F1. La separazione tra Helmut Marko e Red Bull è ora ufficiale, confermando le nostre anticipazioni, le quali indicavano una probabile fine del rapporto tra l’austriaco e la scuderia di Milton Keynes a fine stagione. L’addio rappresenta una svolta profonda per un team che, sotto la nuova guida di Mekies, ha intrapreso un percorso di ricostruzione tecnica e gestionale. Per Verstappen le cose potrebbero cambiare.
Marko: una carriera di uscite controverse
L’austriaco lascia dopo oltre vent’anni, segnati tanto da risultati significativi quanto da controversie che hanno diviso ambiente e tifosi. Il suo ruolo, centrale in passato, era diventato progressivamente meno compatibile con la nuova struttura societaria. Figura discussa quanto influente, Marko è stato spesso al centro di polemiche per uscite pubbliche giudicate fuori luogo, l’ultima delle quali l’attacco a Kimi Antonelli dopo il Qatar.

Le sue scelte sui piloti hanno travolto più di una carriera, come quelle di Gasly, Albon, Ricciardo e Kvyat, nomi recenti in un lungo elenco. Non solo dichiarazioni, ma anche decisioni tecniche e sportive hanno generato tensioni interne sempre più evidenti. Il clima attorno al manager austriaco si era deteriorato ben prima dell’annuncio. Non raccontiamo di certo una novità in questo senso.
Secondo fonti molto vicine alla Red Bull, la goccia finale sarebbe stato l’ingaggio di Alex Dunne, ex McLaren, approvato da Marko senza il consenso della dirigenza. La scuderia di Milton Keynes ha poi dovuto risolvere unilateralmente il contratto, pagando una cifra consistente al pilota irlandese. L’episodio ha incrinato ulteriormente i rapporti, già complicati da divergenze su numerosi piloti del programma junior.
Helmut non si riconosceva più nel progetto Red Bull
Una situazione che ha accelerato il processo di allontanamento. Nello sfondo, resta il nodo del rapporto tra Helmut e il team durante il caso Horner, in cui Max Verstappen si era esposto in Arabia Saudita dichiarando che senza Marko la sua permanenza non sarebbe stata garantita. Un legame profondo, nato quando l’austriaco spinse per l’ingresso dell’olandese in F1 già nel 2015, ancora minorenne.
Oggi però lo scenario sembra cambiato in modo netto, con equilibri interni che hanno preso una direzione diversa. Anche il futuro di Gianpiero Lambiase appare incerto, sebbene alla fine dovrebbe continuare a svolgere il suo ruolo di ingegnere di pista di Max. Il comunicato ufficiale nella giornata di ieri rilasciato dal team ripercorre la carriera di Marko, presentando l’uscita come una sua scelta personale e non come un atto imposto.

Pur definita “dimissione”, la vicenda appare complessa e radicata nei cambiamenti interni seguiti alla morte del cofondatore Dietrich Mateschitz, nel 2022. Da quel momento l’azienda ha iniziato a supervisionare più da vicino la struttura sportiva, imponendo livelli di responsabilità diversi rispetto al passato. Helmut, abituato a operare con ampia autonomia, ha faticato a integrarsi in questo nuovo assetto.
Con l’addio di Marko, la posizione di Verstappen sul suo futuro può cambiare
Negli ultimi anni, il dirigente era finito al centro di episodi interni rilevanti: dalle frasi offensive verso Pérez nel 2023 al tentativo di allontanarlo all’inizio del 2024. La reazione pubblica di Max lo aveva salvato, portando a un accordo fino al 2026. Contratto che però si interrompe con un anno d’anticipo. Il team stesso riconosce che, nonostante la narrativa ufficiale, la relazione tra Marko e i dirigenti si era raffreddata significativamente.

Il manager ha motivato così il suo addio: “Perdere il campionato del mondo per pochi punti mi ha profondamente colpito e mi ha fatto capire che questo è il momento giusto per concludere un capitolo lungo e intenso“. Parole che riflettono una chiusura volontaria ma anche la consapevolezza di un ciclo ormai esaurito. Nel comunicato, il CEO Oliver Mintzlaff ha aggiunto:
“Mi ha espresso la volontà di terminare il suo ruolo. Rammarico per la sua decisione, ma ho compreso che era il passo che riteneva necessario”. La separazione fa parte di un quadro di cambiamenti più ampio: Red Bull ha già perso Newey, il direttore sportivo Jonathan Wheatley e il responsabile strategico Will Courtenay. Dal lato del box di Max si registra un’ esodo di figure senior, tra cui meccanici e ingegneri di riferimento.
Un processo che alimenta dubbi sulla stabilità a lungo termine del team del quattro volte campione del mondo. E su come tutto questo possa influenzare il futuro del pilota olandese. Il contratto di Verstappen scade nel 2028, ma negli ultimi mesi si sono intensificate diverse voci su una possibile uscita anticipata dal team, per cercare un’altra avventura nella massima categoria del motorsport.

L’assenza di Helmut rappresenterà per il talento di Hasselt la perdita di un chiaro e solido punto di riferimento storico, proprio nel momento in cui la Red Bull sta cercando di convincerlo a restare oltre il 2026. Resta da capire se l’olandese considererà questa decisione un segnale negativo oppure un mero cambiamento che rientra nella fisiologica evoluzione del team verso il futuro.
Autore: Andrea Bovone
Immagini: Red Bull Content Pool
