martedì, Gennaio 13, 2026

F1 2026, ecco l’aerodinamica attiva: Mercedes testa la variabile di setup

F1 2026, aerodinamica attiva: per la prima volta nella storia della massima categoria del motorsport, vediamo una monoposto che adotta un sistema di riduzione della resistenza. Questo è un assaggio dei prossimi regolamenti che, come sappiamo, dalla prossima stagione entreranno in vigore, travolgendo completamente lo scenario a cui eravamo abituati nell’attuale ciclo normativo che regolava le wing car ad effetto suolo.

Mercedes testa il sistema mobile delle ali per la F1 2026

Durante i test di fine stagione ad Abu Dhabi, prove su pista che peraltro offrono l’occasione ai rookie di portarsi avanti e impratichirsi maggiormente con le modalità operative dei vari team, ci sono anche le mule car: parliamo delle vetture della stagione appena conclusa, la 2025, sapientemente modificate per aiutare il gommista italiano a testare con cognizione di causa le nuove mescole 2026.

Gomme che cambieranno esattamente come il resto dei componenti. Le novità principali riguardano struttura e dimensione, con l’obiettivo di adattare i compound alle nuove auto. Benché i cerchi restino con la misura da 18 pollici, cambia la larghezza del battistrada: una riduzione di 30 mm al retrotreno, 25 mm all’anteriore. Stessa cosa per il diametro: 15 mm in meno sull’avantreno, 10 mm per il posteriore.

Pirelli F1 2026 Ferrari Mercedes
Le differenze tra le gomme utilizzate fino a domenica e quelle che verranno impiegate dal prossimo anno

Oggi, sulla pista di Yas Marina, Kimi Antonelli è sceso in pista con la Mercedes alla quale la Formula 1 ha deciso di affidare il test sul nuovo sistema per rendere attiva l’aerodinamica anteriore. Una rivoluzione vera e propria che cambierà il modo di pensare, con un preciso meccanismo che si sdoppia in due modalità: la X-Mode corrisponderà alla configurazione del massimo carico, mentre la Z-Mode ridurrà al minimo la resistenza.

F1, 2026: la meccanica alla base dell’aerodinamica attiva per usare le due modalità

Il team di Brackley ha adottato un sistema “artigianale” per ricreare l’effetto voluto. I tubi evidenziati in blu sono le canalizzazioni del fluido. L’attuatore che si occupa di ruotare i profili è infatti di tipo idraulico, poiché ovviamente deve gestire forze elevate. Il flap ha un carico che spinge verso il basso dato dalla massa fluida, ed è per questa ragione che non è affatto facile variare la configurazione con la monoposto in movimento.

I tubi in questione escono da un piccolo duct collocato sul muso della W16, che di base avrebbe la funzione di catturare quella porzione di fluido aerodinamico che altrimenti andrebbe a stagnare sulla punta del nosecone. Appare piuttosto ovvio, ma è giusto specificarlo: per la stagione di Formula 1 2026, il nuovo regolamento tecnico non prevede canalizzazioni a vista.

Mercedes F1 2026
Il dettaglio del sistema per riprodurre l’aerodinamica attiva sull’avantreno delle monoposto di F1

Il pilota potrà attivare il sistema premendo un semplice tasto collocato sul volante. Questo bottone ha il chiaro compito di aprire una valvola nel sistema idraulico della monoposto, facendo sì che la massa dei flussi ad alta pressione spinga un piccolo pistone nell’attuatore, che a sua volta è incaricato di azionare un bilanciere che finalmente andrà a sollevare fisicamente il flap mobile della vettura.

F1,2026, aerodinamica attiva: le difficoltà di guida con il nuovo sistema dell’ala mobile

Nello specifico caso si nota come il flap mobile sia a singolo elemento, mentre sulle prossime vetture gli elementi azionabili dovrebbero essere due. Tuttavia, si tratta di un test sperimentale, dove appunto si è trovata una soluzione casereccia per ricreare il fenomeno. Sicuramente una prova su pista che aiuterà i piloti ad abituarsi a questo tipo di cambiamento, che ovviamente si rifletterà sull’handling.

Mercedes F1 2026
Kimi Antonelli in pista nei test di Abu Dhabi con l’ala anteriore che riproduce l’aerodinamica attiva

Va infatti ricordato che chi guida noterà una forte variazione di carico una volta attivato o disattivato il sistema. Inoltre, ci sarà una variabile in più per l’ottimizzazione della messa a punto della monoposto, il che non è scontato. I team dovranno inserire nei software di ottimizzazione anche questa nuova variabile e capire come influisca su tutta la ricerca del setup, per sfruttarla al meglio delle possibilità a livello strategico.

Autore: Zander Arcari – @berrageizNiccoló Arnerich – @niccoloarnerich

Immagini: Scuderia Ferrari – F1TV

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