suggerisce una mossa calcolata per il futuro. Red Bull GmbH ha dichiarato che tali strutture sono prassi comune nelle aziende internazionali di successo, rifiutando ogni commento sulla questione…
In definitiva, il trasferimento fiduciario del 2% a Fides Trustees potrebbe non rappresentare un semplice dettaglio tecnico, ma l’elemento chiave per comprendere l’attuale assetto di potere dentro la scuderia. Se la famiglia Yoovidhya ha davvero deciso di lasciare parzialmente il timone operativo, allora la rimozione di Horner assume una luce diversa: non più un episodio isolato, ma il risultato finale di una riconfigurazione dei poteri interni avviata nel 2023 e maturata solo ora.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Red Bull Racing
