La F1 tra il rischio di non correre nel 2020 e la necessità di aiutare i team

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Il dubbio di Liberty Media: vale ancora la pena scommettere sugli eventi dal vivo?
Greg Maffei, CEO di Liberty Media

Dopo oltre due mesi di lockdown si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. Si ricomincia a parlare di riaperture di attività, di ritorno a lavoro, di possibilità di spostarsi seppur con le adeguate protezioni e nei confini regionali. Calarsi, dunque, nuovamente in una vita che non è possibile definire normale ma che comunque rappresenta una decisa svolta rispetto a ciò che abbiamo affrontato negli ultimi tempi. Il mondo dello sport non fa eccezione e comincia a pensare alla ripresa, anche se alcune grandi manifestazioni, da Wimbledon agli Europei di calcio, sono state ufficialmente cancellate. La F1, tra mille difficoltà, sta provando a riorganizzare un calendario che andrà pesantemente rimaneggiato nelle date per consentire ai team di mettere le vetture in pista e superare la crisi finanziaria nella quale sono cadute. In tal senso, Liberty Media ha preso ad anticipare alle squadre l’elargizione di parte delle spettanze che avrebbero percepito più avanti in condizioni normali.

Una situazione della quale ha parlato il grande boss del colosso americano dell’intrattenimento, Greg Maffei, che ha postulato lo scenario che ogni appassionato non vorrebbe mai contemplare: l’annullamento del campionato 2020. Un’ipotesi non remota ma che sicuramente le parti in causa proveranno a scongiurare anche modificando il week end di gara, tagliandolo e restringendolo nella durata. “Abbiamo già anticipato i pagamenti ad alcune squadre. Siamo disposti a tendere una mano a quei team che ci domandano aiuto. Ovviamente non abbiamo una linea di credito aperta ed infinita – ha specificato il dirigente italo-americano in una conference call con gli analisti di Wall Street – faremo ciò che è necessario per correre sia nel 2020 che nel 2021. Ma siamo aperti ad ogni scenario”.

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Il panorama cui allude Maffei è proprio quello che ognuno di noi tende razionalmente a segregare in una angolino del cervello. “Si potrebbero disputare zero gare così come farne 15 o 18. Probabilmente senza pubblico. Il ventaglio di scelte da poter prendere è ampio, Chase Carey e il suo staff si sono presentati con diverse opzioni. Al momento non abbiamo certezze su quando dare il via al Campionato. Naturalmente osserviamo l’evolversi della crisi pandemica e la riapertura di alcuni eventi per calibrare meglio la nostra azione”.

Lo scenario delle porte chiuse, ad oggi, pare essere una delle poche certezze che gli organizzatori si troveranno a contemplare al riavvio delle ostilità sportive. Ancora Maffei: “Se si dovessero disputare gare a porte chiuse avremo una redditività minore, forse pari allo zero. Come gestori della categoria dobbiamo avere capitale sufficiente per gestire questa condizione anomala perché ci sono team che sarebbero in seria difficoltà visto che la maggior parte dei loro ricavi arriva da dividendi che la Formula Uno elargisce. Stiamo pensando a come preservare finanziariamente le squadre. L’idea è quella di far disputare loro delle gare no profit nelle quali non perdano soldi. Ovviamente, per realizzare tutto ciò, è necessario che arrivi il placet delle autorità governative locali”.

La F1, dunque, prova ad affrontare con espedienti innovativi una situazione estemporanea figlia di un contesto inedito e probabilmente irripetibile. Iniezione di danaro fresco per sopperire alle tribolazioni finanziarie dei team e riorganizzazione logistica di una stagione ancora ferma al palo. Questi gli strumenti messi in campo da Liberty Media per evitare che alcuni attori protagonisti spariscano per sempre dalla Formula Uno. Uno sforzo da rimarcare mentre alcuni team sono nel bel mezzo di una guerra fratricida (leggi qui) che non fa il bene della categoria.

Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1

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