giovedì, Gennaio 15, 2026

F1 2026, svolta tra FIA e FOM: nuove regole e investimenti sugli steward

Dal 2026 cambiano i pesi decisionali all’interno della F1 Commission e il segnale politico è tutt’altro che marginale. Una modifica regolamentare che, più di tante dichiarazioni pubbliche, racconta dove sta andando il governo della massima categoria del motorsport 1. In sintesi: meno blocchi, più fluidità e una capacità decisamente maggiore di intervenire quando il sistema rischia di incepparsi o di non funzionare nella maniera corretta.

F1 Commission: meno voti, più potere decisionale

A partire dalla F1 2026, per approvare una decisione con maggioranza semplice non serviranno più sei team su undici, quindi la maggioranza, ma bensì solamente quattro, a cui si aggiungono come sempre FIA e Formula One Management. Anche la soglia della super maggioranza viene abbassata: in questo caso, infatti, d’ora in avanti basteranno solamente sei squadre invece delle otto richieste

F1 2026 FIA FOM
La stretta di mano tra Ben Sulayem, presidente della FIA e Stefano Domenicali, amministratore delegato della Formula 1

Una variazione apparentemente tecnica, che in realtà incide profondamente sugli equilibri politici della categoria. La Formula 1 degli ultimi anni ha spesso sofferto una governance troppo rigida, poco snella, dove ogni cambiamento strutturale veniva rallentato da veti incrociati e da interessi divergenti. Una situazione che di fatto si incaricava di rallentare e rendere problematiche decisioni necessarie spesso nell’immediato.

Con l’attuale convergenza tecnica e sportiva, il rischio non è più quello di decisioni arbitrarie, ma il vero e proprio l’immobilismo. La scelta adottare di ridurre il numero di voti necessari, significa fornire alla massima categoria del motorsport uno strumento per reagire più rapidamente a situazioni critiche, soprattutto in un contesto regolamentare in cui il 2026 rappresenta un punto di discontinuità totale.

F1 2026 FIA FOM
IL CEO della Formula 1 Stefano Domenicali scherza con Ben Sulayem, presidente della FIA

Il messaggio è chiaro: la F1 vuole una piattaforma decisionale più stabile, capace di sostenere scelte impopolari ma a volte necessarie. In altre parole, meno politica di conservazione e più governo operativo. Una svolta che va letta anche alla luce delle difficoltà emerse negli ultimi cicli normativi, dove correggere errori strutturali a regolamento già in corso è diventato sempre più complesso.

FIA sotto pressione: “stewarding” e servizi nel mirino

Questo cambio di passo arriva in parallelo a un altro tema caldo: il ruolo operativo della FIA all’interno del mondiale. Da tempo team e addetti ai lavori chiedono una maggiore professionalizzazione dello stewarding e dei servizi forniti dall’organo di governo. Decisioni incoerenti, interpretazioni variabili e una gestione percepita come non sempre all’altezza del livello della Formula 1 hanno alimentato un malcontento crescente.

In questo contesto, la FIA con Ben Sulayem appena rieletto ha presentato un piano di rafforzamento della propria struttura dedicata alla Formula 1, includendo investimenti mirati e un aumento dei costi operativi. Un progetto che, non a caso, ha trovato il supporto diretto di Formula One Management. Il dato è politicamente rilevante: FOM non appoggia spesso aumenti di spesa senza una chiara ricaduta strategica.

F1 FIA Sulayem FOM
Il saluto del neo presidente dell’organo legislativo della Formula Uno, Ben Sulayem

Il sostegno di Liberty Media suggerisce che la Formula 1 abbia compreso come la qualità del prodotto non passi solo dalle vetture o dallo spettacolo in pista, ma anche dalla mera credibilità del sistema che lo governa. Steward più preparati, processi decisionali più solidi e una Federazione Internazionale più strutturata, quindi, sono elementi fondamentali per accompagnare una fase storica delicatissima come quella che si aprirà nel 2026.

FIA E FOM: un accordo che deve funzionare per essere credibile

In definitiva, la riduzione delle soglie di voto e il piano di rafforzamento della FIA vanno letti come due facce della stessa medaglia. La Formula 1 sta cercando di dotarsi di un modello di governo più snello, meno esposto ai “ricatti politici” e più orientato all’efficacia. Insomma, un avvicinamento tra per parti per evitare battaglie nocive che alla fine possano incidere negativamente su ambo le parti.

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Stefano Domenicali, il direttore e CEO della Formula 1

All’interno di tale scenario, resta ovviamente da capire se questa nuova architettura verrà usata per migliorare davvero il sistema o se, come spesso è accaduto nella storia della massima categoria del motorsport, finirà per spostare semplicemente il baricentro del potere da un parte piuttosto che da un’altra. La F1 2026 non sarà solamente una grande rivoluzione tecnica, ma pure un banco di prova istituzionale.

Autore: Zander Arcari – @berrageiz

Immagini: Formula 1

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