Con Vasseur al comando, Ferrari arriva al giro di boa in F1 con tanto rammarico. Il bilancio è parecchio magro, per consolidare il secondo posto nella classifica costruttori è un dato privo di significato se chi è in testa ha il doppio dei punti in appena dodici gare, e chi sta dietro (Red Bull e Mercedes) sta mettendo assieme delle gare difficili. Nemmeno il podio a Silverstone, perché Hulkenberg batte la Rossa a bordo della Stake.
Da un certo punto di vista lo scorso weekend è stata l’ennesima illusione. Sino al Q3 le due SF-25 sembravano avere il potenziale per poter conquistare la pole position. La terza fila finale è stata la prima doccia gelata. Mentre per certi versi la gara è stata ancora più deludente. Ci preme sottolineare che è un esercizio assai doloroso analizzare e commentare i deludenti risultati del Cavallino Rampante.

Il 2025 doveva essere la riscossa ma sta diventando un’agonia. McLaren ha praticamente chiuso la pratica a metà campionato, lasciando le briciole alla concorrenza. A Maranello si continuano a spendere energie (e risorse) nel tentativo di trasformare il bruco in farfalla. Una metamorfosi ormai fuori tempo massimo, utile forse a vincere qualche gara che avrebbe lo stesso sapore beffardo del gol della bandiera nel calcio.
La trasformazione necessaria per Vasseur
Partiamo da un presupposto: la discontinuità regolamentare non consentirà alcun travaso tecnologico dalla SF-25 al progetto 678. Per farla breve, le vetture 2026 saranno completamente diverse in qualsiasi area tecnologica: aerodinamica, telaio, power unit, benzine e pneumatici. La prossima settimana la Rossa svolgerà il secondo Filming Day della stagione a porte chiuse al Mugello.

L’obiettivo è quello di testare il comportamento della nuova sospensione posteriore, con la speranza di poterla utilizzare da Spa-Francorchamps. Terminata la narrazione del “potenziale da estrarre”, ora si cerca il tutto per tutto al fine di ben figurare nelle prossime gare. Da un punto di vista manageriale, questo è il punto di non ritorno per diverse figure apicali della GES. Sarebbe inquietante se il team non desse segnali di ripresa in vista 2026.
Un nuovo parafulmine sarebbe una scelta deleteria
La ragione dovrebbe consigliare di riporre tutte le energie sul progetto 2026. In F1 tutto corre a una velocità supersonica, non solo i bolidi in pista. In tal senso, le dichiarazioni di Benedetto Vigna rilasciate a Silverstone sono state edulcorate, ma evidenziano la scarsa comprensione delle dinamiche nella classe regina del motorsport. Sostenere che parlare del futuro di Vasseur a luglio è un discorso prematuro fa rabbrividire.

Alla vigilia della più grande rivoluzione tecnica della storia moderna della categoria, l’incertezza in merito al possibile nuovo del responsabile della GES, con contratto in scadenza a fine anno, è inaudita. Qui non si parla di un program manager di una vettura stradale, ma del capo di una divisione che realizza un prodotto che deve vedersela con competitor il cui “core business” è solo ed esclusivamente la Formula 1.
In termini di clima aziendale, è inevitabile che se il capo è sulla graticola si destabilizza tutta la catena gerarchica sottostante. Nessuno lo ammetterà mai, ma è così. A questo punto, chi disegna il futuro della Scuderia Ferrari? Alla fine si cercherà un altro parafulmine in luogo del francese, come firewall a protezione dell’incapacità dei suoi superiori? Ci sono evidenti limiti nel campo della comunicazione.

Secondo quello che sappiamo Frederic dovrebbe essere confermato almeno per la prima stagione del nuovo ciclo regolamentare, in modo da appurare se questo mondiale è stato solo un doloroso passaggio a vuoto. E se il team attualmente sta spingendo per recuperare l’irrecuperabile con la SF-25 è anche per questo: dimostrare al top management la capacità di reazione, rimettersi in riga e alzare la fiducia per esserci nel 2026.
Autore: Roberto Cecere – @robertofunoat
Immagini: Scuderia Ferrari – F1TV
