Leclerc, Ferrari e la F1: un rapporto che non riesce a funzionare come dovrebbe.
Frustrazione a 1000, ieri, quando all’ultimo giro buono della Q3, la SF-25 soffre un’instabilità fatale tra la 16 e 17. Un fattore che ha tolto a Charles la possibilità di partire in prima fila e magari oggi, sulla distanza dei 300 chilometri, avere una buona chance di lottare per la vittoria contro Verstappen e le McLaren.
Charles, i problemi sono ben altri
Correre nella massima categoria del motorsport a volte fa davvero male. E in questo caso specifico, narrando le vicende della numero 16, non si tratta di una questione personale. Il ferrarista non era arrabbiato perché non è riuscito ad aggiornare le sue statistiche. Quello che gli interessa è ottenere risultati eccellenti per il Cavallino Rampante. Non ci riesce però, perché in qualifica l’auto non era più la vettura super competitiva delle libere.
Le ragioni sono diverse. Anzitutto l’abbassamento delle temperature ha favorito gli avversari. Secondo poi, l’attivazione delle gomme è divenuta più complicata. Aspetto che tende a immettere un quantitativo di energia minore nelle coperture e di riflesso offre un grado di aderenza minore. C’è poi la questione legata al sottosterzo cronico della vettura italiana che continua a voler essere protagonista.

Tutti aspetti che in qualche modo sono legati tra di loro. Nasce da qui la grande delusione di un pilota che aveva annusato la possibilità di partire davanti a tutti o, perlomeno, in prima fila. L’autoflagellazione al termine della qualifica è la prova evidente, perché quando Leclerc non riesce a far valere il suo talento guidando sopra i problemi della monoposto, si sente colpevole del risultato. E non è affatto giusto.
Portare sulle spalle la specificità di una prestazione è sempre corretto e molto maturo quando i fatti lo confermano. Ma nel caso di Charles non c’è alcun motivo per cui il pilota debba accollarsi i difetti di un’auto in qualifica che non è andata secondo i piani. È un sentiero pericoloso che potrebbe affievolire il morale e rendere meno convinto di sé stesso un ragazzo che sputa sangue per la Rossa da un sacco di anni, oramai.
Un’idea deleteria che va stoppata sul nascere
“Sono una merda fottuta, questo è quello che sono.” Non ce ne vogliano i perbenisti della lingua italiana se riportiamo senza censura lo sfogo del ferrarista. Ma andava fatto, perché auto colpevolizzarsi in questo modo non è affatto sano. Il monegasco è un grande talento della Formula 1 e soprattutto è il carro trainante della Ferrari. Senza di lui, i risultati delle ultime annate sarebbero stati decisamente peggiori.

La questione psicologica è importante, sulla quale Vasseur in primis e tutto il gruppo di lavoro devono lavorare. Ci riferiamo al pericolo che Charles possa in qualche modo instillare all’interno dei suoi pensieri un fatto: non sono più bravo come una volta. E magari, ogni volta che sali in macchina e devi dare il massimo in qualifica, avere una vocina che ti scoraggia. Che ti dice di non sbatterti troppo, tanto quel surplus che avevi lo hai perso.
Sarebbe stato carino se in radio, il suo ingegnere di pista, ma pure Fred, fossero intervenuti anzitutto per calmarlo e poi per sottolineare che il problema non è certo lui, ma bensì la guidabilità della vettura. Non ci si può sempre aspettare una magia, un colpo di genio, quando una monoposto ha dei comportamenti repentini e assolutamente non prevedibili, che in qualsiasi momento possono indurti all’errore fatale.
Leclerc colpevole? Anche no
Lo stesso discorso per quando il monegasco si è presentato davanti ai microfoni, prendendosi le colpe dovute a uno scarso feeling con la vettura rispetto alla scorsa annata. Un pensiero negativo che va stoppato sul nascere. Pensiamo che la squadra abbia fatto il suo lavoro nei briefing post qualifica, proteggendo un patrimonio sportivo del Cavallino Rampante che porta un super valore aggiunto alla storica scuderia italiana.

Serve un sostegno necessario perché Leclerc possa sentirsi sereno per il grande lavoro che sta realizzando con e per il team. Dire o pensare qualcosa di diverso sarebbe assai deleterio. Senza mai dimenticare che, malgrado le delusioni cocenti e le promesse competitive mai mantenute, Charles non ha mai smesso di amare e credere nella Ferrari, valutando in F1 solamente uno scenario che comprenda indossare una tuta rossa.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Scuderia Ferrari -F1TV
