Acque agitate: due parole che descrivono lo scenario della Ferrari in F1, al giro di boa di una stagione deludente. In vista del mondiale 2026 c’è un errore che non può essere commesso, strettamente legato a più fattori. Il più importante riguarda le performance della vettura (SF-26?) che non deve essere costruita per soddisfare un pilota piuttosto che un altro: quello che conta è il livello di prestazione che potrà raggiungere.
Il team adattamento nasce da un progetto non al top
In tempi non sospetti un certo Max Verstappen ne ha fatto parola. Il campione del mondo in carica parla sempre chiaro, senza rigiri di parole. Un “difetto” molto apprezzato del suo carattere, perché porta alla luce fattori importanti e decisivi. Max, e lo ha sempre fatto, sostiene che non è la vettura che si deve adattare al pilota, bensì il contrario. Chi stringe il volante di una F1 e ci riesce, sa il fatto suo.

A tal proposito vengono a galla nella memoria due questioni, parallele e al medesimo tempo equidistanti, che stanno recitando un ruolo da protagonista nella campagna 2025. Parliamo di Ferrari e della gestione di Lewis Hamilton e Charles Leclerc in merito ai problemi che la SF-25 evidenzia. Lewis è un novizio della Rossa e una certa curva di apprendimento andava percorsa.
Tuttavia, al contrario di quanto si pensi, il suo principale problema non è legato strettamente alle diversità rispetto a Mercedes, bensì alle difficoltà nel modificare il suo stile di guida per avere un match superiore con la monoposto. Una mossa molto complicata da mettere in atto. Sino ad ora, il britannico ha cercato di utilizzare assetti a lui più congeniali, che potessero alzare la confidenza con il mezzo meccanico.

Risultato? Nulla o quasi è cambiato. Serviva adattare lo stile di guida ai tratti distintivi della Rossa, per alzare il rendimento e sopperire, anche tramite il talento, ai difetti della vettura. Il tutta a costo di realizzare scelte sulla messa a punto non congeniali. Charles lo ha sempre fatto e, anche nel mondiale in corso, non è stato libero di esprimere le sue qualità senza tenere in conto i diversi limiti della vettura.
Il reale fattore che conta
Da qui ci si collega direttamente alla prossima era regolamentare, dove il corpo normativo subirà una netta e sostanziale rivisitazione. Senza dubbio, chi guida la monoposto deve avere voce in capitolo. Non concederla sarebbe un errore madornale. Stesso discorso per quanto concerne le fasi di sviluppo. C’è poi la questione legata ai nuovi progetti, che vanno costruiti verso un unico obiettivo: forgiare l’auto più prestazionale possibile.
Durante la passata stagione, si leggeva spesso in giro che la Ferrari stava realizzando un’auto per Hamilton. Una macchina che si potesse sposare alla perfezione con gli aspetti che il britannico riteneva più importanti. A un anno di distanza possiamo confermare che la faccenda non era affatto questa, sebbene già lo avessimo previsto con largo anticipo. Nell’ultima settimana si inizia a parlare della stessa storia.

Tutelare i piloti è corretto. Idem fornire tutti i meccanismi per creare la giusta consapevolezza nelle loro menti. Tuttavia, l’esigenza più importante è quella tecnica, riuscendo a carpire tutti i segreti del nuovo regolamento e costruire un’auto efficace. Tutto il resto dev’essere secondario. Fateci caso: quando una macchina va forte, più forte delle altre, i discorsi relativi all’adattamento non escono mai fuori.
Ferrari ha l’obbligo di centrare il progetto 2026. Senza contare che le dritte di un pilota possono essere efficaci nel momento in cui si costruisce una nuova monoposto sulla base di quella vecchia, essendo di fatto uno sviluppo dell’auto progenitrice. Mentre al contrario, quando l’unico punto di incontro tra due auto di diversa generazione è il fatto che ambedue abbiano 4 ruote, quello che realmente conta è la bravura degli ingegneri.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Ferrari – F1TtV
