Lewis Hamilton: una carriera nel segno di Niki Lauda

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Lewis Hamilton, una carriera nel segno di Niki Lauda
Lewis Hamilton mostra il casco che celebra Niki Lauda

Un anno fa, nel lunedì che precedeva il Gran Premio di Montecarlo, la Formula Uno si risvegliò con lo shock dalla notizia della morte di Lauda. Niki non ce l’aveva fatta: a settant’anni, dopo il trapianto di un polmone subito otto mesi prima, il coriaceo ex pilota di Ferrari, McLaren e Brabham aveva perso una battaglia combattuta con fierezza dal momento in cui sfuggì al fato, in quel drammatico incidente al Nurburgring. La scomparsa del carismatico personaggio, dell’abile imprenditore, dello scaltro dirigente ha lasciato un vuoto enorme in tutto l’ambiente motoristico e in special modo in quella Mercedes di cui era azionista e presidente onorario. Una figura fondamentale per Brackley, per la crescita tecnica dell’intero team. Un consigliere fidato per Toto Wolff, un uomo di raccordo con la Daimler, una sorta di padre sportivo per Lewis Hamilton che non hai mai nascosto di aver dato una svolta alla propria carriera proprio grazie ai suggerimenti che il viennese dispensava con disinteressata generosità.

Lewis Hamilton, una carriera nel segno di Niki Lauda
Lewis Hamilton e Niki Lauda

È forse strano a dirsi, ma Niki e Lewis avevano sviluppato un rapporto speciale nonostante la differenza anagrafica e sebbene conducessero due stili di vita antitetici. Fu proprio Lauda a tessere la ragnatela verbale e diplomatica che alla fine scardinò la volontà di Hamilton convincendolo ad approdare in una Mercedes in crescita ma ancora immatura per la vittoria. Fu il tre volte campione del mondo a far comprendere all’ex McLaren che avrebbe potuto ereditare il sedile di Michael Schumacher provandone ad eguagliare i risultati. Cosa che potrebbe avvenire in questo anomalo 2020.

Del rapporto con Lauda, Hamilton ha parlato alla rubrica settimanale di casa Mercedes. L’inglese ha spigato l’essenza della loro amicizia, di come ha superato ed elaborato la sua mancanza. Di quanto la sua presenza in seno alla squadra ne abbia orientato carriera ed obiettivi. “Parlare di Niki è una cosa molto difficile. Avere il supporto di qualcuno come Lauda richiede un enorme rispetto. Che deve essere reciproco. All’inizio quasi non mi considerava un pilota. Poi ci siamo seduti, a Singapore, e abbiamo parlato. Era il 2012, è venuto nella mia stanza ed ha capito, chiacchierando, che tra di noi c’erano parecchie cose in comune; più di quanto entrambi pensassimo. Da quel momento in poi abbiamo avuto un relazione fantastica”.

Un colloquio avvenuto due anni prima del passaggio in Mercedes che è esplicativo di quanto il carisma dell’ex Ferrari abbia giocato nel determinare un cambio di casacca che si è rivelato la migliore scelta per l’esistenza sportiva di Hamilton: “E’ stato Niki a convincermi a venire qui. Si trattava di un ambiente nuovo che però mi ha dato la possibilità di crescere senza cambiarmi. Ci vuole un po’ di tempo per abituarsi ad accettare ciò che è diverso nella vita. Penso che molte persone abbiano paura di cambiare, ma non bisognerebbe mai rifuggire da ciò che non si conosce. Superare questo timore è spesso uno degli elementi chiave che aiuta a portare il cambiamento. Sono grato per l’opportunità che Niki mi ha dato e lo amerò per sempre”.

Hamilton ha spiegato anche quanto fosse prezioso il contributo tecnico che Lauda sapeva dare alla squadra: “Pensava sempre a come far migliorare le cose. E quando facevo un buon lavoro si toglieva il suo cappellino. Era il suo più grande segno di rispetto. Dopo le gare parlavamo molto. Mi chiedeva di cosa avessi bisogno per migliorare, era sempre pronto a darmi preziosi suggerimenti”.

Lewis Hamilton, una carriera nel segno di Niki Lauda
l’abbraccio tra Niki Lauda e Lewis Hamilton

Un legame che non è mai sembrato di facciata quello tra i due piloti che sicuramente sono tra i più iconici della Formula Uno. Un incontro che ha dispiegato le ali ad Hamilton che ha potuto trovare un ambiente lavorativo che ne ha esaltato le qualità di guida. In Mercedes non s’è mai avuta una formalizzazione scritta degli status di prima e seconda guida, ma è chiaro che Lauda abbia lavorato per creare un contesto che riuscisse a far esprimere al meglio un pilota che, dopo il rocambolesco titolo del 2008, aveva incontrato qualche difficoltà, nonostante sia riuscito a vincere almeno un Gran Premio a stagione. Probabilmente Lauda, da campione affermato, aveva intravisto in Hamilton l’uomo che avrebbe avuto la chance di scrivere indimenticabili pagine di motorsport. E così gli ha preparato il campo. Anche se la liaison umana nulla ha avuto a che fare con la sfera professionale. E questo è il segreto della definitiva esplosione di Lewis Hamilton.

Autore: Diego Catalano– @diegocat1977

Foto: MercedesF1

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