Circolano voci sul perché Vasseur abbia lasciato il muretto Ferrari di F1 per motivi famigliari. Il team principal è stato sostituito dal suo vice, D’Ambrosio. Potrebbe essere un lutto. In ogni caso, non volendo speculare su queste notizie, e non avendo alcuna certezza, ci fermiamo qui. E veniamo al Red Bull Ring che, tutto sommato, ha offerto una gara noiosa e senza particolari colpi di scena.
Ferrari nella terra di nessuno
Alla prima curva Leclerc ha perso la seconda piazza e alla fine le posizioni si sono cristallizzate con una doppietta McLaren, seguita dal duo Ferrari. A caldo avevo scritto di una partenza al rallentatore di Charles. In realtà stretto a sandwich fra le due monoposto papaya, poco poteva fare. Mi ha colpito semmai come, durante quel primo giro, entrambe le SF-25 sembrassero guidare sul ghiaccio.
Più lente di tutta la comitiva. Detto questo, il resto il Gran Premio non ha offerto importanti spunti, anche perché Max si è visto tamponare a “casa sua” e tanti saluti alla gara sin da subito. In ottica mondiale, un colpo che certamente non ci voleva, visto che è solo lui quello che può, in qualche modo, tentare di dare fastidio alle monoposto del team campione del mondo costruttori.

Norris vince, il duello sopratutto psicologico, dei nervi, con Piastri. E questo, per le sue speranze di portarsi a casa il titolo, è una bella iniezione di fiducia, anche se mi resta qualche dubbio sulle scelte del muretto McLaren. Eppure, detto questo, vorrei fare qualche riflessione sul mio amato presidente, Luca Cordero di Montezemolo. Perché per me è sempre il presidente Ferrari.
Elkann non scalda il cuore e non ha mai portato risultati apprezzabili in F1. Mi pare chiaro. Non c’è stato più nessuno all’altezza di Montezemolo, e che abbia portato così tanti titoli e vittorie, dopo il fondatore, al Cavallino Rampante. Forse Marchionne, che lo defenestrò brutalmente, qualcosa avrebbe potuto fare.
Ma, come sappiamo è scomparso prematuramente e non abbiamo potuto vedere come si sarebbe dispiegato il progetto di Sergio. La presidenza Montezemolo ha ricostruito. Un mandato ricco di vittorie, ma pure di scelte, soprattutto nell’ultima parte della sua esperienza al timone della Ferrari, che ancora oggi la Rossa paga: la fine dei test liberi o il contingentamento di motori, centraline e altre diavolerie assortite della F1 odierna.

Quel peccato originale pesa ancora come un macigno sull’attuale team di F1 di rosso vestito. Perché è ancora una squadra alla ricerca della grandezza perduta, di cui forse mantiene una certa alterigia, ma non i titoli guadagnati sul campo che, nel frattempo, cominciano a perdersi nella nebbia della storia sportiva.
Montezemolo ha esagerato
Ma vorrei parlare di LCDM (tanto gli acronimi vanno di moda) per il suo ritorno in F1 (indirettamente certo) all’interno del mondo McLaren. Quella stessa scuderia che fu protagonista di uno degli scandali più gravi e grandi della F1. E che ha colpito proprio la Ferrari di Montezemolo.Non c’è bisogno che lo ricordi, ma per i più giovani sarà utile fare una ricerca con le parola “spy gate McLaren”.
Cerco di essere più chiaro. Uno, anche se quasi ottuagenario, può fare quello che vuole e può cercare legittimamente di incrementare il suo cospicuo patrimonio. Ma, per piacere, non ci venga a dire che lui ha sempre nel cuore la Rossa. Perché potrebbe essere anche vero, ma risulta meno vero se poi va in McLaren. E, in secondo luogo, essendo il presidente più vincente della Rossa dopo Enzo, semplicemente devi vivere di quella gloria.

Non puoi fare altro in altre squadre, anche se si tratta di stradali McLaren che in qualche modo si scontrano con la scuderia del tuo cuore. Anche se tu potresti avere legittimi motivi di risentimento perché sei stato defenestrato, e malamente, nel 2014. Ma, motivi di opportunità e anche di stile, permettetemi, avrebbero dovuto far sì che non entrasse là dentro come “direttore del board McLaren”. Io la penso così. Poi, insultatemi pure. Punto.
VOTI
McLaren. Voto: è già formula noia. Inevitabile.
Norris-Piastri. Voto: 9. Nella nuova formula noia, almeno loro ci hanno fatto divertire tutto il GP, perché se le sono date di santa ragione.
Leclerc – Hamilton. Voto: 6.
Compitino da portare a casa senza troppi patemi d’animo. Almeno terzo e quarto. E soli, si fa per dire, venti secondi rimediati dal duo di testa. Ora come ora, questo è quello per cui possiamo vedere il bicchiere un pochino pieno. O meno vuoto.
Verstappen. Voto: meno di un gatto in tangenziale. È curioso che un giovanissimo talento, con una manovra errata, lo faccia fuori in poche curve. Come se il destino ti facesse avere un deja vu…
Kimi Antonelli. Voto: pazienza. Anche questi necessari errori sono il normale apprendistato in F1. Compresi anche i talenti cristallini.
Lift and coast. Voto: mistero della fede. La nuova parola che attanaglia il cuore di ogni ferrarista. Più che una parola, un acronimo. “LiCo”… dannazione!

Tsunoda. Voto: ancora una prece…
P.S.: Arriva Silverstone. Ma noi, per il pacchetto completo di aggiornamenti, dovremo ancora aspettare. Abbiamo il nuovo fondo. Ma con calma, mi raccomando eh…
Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi
Immagini: Scuderia Ferrari – F1Tv
