Perez rompe ancora il silenzio sulla F1 con Red Bull quando era compagno di Verstappen. Lo fa svelando come lo sviluppo tecnico fosse sistematicamente orientato per favorire il pilota olandese e come il suo scopo principale fosse quello di concorrere ai successi dell’olandese come il resto del team. Tra retroscena inediti su Horner e una pressione smisurata sulla spalle senza motivo, Sergio analizza il “metodo Milton Keynes”.
Il paradosso Red Bull: veloce al simulatore, battuto dagli aggiornamenti
Ripercorrendo il quinquennio in Red Bull, Sergio Perez definisce la convivenza con Max Verstappen come la prova più ardua della sua carriera nel motorsport. Non si trattava solo della mera sfida cronometrica, bensì di operare in un contesto dove la pressione era costante e le dinamiche interne ben più delicate del necessario. Questo il suo pensiero a distanza di tempo che ancora una volta commenta.

Il messicano parla di un retroscena tecnico fondamentale risalente all’alba dell’era a effetto suolo, la stagione 2022 che ha preso forma con le win car. Durante l’inverno, nelle solite l sessioni al simulatore, quindi prima ancora di scendere in pista nei pre season test, Checo era molto più rapido di quanto il team poteva pensare e spesso riusciva addirittura a registrare tempi migliori rispetto al compagno di squadra.
Una tendenza che si è confermata nelle prime gare. Un rendimento molto solido all’inizio i del mondiale destinato però a cessare. Lo scenario è cambiato in maniera drastica con l’introduzione dei primi pacchetti di aggiornamenti per migliorare la guidabilità della monoposto. Un qualcosa che si è ripetuto pure nella stagione successiva. Secondo l’attuale pilota della Cadillac, lo sviluppo tecnico ha fatto tanta differenza.
Un provvedimento studiato a tavolino dal gruppo tecnico diretto da Adrian Newey, che ha permesso al talento di Hasselt di ritrovare quel margine necessario per imporsi e spostare definitivamente l’equilibrio della vettura verso le sue preferenze. Pur riconoscendo a Max forza, carisma e lo status di leader indiscusso della scuderia, Perez sottolinea con la matita rossa come il carattere del tre volte iridato potesse diventare un limite sotto stress.

Lo fa ripensando ad episodi come quello di Barcellona andato in onda la scorsa stagione, dove ci fu l’incidente con la Mercedes di George Russell. Checo evidenzia come l’attuale quattro volte campione del mondo di Formula 1 sia talvolta soggetto a “blocchi emotivi” che ne condizionano la lucidità; convivere con un fenomeno così polarizzante rendeva il suo compito estremamente complesso e frustrante, a suo dire.
La confessione di Horner: un team “Max-centrico” per definizione negli anni di Checo
L’analisi del trentacinquenne di Guadalajara va ben oltre la pista. Lo fa andando a toccare pure la filosofia aziendale che si respira all’interno della squadra. Senza nessuna paura, di fatti, Checo afferma di aver compreso fin da subito di essere parte di un ingranaggio costruito per esaltare un singolo individuo. Una percezione confermata, stando alle sue parole, direttamente da Christian Horner al momento della firma prima del mondiale 2022.

Quel confronto schietto fece capire al messicano la sua reale dimensione all’interno del team: si stava inserendo in un progetto destinato esclusivamente a valorizzare il fenomeno olandese. Tutto il resto, gestione dei vari talenti della famiglia Red Bull inclusa, era solo funzionale a quell’unico obiettivo. In tutto all’interno di un ambiente che era caratterizzato da aspettative molto più alte di quello che poteva sembrare dall’estendo.
Nella sua condizione da secondo pilota e supporto totale del team, Checo racconta che anche essere un decimo più lento di Max diventava immediatamente un “caso di stato”, dove la tensione andava spesso oltre il livello di guardia senza una ragione apparente, o per lo meno per motivi che, a suo modo di vedere, erano totalmente non necessari per preservare un ambiente competitivo ma più sereno possibile.

Nonostante le difficoltà, Perez riconosce il valore formativo di quegli anni. La capacità di navigare tra competizione interna spietata, sviluppi tecnici mirati e guerre psicologiche rappresenta oggi un asset fondamentale. Un bagaglio di esperienza che Checo porta in dote alla Cadillac per la sfida del prossimo campionato, dove potrà contare anche sulle preziose informazioni tecniche Ferrari sul 2026 fornite dal nuovo acquisto Zhou Guanyu.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Red Bull – Scuderia Ferrari – F1Tv
