La Ferrari delle occasioni mancate

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Vettel vs Binotto: l'aspetto economico non era un problema...
Mattia Binotto, team principal Scuderia Ferrari, al muretto box

La Ferrari delle occasioni mancate


Le piattaforme social sono veramente un luogo divertentissimo. Ogni giorno della settimana ti offrono letture di colti ingegneri da bar (o del Lunedì, per dirla alla Enzo Ferrari), opinionisti da strapazzo e tifosi della domenica. Si arriva però ad un momento in cui si supera il limite: insomma, non se ne può proprio più. La Ferrari realizza in Messico la sesta pole di fila (cose turche se si pensa al bilancio complessivo della stagione) ma si perde in gara posizionando i due piloti solo secondo e quarto. E questo è certamente un fatto acclarato. La Ferrari delle occasioni mancate è, aimè, un dato di fatto per questa stagione 2019. Ma come al solito mi ritrovo a leggere di critiche mosse nei confronti del muretto degli ingegneri di rosso vestiti a causa della errata strategia creata appositamente per danneggiare Charles Leclerc: da predestinato a bersaglio mobile. Non è un mistero che a parte qualche eccezione io non nutra una stima superlativa per gli uomini del muretto Ferrari. Ma per carità, non voglio rendermi ridicolo. Non ci credo a queste teorie né le voglio avallare. 

La Ferrari delle occasioni mancate
il muretto della Scuderia Ferrari

Il discorso è, secondo me, relativamente semplice. Partiamo da una quasi certezza: il motore Ferrari è il migliore dello schieramento (fattore importantissimo sul giro secco) e grazie al basso drag le due monoposto rosse riescono quasi sempre ad imporsi sulle piste più veloci. Ma le Ferrari non hanno poi in gara il bilanciamento corretto indispensabile per poter usare nel modo migliore le coperture Pirelli. E da ciò ne deriva che i due piloti di Mattia Binotto stressino maggiormente le gomme e non si possano permettere le strategia aggressive che invece attuano in casa Mercedes.

Questo evidente risultato può essere limitato o accentuato dal fattore umano: Vettel è da sempre ritenuto un pilota molto capace nella gestione del ritmo gara e nell’usura delle gomme mentre Leclerc ha ancora da imparare e la sua aggressività sicuramente non aiuta. Ed ecco allora spiegato “l’ennesimo” tracollo Ferrari in gara. Le frecce d’argento gestiscono benissimo la gomma e con Hamilton la Mercedes si è potuta permettere una gara ad una sosta con un ritmo sempre ottimo, le rosse di Maranello hanno faticato molto di più e questo ha costretto i ragazzi di Mattia Binotto ad impostare la corsa sulle due soste. E quando ancora Sebastian girava su ritmi accettabili, le gomme di Charles non avevano più nulla da offrire e da qui la prima sosta più anticipata rispetto al compagno. Per il resto, la stretegia a due soste era ormai cosa obbligata: impossibile per le due Ferrari completare il resto della gara unicamente sulle gomme bianche, nemmeno mai provate al Venerdì. E questo è valso tanto per Leclerc, tanto per Vettel, fermatosi diversi giri dopo il monegasco.

La Ferrari delle occasioni mancate
la sosta ai box “incriminata” di Charles Leclerc

Ed ecco che l’ennesima meravigliosa prima fila tutta rossa si è trasformata in una gara di difesa dove già suona come una vittoria il secondo posto del tedesco numero 5. La Ferrari delle occasioni mancate, non saprei davvero come meglio esprimermi. Questioni meccaniche ed aerodinamiche della macchina. Un progetto, quello della SF90, non ancora pienamente maturo ed in grado di esprimere tutto il proprio potenziale. Nessuna stupidità degli uomini rosso vestiti, nessuna incompetenza, nessun complotto. Non c’è altro, ne sono certo! Questione Max Verstappen: il Max formato sogno sta tornando ad essere un po’ meno sogno ed un po’ più Mad. Ho scritto tante volte che dalle FP3 di Monaco 2018 il fenomeno olandese aveva cambiato rotta e puntato la prua verso lidi fatti di concentrazione, costanza, attenzione in particolare nelle prime fasi di gara.

E tanti tanti punti in campionato. Ammetto che il Verstappen formato fine 2019 non mi sta piacendo molto. Eccessiva aggressività in momenti cruciali della gara, errori banali e poi quella svista di sabato alla fine delle Q3. Una svista eccessiva, imprudente, maleducata. Una reazione, quella davanti ai giornalisti, sfrontata, saccente, ad ammettere che si, non aveva affatto frenato ed aveva tenuto il piede giù nonostante la W10 di Bottas infilata dentro le barriere in uscita dall’ultima curva. Un incidente, quello del finlandese, per fortuna più spettacolare nella sua dinamica che grave come conseguenze al pilota. Un incidente che però, anche e soprattutto per le doppie bandiere gialle calate immediatamente dai commissari, andava affrontato se non altro plafonando il proprio ritmo in uscita di curva verso il rettilineo del traguardo.

Non per Mad Max, che non solo ha tenuto giù come niente fosse, ma ha addirittura migliorato il proprio tempo. Non ci fa una bella figura la Federazione internazionale, purtroppo, che ha punito il pupillo di Helmut Marko solo dopo che quest’ultimo aveva candidamente ammesso il fattaccio. La telemetria parlava chiaro già nei primissimi momenti dopo la fine delle qualifiche. Non si può mai far passare l’idea di lasciare impunito un pilota che in regime di bandiere gialle (doppie, specialmente) migliora il suo tempo e non si cura del pericolo in pista. Forza Max, ritrovati un pochino in vista di Austin.

La Ferrari delle occasioni mancate
Max Verstappen in azione durante il Gran Premio del Messico

Infine, a proposito di necessità di ritrovarsi: ma che fine ha fatto la nostra amata Alfa Romeo? E’ dalla ripresa delle attività dopo la pausa estiva che la squadra del biscione è scomparsa quasi del tutto dalle zone della classifica che contano davvero. Mancanza di sviluppo o errata comprensione dei nuovi pezzi installati, errori di strategie, un Kimi Raikkonen che è sparito dalla scena come non accadeva quasi neanche ai tempi della Ferrari. Un Antonio Giovinazzi ancora in attesa del rinnovo del contratto che è meritato, e non lo dico da italiano, lo dico da tifoso e amante di questo sport. Non è dato sapersi il perché di un tracollo così repentino. Urge ritrovarsi, ed in fretta!

Neanche il tempo di chiudere questo articolo sugli eventi occorsi a città del Messico ed eccoci pronti a sbarcare in terra americana, con il Gran Premio di Austin alle porte. La F1 a casa sua (data la nazionalità a stelle e strisce del management) consegnerà con buona certezza il sesto titolo iridato nelle mani di Lewis Hamilton. Ma per le lodi al pilota di Stevenage c’è tempo, non è ora il momento. Godiamoci questo weekend americano con la consapevolezza che le W10 sono ancora le macchine da battere ma che la Ferrari, ormai nei siamo tutti certi, è lì e sarà pronta a dare anche questa volta del filo da torcere ai ragazzi capitanati da Toto Wolf.

Si spera, molto presto, in una Ferrari dalle occasioni… acchiappate!

Autore: Federico Vicalvi

Foto: FerrariF1

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