Stella utilizza gli insegnamenti mai assopiti appresi in Ferrari, dove la F1 targata anni duemila alla Rossa gli ha insegnato a gestire un team a 360 gradi. Uno scenario che a Maranello non esiste più da troppo tempo e che Andrea non ha avuto la possibilità di proporre nella sua carriera da ferrarista. Un contesto sul quale la fiducia completa della McLaren gli ha permesso di metterlo in pratica, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Il lavoro che porta in alto McLaren
Il team ha costruito un collettivo estremamente compatto, fondato su valori condivisi, una storia prestigiosa e un reparto tecnico che, secondo quanto detto dai diretti protagonisti, non ha eguali nei tanti anni di esperienza di alcuni membri della squadra. Con l’apporto di Zak Brown, le risorse sono state riorganizzate come un puzzle inizialmente scomposto, che evidentemente tutto faceva a parte funzionare.
Ogni singolo elemento è stato valutato, redistribuito e consolidato, creando un sistema più solido e funzionale. In questo contesto, figure chiave come Rob Marshall hanno apportato esperienza, competenze e, soprattutto, la capacità McLaren di andare oltre al limite senza alcuna paura di sbagliare, elevando ulteriormente il potenziale della squadra. Il successo conseguito è stato il frutto di un percorso lungo e meticoloso.

Le stagioni di Formula 1 sono sempre più lunghe e i mondiali sono vere e proprie maratone, in cui la costanza, l’unità e la fedeltà ai valori del team si trasformano in chiari elementi imprescindibili. L’obiettivo è quello di inviare un messaggio chiaro: vincere rappresenta un traguardo straordinario, ma altrettanto importante è dimostrare che la cultura del progresso e la coesione di gruppo rimangono centrali.
Stella fa quello che Maranello non mette in pratica
Un po’ quello che manca alla Rossa da molti anni. Nessuno mette in dubbio impegno e capacità che abitano Maranello, ma il tassello mancante, che appunto Andrea ha costruito in a Woking, è possedere un metodo chiaro e soprattutto funzionale alla causa. Un qualcosa che la Rossa di Vasseur proprio non riesce a definire. E non serve essere in fabbrica per carpirlo, basta osservare il lavoro in pista e fuori per poi ascoltare le scuse.
Per quanto riguarda la squadra di Woking c’è un fatto che eleva ancora maggiormente la capacità lavorativa del gruppo di lavoro. Ci riferiamo alla gestione globale del progetto, che a conti fatti evidenzia come sia impensabile per una singola persona disegnare da sola la geometria di una monoposto. La complessità tecnica richiede la condivisione dei valori e un approccio collettivo per costruire qualcosa di duraturo.

E pure sotto questo aspetto ci sarebbe da discutere all’infinito sulla Rossa, perché è più di un decennio che, frequentando il paddock e Via Abetone Inferiore quattro, si ascolta come il team italiano non sia in grado di mettersi d’accordo su tante cose internamente. Stella dice che costruire significa rinunciare alla perfezione, e questa rinuncia consente di porre al centro l’interesse collettivo, evitando il gioco delle colpe nei momenti difficili.
L’esperienza pregressa in Ferrari utilizzata a Woking: mossa vincente
Un tassello che sarebbe necessario alla Rossa come l’aria che si respira per vivere. All’interno di questo scenario, c’è un passaggio eloquente che l’ingegnere di Orvieto ha vissuto sulla propria pelle e che risale alla sua presenza in Italia. Parliamo dei primi anni duemila, quando la Scuderia era al top, e tutte queste discriminanti menzionate da Andrea facevano presenza all’interno del gruppo di lavoro gestito da Jean Todt.
Un periodo di grandi successi, dove un giovane Andrea ha cercato di immagazzinare quante più informazioni possibili. Un progetto nella sua testa lungimirante, che covava, il giorno che fosse arrivata l’occasione giusta, la possibilità di mettere in pratica tutto quello che aveva imparato. Scenario che, parliamoci chiaro, mai sarebbe andato in onda a Maranello. Anche per questo l’ingegnere italiano ha seguito Fernando a Woking.

Un ambiente di lavoro dove poteva evolvere e avere una possibilità di crescita. A distanza di più di 20 anni, Andrea ha potuto finalmente applicare tutti gli insegnamenti appresi nella Rossa targata Schumacher. Lezione che non aveva affatto dimenticato e, come lui stesso menziona, utilizza e ricorda a tutti i suoi collaboratori ogni singolo giorno. Chissà che Ferrari non possa ricordarlo e fare lo stesso dal mondiale 2026.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: McLaren – Scuderia Ferrari – F1Tv
