In attesa della F1 2026, l’arrivo di Laurent Mekies alla Red Bull ha segnato una svolta profonda nel team austriaco, non solo tecnica ma anche culturale. Dopo il Gran Premio di Silverstone, Christian Horner è stato sollevato dall’incarico di team principal, chiudendo una fase già segnata da tensioni e polemiche. La sua posizione era traballante da tempo, ma protetta dalla maggioranza thailandese. Nel 2025, però, quei legami si sono definitivamente spezzati.
Via Horner e Marko si pensa più alla pista
La rivoluzione non si è fermata all’inglese. Anche Helmut Marko, figura storica e spesso divisiva del progetto Red Bull, ha lasciato la squadra. Un epilogo sorprendente se si considera che solo un anno prima si pensava potesse restarne uno solo. Invece sono usciti entrambi, aprendo la strada a una gestione completamente diversa. Mekies è stato scelto proprio per voltare pagina.

Il contributo del francese si è visto immediatamente nel tono e nelle priorità del team. Meno spazio alle polemiche, più attenzione al lavoro in pista e allo sviluppo della monoposto. Un cambio di passo netto rispetto al passato recente, caratterizzato da battaglie politiche continue. L’obiettivo è riportare la Red Bull a concentrarsi esclusivamente sulla performance.
Il finale della stagione 2025, deciso ad Abu Dhabi, ha mostrato una squadra molto diversa nel modo di relazionarsi con i rivali. Niente clima da guerra fredda come nel 2021 con la Mercedes. Anche nei momenti di massima pressione, il confronto è rimasto sul piano sportivo. Un segnale chiaro di una nuova filosofia portata dall’ex direttore sportivo della Ferrari.

A sottolinearlo è stato anche Max Verstappen, che ha ridimensionato qualsiasi paragone con il passato: “Ostile è una parola estrema. È stato semplicemente molto competitivo, nessuno ha colpito nessuno”, ha detto il quattro volte campione del mondo, il quale ha cercato di minimizzare quanto più possibile quanto accaduto quattro anni fa contro Lewis Hamilton e il team di Brackley.
F12026, Mekies: “Non dobbiamo farci distrarre da fattori esterni”
Per anni il team di Milton Keynes era stato sinonimo di guerra politica, tra accuse tecniche e allusioni pubbliche. Dall’estate, però, questo atteggiamento si è progressivamente attenuato. L’arrivo di Mekies ha coinciso con una riduzione evidente del rumore esterno. Anche piccoli gesti, come i rapporti più distesi con la McLaren, da sempre in discussione con Horner, hanno avuto un forte valore simbolico.

Lo stesso Laurent ha chiarito la sua visione senza rivendicare meriti personali: “Abbiamo sempre combattuto duramente, ma in modo pulito. Spingiamo tutto al limite, ma rispettiamo sicuramente la concorrenza“. Una linea chiara, che punta a separare la competizione sportiva dai giochi politici. Un messaggio diretto, interno ed esterno.
Il francese insiste sull’impatto pratico di questo approccio: “Vogliamo concentrarci sulla pura competizione e non farci distrarre dal rumore esterno. Ciò che ci appassiona è rendere queste auto più veloci”. Ridurre le distrazioni significa liberare energie preziose. Un vantaggio competitivo spesso sottovalutato, e che in netta contrapposizione con quanto visto fino al suo arrivo.

L’impronta di Mekies si inserisce in una tendenza più ampia della Formula 1 moderna. Sempre più team sono guidati da figure con una solida base tecnica, dai dati ai processi. In Red Bull, questo cambio di rotta ha già ristabilito ordine e focus. Una nuova era, più silenziosa ma potenzialmente più efficace, è appena cominciata per il team di Milton Keynes, il quale dovrà ora farsi trovare pronto sul lato tecnico con il nuovo propulsore interamente fatto in casa.
Autore: Andrea Bovone
Immagini: Red Bull Content Pool
