Ferrari approccia la F1 2026 senza paura. È questo il messaggio che arriva da Maranello negli ultimi giorni. L’opinione pubblica teme un nuovo flop della Rossa, ma le sensazioni che si rincorrono in via Abetone Inferiore 4 raccontano una storia diversa. Il team italiano, con il nuovo progetto, vuole ribaltare i dubbi della vigilia senza fare rumore. Poche parole sino ai fatti: questo l’approccio. Si spera che effettivamente sarà così.
Ferrari, l’insegnamento sul vissuto pregresso genera un approccio mediatico lontano dai riflettori
Il passato insegna che sulla carta tutto può sembrare stupefacente ma poi, troppo spesso in Formula 1, è tutto tranne che così. Senza andare troppo lontano con la memoria, basti pensare all’approccio “zero pod” di Mercedes. Impostazione slim strepitosa nel campo ipotetico che però non ha mai fatto presenza in pista. Secondo i dati del simulatore la vettura doveva andare almeno 1 secondo più veloce. Evidentemente non è mai stato così.

E sebbene il tea abbia sbattuto la testa contro il muro per un anno e mezzo per far funzionare il progetto, alla fine ha dovuto arrendersi mestamente. Questo è un chiaro esempio di come fallire all’interno di un ciclo normativo. La scuderia di Brackley non è mai stata in grado di lottare per il campionato, gettando alle ortiche annate di sviluppo considerando il ritardo accumulato nella ricerca dei dettami corretti.
Al contrario, McLaren, partita molto male e parecchio arretrata sulla griglia all’inizio del 2022, senza farsi prendere dal panico ha preferito investire tutto il tempo necessario per capire come impostare la vettura in maniera corretta. Dapprima ha studiato gli avversari e, una volta comprese le linee tecniche base più redditizie, non solo le ha riproposte ma le ha addirittura perfezionate sino a trasformarsi nella più brava della classe.

Un esempio di lungimiranza che parte dall’esperienza che Andrea Stella ha maturato proprio a Maranello. Lui stesso ne ha parlato, ricordando che tutti gli insegnamenti appresi in Ferrari sotto la gestione Jean Todt sono stati riproposti a Woking con grande successo. “Ogni giorno mi incarico personalmente di ricordare a tutti i miei collaboratori quello appreso a Maranello”: approccio che evidentemente la Rossa ha dimenticato…
Ferrari 2026: l’approccio è necessariamente aggressivo
L’approccio al mondiale 2026 sarà molto differente rispetto agli ultimi cambi regolamentari. In confronto, il passaggio alle wing car sembrerà quasi uno scherzo se consideriamo la marea di novità che la Federazione Internazionale ha proposto per la nuova era della Formula 1. L’errore è dietro l’angolo e, malgrado sarà molto interessante approfondire questa trasformazione, serve tanta lucidità da parte di tutti i team.

Non è la prima volta che una scuderia pensa di arrivare molto preparata per poi subire un brutto risveglio. Alla Rossa è successo in più circostanze, anche all’interno della continuità normativa. L’anno scorso l’ultima dimostrazione, con la SF-25 che doveva essere in grado di sfidare i migliori ambendo ad entrambi i titoli e ha finito per lottare più che altro contro se stessa. Da qui nasce l’insegnamento che Vasseur sembra aver capito.
Secondo quanto appreso dalla nostra redazione, dopo quel noto periodo di forti dubbi da parte del top management sul francese, Fred ha incassato la fiducia della dirigenza tramite un piano preciso: essere quanto più aggressivi possibile sulla F1 2026, gettando le basi per aprire un ciclo dove una delle prerogative è la seguente: osare senza paura di sbagliare. Non limitarsi a fare il compitino, insomma.

Ovviamente questo tipo di approccio più aggressivo serve per alzare la posta in palio e di. riflesso il rischio aumenta in maniera considerevole. Tuttavia era l’unica strada percorribile, provvedimento peraltro supportato in toto da entrambi gli alfieri della Rossa. È inutile nascondere che le aspettative sulla nuova monoposto italiana siano molto alte. E non potrebbe essere altrimenti dopo 18 annate senza successi.
F1 2026, Ferrari: il lavoro sul margine d’errore
Essere molto soddisfatti del lavoro svolto è un conto. Ne abbiamo parlato giusto ieri, raccontando come Ferrari abbia raggiunto tutti gli obiettivi fissati sulla power unit, sia per quanto concerne la parte endotermica che per quella ibrida. C’è poi il confronto con la pista, che ci ricollega ai discorsi fatti in precedenza. Fidarsi delle simulazioni è altamente necessario, essendo l’unico metodo di giudizio possibile nella Formula 1 moderna.
Ma come sappiamo in questi casi la certezza non esiste mai. Gli strumenti che operano nel campo ipotetico sono sempre più accurati, eppure non sono in grado di prevedere con esattezza cosa possa accadere in pista. Ci raccontano da Via Abetone Inferiore 4 che la scuderia italiana ha lavorato parecchio sul margine d’errore, mossa utile a definire l’intervallo di confidenza atto a predire il comportamento effettivo nel campo reale.

Un approccio necessario per diminuire la forbice tra giudizio soggettivo e oggettivo verso la validazione del progetto. Come sappiamo, il Cavallino Rampante ha già approntato la curva di sviluppo della nuova monoposto, in quanto considera questo argomento come il più importante su cui spingere. Nel farlo, si aspetta che l’imprecisione dei programmi simulati, che per forza di cose esiste, sia quanto più piccola possibile.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Scuderia Ferrari – Mercedes – McLaren – F1Tv
