McLaren vince per il rotto della cuffia il mondiale piloti di F1. Stella è fiero del suo team, perché hanno vinto “grazie al loro metodo”. Campioni e paladini della morale. Un Perbenismo intrinseco, che come unico scopo cerca di salvare una faccia che stava per essere persa ai danni di Max. L’etica fastidiosa di Andrea era non necessaria, perché cogliere il titolo con due astronavi nel tempo di recupero non può essere di certo un vanto.
I danni della papaya rules
McLaren ha vinto il mondiale costruttori e pure quello piloti. Chapeau. D’altra parte, il progetto MCL39 non aveva rivali a livello tecnico. Ed è proprio per questo che, trofei in tasca, sorbirsi la tediosa nenia legata alle papaya rules stona come la panna nella carbonara. Il team di Woking agguanta il titolo piloti nell’ultimo turno del campionato, rischiando di perderlo per la super rimonta di Verstappen.
Parliamo di un mondiale che potevano mettere in ghiaccio a settembre e invece, per nutrire la correttezza di cui il team si vanta da due stagioni, tra un po’ non succede il patatrac. Contesto che ha reso tutto più difficile e, in buona parte, ha distrutto psicologicamente Oscar Piastri. Intendiamoci… l’australiano ci ha messo pure del suo, non riuscendo a reagire mentalmente a scenari che involontariamente lo hanno penalizzato eccome.

Ma il succo del discorso per McLaren e Stella è il seguente, in parole spicciole: sino a ieri mattina il team di Woking se la faceva addosso, perché non portare a casa il titolo piloti sarebbe stato un grandissimo fallimento. Poi, quando è riuscito ad tenerlo saldo tra le mani, peraltro perdendo ancora una volta sul campo, sfoderi tutto il tuo charme e dichiari che “abbiamo vinto alla nostra maniera“, passando quasi per un eroe. No, non funziona così…
Il perbenismo di McLaren è stomachevole
Già solo il fatto che, con due vetture superiori come le MCL39, Verstappen sia il pilota che abbia collezionato più vittorie, quando per almeno un terzo del mondiale la sua RB21 era piuttosto balbettante, la dice lunga sulla capacità di ottimizzare il risultato. Secondo poi, questo trionfo smielato della benevolenza è quasi stomachevole. In pista non si fanno amici, si lotta in maniera acerrima per vincere. Correttezza sì, ingenuità no.
Il vero “racer” per eccellenza è un certo signor Max Verstappen. Quattro volte campione del mondo non a caso. Un fenomeno che ai punti ha perso il titolo, ma lo ha vinto ampiamente come prestazioni singole e personali. “Davvero ci interessa aggiungere solamente un titolo mondiale in più ai nostri palmarès? È più bello lasciare un messaggio rilevante, un qualcosa che possa contribuire in linea generale.“

Una frase ricca di perbenismo asfissiante e fine a se stesso, perché se ieri sera Max si fosse laureato campione del mondo, col piffero che il “presunto messaggio sportitivo” avrebbe consolato Norris o il team. Una moralità drogata dalla voglia di apparire aurei, quasi celestiale, privo di ogni pensiero che non metta davanti a tutto l’onorabilità. Un qualcosa che ha funzionato per il rotto della cuffia, sul quale ricamarci sopra è alquanto ridicolo.
Stella… le papaya rules non hanno vinto un bel niente
“Credo sia importante che questo nostro metodo ci abbia portato a ottenere un successo, perché per certi versi ratifica che si possono approcciare lo sport ed il lavoro con valori positivi, rinunciare alla tentazione di diventare disfattisti o di guardare sempre all’erba del vicino, tutti atteggiamenti che sono un po’ da perdente per certi versi, ma che talvolta la nostra natura ci porta naturalmente ad adottare.”

Nel paragrafo in alto Stella dà il meglio di sé. Anzitutto “questo nostro metodo” non ti ha portato a vincere ma quasi a perdere. McLaren, ha trionfato perché a livello tecnico era sempre superiore, non certo per la condotta morale che, al contrario, ha incasinato e non poco l’annata. E non si tratta nemmeno di essere disfattisti, Andrea, o di guardare l’erba più verde e rigogliosa del giardino altrui.
Da sempre, in Formula 1 ha vinto chi ha saputo sfruttare ogni singola occasione, non guardando in faccia a nessuno e nel rispetto delle regole, ovviamente. Ma forse, e sarebbe pure comprensibile, questo lavaggio di immagine era utile a cancellare le vicende del 2007, dove tutt’altro gruppo di lavoro, ma con lo stesso nome, aveva pesantemente infangato l’onore di Bruce McLaren con la spy story.

Non piace nemmeno il messaggio verso i propri piloti. “L’anno prossimo voglio vincere con Piastri“, racconta Zak Brown, altra mielosa dichiarazione di un gruppo ammalato di “par condicio”, pronto a perdere per salvaguardare l’amicizia tra i piloti. Follia. Una cosa che nel mondo reale non esiste, e per McLaren è stato solo un problema auto-inflitto sul quale gongolare non ha alcun senso. Onore ai vincitori, meno alle loro parole…
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Scuderia Ferrari – F1Tv
