Red Bull: vendere l’auto ai clienti per ridurre i costi

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Horner include Mercedes nel Copygate: “Anche il fornitore ha violato i regolamenti…”
Christian Horner, team principal Red Bull Racing

Red Bull: vendere l’auto ai clienti per ridurre i costi


In una Formula1 piena di domande ed incertezze, un punto fermo c’è: l’alleanza tra Red Bull e Ferrari, almeno sul fronte budget cap è più che mai solida. Entrambi stanno lavorando duramente per non cedere un centesimo di più dopo aver accettato un tetto di spesa di 150 milioni di dollari. Tuttavia, abbiamo imparato quanto le cose evolvano velocemente. Gli incroci politici son infiniti. Siamo stati capaci di addormentarci con Mercedes e Red Bull unite contro l’accordo relativo alla power unit tra la scuderia di Maranello e la FIA, per svegliarci con la squadra austriaca lasciata sola a proseguire la battaglia (se vuoi approfondire leggi qui).

Il discorso in questo caso è molto diverso, con Christian Horner (team principal Red Bull) che invitato a parlare del limite di spesa ai microfoni di ‘Sky Sports Uk’ ha detto: “Non è possibile stabilire un limite di budget per tutte le squadre. Ci sono team che lavorano più di altri. I primi tre team spendono di più. Anche perché produciamo e sviluppiamo parti per i più piccoli, quindi non dovremmo avere lo stesso limite di budget. Penso che sia meglio avere un budget differenziato. Se sviluppiamo parti per le squadre, loro non dovranno spendere soldi per questo”.

Ferrari e Red Red Bull: vendere l’auto ai clienti per ridurre i costi uniti contro la budget cap
Christian Horner e Mattia Binotto

Il britannico ha sostanzialmente ripetuto quanto era stato affermato da Mattia Binotto (team principal Ferrari) la scorsa settimana, sempre a ‘Sky Sports Uk’: “Conosciamo i problemi che stanno affrontando i team minori. Ovviamente dobbiamo affrontare la questione dei costi per garantire che tutti sopravvivano. Prima di parlare del limite di budget però non dovremmo dimenticare che le squadre hanno strutture diverse… Costruttori come la Ferrari sviluppano, progettano, omologano e producono ogni singola parte dell’auto. I clienti acquistano semplicemente. Forse la risposta non è un limite di budget fisso uguale per tutti”.

I clienti adesso, assieme alla power unit acquistano già delle parti dai fornitori di motori (come ad esempio trasmissione e sospensioni). I team minori ovviamente pagano la fornitura, ma non hanno altri costi a gravare sulle loro spalle. Non hanno da ammortizzare la fase di progetto, né tantomeno quella di realizzazione. L’idea di fondo di andare quindi ad instaurare un limite di budget differenziato tra costruttori e clienti, se ci pensiamo bene, non è sbagliata (Red Bull, pur non essendo un team factory, lavora a stretto contatto con la Honda e condivide diverse soluzioni con l’Alpha Tauri, che è sostanzialmente il proprio team satellite).

Red Bull: vendere l’auto ai clienti per ridurre i costi
Racing Point

In più il britannico lancia un’ulteriore proposta che potrebbe permettere alla categoria di ‘prendere due piccioni con una fava.’ Ovvero, ridurre i costi per le scuderie minori e aumentare allo stesso tempo lo spettacolo in pista: “Se i piccoli team potessero acquistare la nostra auto alla fine dell’anno, tutti quei costi di sviluppo e produzione sarebbero eliminati. Ciò contribuirebbe a risparmiare molto e si otterrebbe una griglia molto più competitiva. Anche in questo caso, la proposta non è malvagia e abbiamo visto come ciò funzioni molto bene in altre categorie motoristiche (per esempio la MotoGp).

Certo si andrebbe un po’ a perdere quello che è lo spirito della Formula1. Oltretutto, non sono ancora andate a scemare tutte le critiche rivolte alla Racing Point RP20 (sulla cui legalità si continuerà ad indagare non appena il campionato riprenderà) per l’estrema somiglianza con la Mercedes W10, che si parla di far comprare direttamente la vettura dell’anno precedente ai team satellite.

La politica a volte è strana…

Autore: Marco Sassara@marcofunoat

Foto: Formula Uno – Racing Point

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